Lazio, Escalante: "Gli obiettivi, la lingua italiana e la mia quarantena. Vi racconto..."

Gonzalo Escalante, neo-aquisto della Lazio, si è raccontato nel corso di un'intervista con Paredes organizzata da nike.com.
08.08.2020 07:00 di Elena Bravetti Twitter:    Vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
Lazio, Escalante: "Gli obiettivi, la lingua italiana e la mia quarantena. Vi racconto..."

Gonzalo Escalante, neo-acquisto della Lazio, si è raccontanto nel corso di un'intervista con Leadro Paredes, organizzata dal sito nike.com. L'ex Eibar ha risposto alle domande del presentatore Fabricio Obierto e a quelle inviate dai seguaci: "Quando sono arrivato nella Liga era un gioco differente, ero abituato a quello argentino, a quello italiano, un po’ più tecnico. I primi tempi non sono stati semplici. A cosa mi è servita la quarantena? Mi sono divertito a cucinare, ho imparato a fare qualche piatto in più. A cosa gioco? Adesso a Call of Duty, ci gioco con qualche amico dell’Argentina e con qualcun altro di qui. Quando vinciamo, urlo, esulto, mia moglie vorrebbe picchiarmi (ride, ndr). Mentre gioco, invece, c’è una certa concentrazione, non si sente un rumore".

GLI OBIETTIVI - "Obiettivi? Si aspira sempre al meglio, è normale. Voglio arrivare il più in alto possibile. La Selezione Argentina è il massimo, è il sogno che tutti abbiamo da quando siamo piccoli. Cosa faccio per “disconnettermi” dal mondo del calcio? Tornare a casa e lasciare tutto fuori. Stare tranquillo, passare qualche momento con la propria famiglia. Credo sia la cosa migliore".

L'ITALIANO E LA SCARAMANZIA - "Parole in italiano? Mi piace qui quando rispondono al telefono e dicono “Pronto”. Musica? Nell’Eibar c’erano tanti sudamericani, dunque nello spogliatoio un po’ di musica la mettevamo. Se mi sto allenando con l’italiano? Non è lo stesso pronunciare le parole davanti allo specchio di casa e poi davanti al microfono, è difficile. Fortuna? Non ho riti scaramantici prima di entrare in campo. Sì, mi piace viaggiare. Cosa non devo dimenticare quando vado da qualche parte con la squadra? Il telefono, senza dubbio (ride, ndr)".

L'IMPORTANZA DELLA FAMIGLIA - "La famiglia è la cosa più importante quando hai 13-14. Inizi un cammino difficile, è il momento chiave. Se non hai qualcuno che ti tiene sotto controllo, che ti appoggia e ti sostiene, diventa tutto più complicato. Prima di una partita c’è concentrazione, voglia di contribuire ai risultati della propria squadra. Cerco comunque di prendermela con calma. Esordio? È una pazzia, una sensazione folle nel petto. Ti muovi nel campo, inizi a guardare ovunque, senti come se i piedi non toccassero terra. È stato bello anche perché è accaduto con il Boca, per me che ero già tifoso del club prima di giocarci. Avresti mai pensato di essere qui? Lo sognavo, più che altro. Il mio miglior momento? È un percorso, nessuno sa se questo è il mio miglior momento, può succedere di tutto. Dipende da me, dalla preparazione mentale, dai miglioramenti. Cosa fa di una persona un atleta? La costanza, la voglia. Nel calcio, è difficile stare sempre nei momenti positivi, ma bisogna sempre continuare a lavorare".

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Pubblicato il 7/8/2020 alle 23.20