Rocchi: “Lazio, che onore essere stato capitano. Il derby dopo la morte di Sandri…”
Tommaso Rocchi, ex capitano della Lazio e oggi allenatore della Primavera del Guidonia, è intervenuto all’Istituto Don Lorenzo Milani di Guidonia Montecelio nell’ambito di una iniziativa volta a promuovere fairplay, valori dello sport e lotta al bullismo. Durante l’evento Rocchi ha risposto anche ad alcune domande dei bambini. Queste le sue parole: “Quando andavo a scuola e mi allenavo, ogni due mesi tornavo a casa. Piangevo quasi tutti i giorni, è stato un momento difficile. Però quello mi ha dato la forza mentale di dire ‘Sto facendo sacrifici, sto rinunciando a tante cose ma ho un obiettivo: provare a diventare un giocatore e crederci’. Poi tanti compagni che hanno fatto gli stessi sacrifici magari non sono riusciti ad arrivare. Se ho mai pensato di smettere? Forse da ragazzino, non è stato facile. Ma poi ho sempre creduto in me stesso e alla fine sono stato premiato”.
“Prima di una partita si pensano tante cose, poi bisogna rimanere concentrati e pensare solo a quello che va fatto. C’era sempre tensione, a prescindere da partite più o meno difficili. Io pensavo soprattutto a fare al meglio quello che sapevo, senza distrazioni e condizionamenti. Ogni tanto faccio un esempio: se ti alleni e dai il massimo nel prepararti per la partita, quello che hai fatto durante la settimana lo trasporti in campo. Se mi allevano bene ed ero concentrato non avevo paura di andare in campo e non essere pronto. È come a scuola: se studi durante la settimana, poi quando c’è l’interrogazione o il compito sei preparato. Se non studi e non stai attento, sei più teso. È un esempio, ma è importante: se si crede in se stessi e si fanno le cose al massimo si arriva preparati, poi ci può stare che il risultato non sia sempre positivo ma di certo è una spinta in più”.
“Il derby del 19 marzo 2008? Pochi mesi prima era morto un ragazzo, tifoso della Lazio (Gabriele Sandri, ndr.). Nel dolore della famiglia e della situazione che si era creata, quando siamo andati a giocare il derby abbiamo deciso con le due società di rendere omaggio andando sotto la Curva Nord. Siamo andati io e Francesco (Totti, ndr.) a ricordare quel ragazzo, quel tifoso. E quel momento ha unito le due tifoserie e le due squadre. Per quanto ognuno tifasse la propria squadra e nonostante la grande rivalità come è normale che sia in una città come Roma con due società importanti, quel momento ci ha uniti insieme nel ricordo di Gabriele. Totti? Un grandissimo campione, è stato un grandissimo calciatore e sono contento e onorato di aver giocato in quegli anni in cui io ero il giocatore più rappresentativo e il capitano della Lazio e lui della Roma. È stato bello misurarmi e affrontare giocatori di livello così importante”.
