Lazio | Dominio del campo, difesa alta, uscita palla e tiki-taka: "Ah come giocava il Napoli di Sarri..." - VIDEO

L'analisi tecnico tattica del Napoli di Maurizio Sarri che nel suo percorso da tecnico ha saputo adattarsi a tutte le squadre che ha allenato
16.06.2021 07:30 di Edoardo Zeno Twitter:    Vedi letture
Fonte: Edoardo Zeno - Lalaziosiamonoi.it
Lazio | Dominio del campo, difesa alta, uscita palla e tiki-taka: "Ah come giocava il Napoli di Sarri..." - VIDEO

“Ah come gioca il Napoli di Sarri”. Una macchina perfetta quella costruita e perfezionata dal tecnico toscano di adozione durante il suo trascorso al Napoli dal 2015 al 2018. Dopo un campionato di Serie B vinto e una salvezza in A abbastanza agevole con l’Empoli, l’attuale allenatore della Lazio torna nella sua città natale per allenare il Napoli reduce dall’esperienza con Benitez. Per il mister inizia l'avventura che lo condurrà alla definitiva consacrazione e che lo renderà famoso in tutto il mondo.

BISOGNA ASPETTARLO, MA NE VALE LA PENA – Gli inizi di Sarri sulla panchina partenopea sono tutt’altro che semplici. L’allenatore prova a imporre subito le sue idee di gioco, che però non vengono recepite subito dai calciatori. I risultati non arrivano e nella piazza partenopea iniziano i primi malumori. La svolta della stagione 2015/16 arriva alla quarta giornata quando la Lazio di Pioli arriva al San Paolo. Gli azzurri stravincono 5-0 e Sarri mette le basi del bel gioco che lo renderà noto in tutta Europa.

LA QUESTIONE MODULO – Sarri aveva fatto capire di che pasta fossero fatte le sue squadre già nella sua esperienza ad Empoli. Difesa alta, squadra corta, ritmi altissimi e tante giocate verticali sfruttando il ruolo del trequartista che svariava su tutto il fronte offensivo. Il 4-3-1-2 divenne un marchio di fabbrica della squadra di Sarri che al primo anno in Serie A chiude con un sorprendente quindicesimo posto. Sepe, Rugani, Mario, Rui, Zielinski, Saponara e Maccarone sono solo alcuni dei protagonisti della favola Empoli che visse due degli anni più belli della sua storia.

SARRISMO, GIOIA E RIVOLUZIONE – Dopo una vita nelle categorie inferiori, Sarri decide che è il momento di fare il definitivo salto di qualità. De Laurentiis punta su di lui e il tecnico diventa il Comandante partenopeo. In tre anni sulla panchina azzurra, conquista due secondi e un terzo posto che significano qualificazione in Champions per tre stagioni consecutive. Sotto il Vesuvio, il mister cambia il suo modo di giocare e introduce il Sarrismo. Un ideale sì, un motto anche, ma soprattutto un chiaro ed evidente stile di gioco. Il Napoli gioca bene vince, convince e domina gli avversari ricevendo i complimenti da grandi uomini di calcio. Il Napoli di Sarri sembra la Playstation. “Non buttano mai il pallone” è la frase che i telecronisti ripetono più spesso durante le gare dei partenopei. A dirigere le operazioni c’era Reina, che Sarri ritroverà alla Lazio. La costruzione dal basso del Napoli partiva dai sapienti piedi del portiere spagnolo. Poi la ricerca dello spazio giusto con il giro palla difensivo con Hysaj, Albiol, Koulibaly e Ghoulam. A centrocampo qualità e quantità che il mister avrà a disposizione anche in biancoceleste. Hamsik, Jorginho e Allan supportavano il tridente composto da Insigne, Callejon e Higuain. Il secondo anno arriva la miglior intuizione di Sarri: Dries Mertens diventa prima punta e cambia completamente il modo di giocare e la storia della sua carriera. Il belga diventerà in pochi anni il miglior realizzatore della storia del club. Il bel gioco sarriano non si ferma più. Tiki taka, scambi di prima, sovrapposizioni dei terzini e tantissima fantasia in fase offensiva. Il mister perfeziona anche l’asse Insigne-Callejon. Il cross dell’italiano alla ricerca del taglio dello spagnolo diventa la giocata più ricercata da quella squadra. Uno dei caratteri principali del Sarrismo è anche la linea difensiva altissima che spesso costringe gli avversari a giocare nella propria metà campo. Nell’ultimo anno in azzurro, Sarri chiude il campionato a quota 91 punti. Una media praticamente da scudetto, ma la Juve di Allegri e qualche episodio nelle ultime giornate cancellano il sogno napoletano.

SARRIBALL – Dalla Campania, Sarri cambia per la prima volta Nazione. Approda in Inghilterra dove ad accoglierlo c’è il Chelsea. Qui il Comandante prova a riproporre la sua filosofia di calcio. Non gli riesce la macchina perfetta costruita al Napoli, ma plasma una squadra vincente con una mentalità precisa e tanti giocatori di qualità. Ritrova Jorginho e Higuain oltre a valorizzare gente dal calibro di Hazard e Kantè che diventano l'uomo chiave della manovra. I Blues portano a termine una grande stagione facendo vedere a sprazzi un grande calcio votato sempre all’attacco. I numeri sono dalla parte del mister: terzo posto in Premier League ed Europa League vinta battendo in finale l’Arsenal di Emery.

CAMBIO DI ROTTA IN BIANCONERO – Il Comandante torna in Italia subito dopo firmando con la Juventus. Mentre a Napoli si urla al tradimento, Maurizio raccoglie l’eredità pesante di Max Allegri. Il club bianconero lo ha chiamato per un motivo preciso. Vuole vedere il bel gioco. Complice una squadra non costruita benissimo e, forse, gli addirittura troppi campioni in rosa, Sarri non riesce a mettere in campo il suo calcio spumeggiante. Non riesce a far coesistere Dybala, Ronaldo e Higuain e a centrocampo non trova la quadratura giusta. Il tecnico capisce che serve una svolta e, alla ripresa del campionato post Covid, la Juve diventa una squadra più solida e rocciosa migliorando in modo particolare la fase difensiva anche grazie alla mano del tecnico che, a fine campionato, può festeggiare lo Scudetto.