SPECIALE AURONZO Basta un tempo: Bresciano e Kozak ancora a segno. Lichtsteiner e Cavanda i più brillanti, Pintos ancora indietro
AURONZO DI CADORE – Quarta uscita stagionale per gli uomini di Reja, che a distanza di tre giorni dal complicato test amichevole con la nazionale iraniana, tornano a sfidare un avversario probante. Tra infortunati e l’indisponibile Barreto (in patria per la tragica scomparsa della madre, tornerà domani), contro la formazione cadetta del Vicenza il tecnico friulano è costretto a rinunciare a ben otto effettivi. Il reparto più falcidiato è quello offensivo che, oltre al giovane uruguaiano, deve fare a meno di Rocchi, Floccari e di Pasquale Foggia. Le scelte obbligate concedono l’ennesima vetrina a Libor Kozak, inserito nuovamente nell’undici titolare, con Bresciano a supporto nell’inedita posizione di seconda punta. Lichtsteiner e Cavanda presidiano le corsie esterne, mentre in cabina di regia si rinnova l’alternanza brasi-argentina: questa volta il prescelto per la prima ora di gioco è Matuzalem, intorno al quale orbitano Scaloni e Perpetuini. Scelte quasi obbligate nel terzetto difensivo, dove il rientrante Andrè Dias dirige le operazioni con Biava e capitan (per l’occasione) Zauri rispettivamente a destra e sinistra.
L’avvio è blando, i “Forest Night” di Reja provano ad assumere il comando della manovra, ma la prima vera scossa sugli spalti la fornisce l’arrivo del presidente Lotito, che ha assistito comodamente alla gara a bordo campo tra il team manager Manzini e il Dott.Bianchini. Nella sua zona transita a ripetizione il già brillante (malgrado il ritardo di preparazione) Lichtsteiner. Preciso in fase difensiva prima su Sgrigna, poi su Oliveria, puntuale nelle discese, le prime iniziative degne di nota partono proprio dalle sue sgroppate. La più incisiva, al 26’, è fatale per Giani che lo frena in modo irregolare in pena area di rigore. Ancora niente statua per Mark Bresciano che dagli undici metri fredda. “Sei venuto con il canguro”, cantano simpaticamente i tifosi al seguito, l’australiano li “ripaga” con la sua seconda marcatura in maglia biancoceleste. L’ex Palermo mette corsa, qualità e duttilità tattica al servizio dei compagni, confermandosi un’alternativa preziosa per lo scacchiere tattico di Reja. Il vantaggio scioglie i capitolini che ad eccezione di due interventi ordinari di Berni non subisce mai l’iniziativa dei veneti. Anzi 11’ più tardi è ancora la Lazio a premere sul pedale dell’acceleratore. Questa volta la corsia che fa male è quella del sempre ispirato Cavanda che, dopo aver ricevuto la sfera sul fondo, lascia sul posto Martinelli con una percussione personale e regala a Kozak un cioccolatino che il ceco non tarda a scartare. Il tap-in vale il 2-0 e soprattutto la conferma che la nota più positiva del pre-campionato laziale è la crescita dei più giovani. L’esterno belga-angolano su tutti.
A proposito di esterni sotto osservazione, dal 1’ della ripresa spetta a Pablo Pintos fluidificare sull’out di destra al posto di Lichtsteiner. L’altra novità è l’ingresso di Zàrate in luogo di Perpetuini, scelta che restituisce a Bresciano la sua posizione più congeniale, quella di mezz’ala mancina al fianco di Matuzalem. L’argentino è ispirato, ha voglia di divertire e divertirsi, ma il primo brivido della ripresa corre lungo la schiena di Berni che assiste immobile ad una bella giocata del neo-entrato Alemao: “sombrero” su Biava e destro ad incrociare di poco a lato. E’ il preludio alla già concordata ondata di sostituzioni che chiama in causa l’intero organico a disposizione ad eccezione del giovane Di Mario, Berardi e Bizzarri: intorno a Zàrate orbita Mauri, Ledesma assume il comando delle operazioni, affiancato da Gonzalez e Brocchi, con Del Nero largo a sinistra. In difesa resiste solo Dias, che si sposta sul centro-destra favorendo l’inserimento di Stendardo e Cribari. Gli avvicendamenti non distolgono la “sparuta minoranza” (per dirla alla Lotito) che sugli spalti rinnova il proprio dissenso nei confronti dell’attuale gestione societaria. Tra un coro e l’altro, l’attenzione torna sul rettangolo verde, quando il centrale bianco-rosso Tonucci anticipa Berni e corregge in rete un calcio d’angolo di Di Matteo. Il risultato torna in bilico, ma la notizia non sembra turbare più di tanto Ledesma e compagni. Ritmi blandi, spezzati a fasi alterni da invenzioni estemporanee e tagli in zona calda di Zàrate. Come quello che al 79’ esalta i riflessi di Frison. Solo un lampo: Pintos (quanti cross errati) e Del Nero scendono con il contagocce, Gonzalez continua a girare a vuoto in cerca di un’identità tutta da scoprire, mentre Mauri patisce la vicinanza con la linea difensiva avversaria. Riesce a liberarsi in modo pericoloso solo a 5’ da termine, ma a sbarrargli la strada del terzo centro è ancora un positivo Frison.
IL TABELLINO:
Lazio (3-5-2): Berni, Biava (60’ Stendardo), Dias, Zauri (60’ Cribari); Lichtsteiner (46’ Pintos), Scaloni (60’ Gonzalez), Matuzalem (60’ Ledesma), Perpetuini (46’ Zàrate), Cavanda (60’ Del Nero); Bresciano (60’ Mauri), Kozak (60’ Brocchi) .
Vicenza (4-3-3): Frison, Martinelli, Giani, Zanchi, Tonucci, Braiati, Soligo, Botta, Baclet, Sgrigna, Oliveira. A disp.: Bodrito, Minieri, Calori, Mbida, Salifu, Rossi, Misuraca, Alemao, Di Matteo, Gavazzi, Tulli, Minesso.
Indisponibili: Diakitè, Radu, Firmani, Correa, Foggia, Rocchi, Floccari, Barreto.
Marcatori: 26’ Bresciano (rig.), 37’ Kozak, 28’st Tonucci
