Di Traglia sicuro: "La crisi della Lazio riguarda anche le istituzioni"

03.06.2026 11:45 di  Andrea Castellano  Twitter:    vedi letture
Di Traglia sicuro: "La crisi della Lazio riguarda anche le istituzioni"
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RASSEGNA STAMPA - Nell'edizione odierna de Il Tempo, Stefano Di Traglia ha scritto la sua lettera personale riguardo al momento della Lazio e alla gestione del presidente Lotito. Di seguito ciò che ha scritto.

"C’è qualcosa di insolito in quello che sta accadendo tra l'attuale gruppo dirigente della Lazio e i suoi tifosi che meriterebbe un'attenzione più ampia, non solo mediatica. Non la contestazione in sé, che nel calcio e nello sport in generale è quasi fisiologica, ma la sua natura. Il rapporto tra i tifosi e il presidente Claudio Lotito è ai minimi storici, e non si tratta di una minoranza rumorosa che sfoga la frustrazione post-partita. Si tratta di famiglie intere. Padri, figli, nonni. Bambine e bambini. La stragrande maggioranza abbonati che hanno rinunciato a biglietti già acquistati in estate, perdendo soldi propri, pur di mandare un segnale. Settimane di diserzione, con appena tremila-quattromila presenze nelle partite casalinghe. Una protesta silenziosa e costosa, che ha il peso specifico di una scelta meditata.

Le risposte della società non hanno aiutato a ricucire. Alla domanda sulla possibilità di fare pace con il popolo laziale, Lotito ha respinto l'idea stessa di un conflitto, salvo poi osservare che forse a Roma i tifosi non ci sono, ma nel mondo sì, anche in Cina. Il messaggio del presidente è netto: i tifosi non sanno aspettare, ma lui resiste e si riparte. Parole che, nella migliore delle ipotesi, fotografano una distanza siderale. Nella peggiore, l'alimentano.

La domanda che vale la pena porsi, però, non è "chi ha torto e chi ha ragione". È un'altra: a chi appartiene davvero la Lazio?

Perché in discussione non ci sono solo gli spalti vuoti all'Olimpico. La Lazio non è soltanto una squadra di calcio. È la polisportiva più grande e più antica d'Europa, con quasi settanta sezioni sportive e attività associate. Circa diecimila atleti iscritti, centinaia e centinaia tra tecnici e dirigenti. Migliaia di bambini che nuotano, corrono, regatano, tirano di scherma, praticano atletica, tutti sotto i colori biancocelesti. Questo è il patrimonio che rischia di restare schiacciato da una crisi che si consuma altrove, tra comunicati stampa e interviste improvvisate.

Non è retorica affermare che si tratta di un bene comune. Molti osservatori hanno definito la Lazio un patrimonio sportivo e umano tra i più significativi d'Europa, che merita di essere valorizzato nelle sue molteplici sezioni. Quando una realtà così radicata nel tessuto sportivo e sociale di una città entra in una crisi di governance tanto profonda, il tema smette di essere soltanto calcistico.

È qui che potrebbe, dovrebbe entrare in scena il ruolo anche delle istituzioni, tutt'ora troppo assenti sul tema. Non per arbitrare uno scontro tra un presidente e la sua tifoseria. Non per schierarsi, ma per farsi promotrici di un dialogo che appare interrotto, e che nessuna delle parti sembra in grado di riprendere da sola. Un tavolo, dei mediatori autorevoli, un contesto in cui i diversi soggetti, società, tifoseria organizzata, Polisportiva, Roma Capitale, Regione Lazio, broadcaster che detengono i diritti televisivi (oltretutto distribuiti in parte anche in virtù delle presenze allo stadio), possano ragionare sul futuro di una istituzione centoventicinquenne.

Non è un precedente stravagante. Nelle crisi aziendali più gravi, quelle in cui sono in gioco la reputazione, il territorio, l'identità di una comunità, le istituzioni chiamano e siedono al tavolo. Perché il valore in discussione non è solo privato. E la Lazio, tutta la Lazio, non solo quella che gioca all'Olimpico, è esattamente questo tipo di valore. Lo hanno ricordato Maurizio Sarri, alla vigilia della finale di Coppa Italia, dinanzi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Marco Baroni in una recente intervista a un quotidiano. Non a caso due degli ultimi tre allenatori della società.

La frattura tra Claudio Lotito e i tifosi potrà chiudersi o meno. Ma la domanda su cosa voglia diventare questa società, su chi ne debba custodire il futuro, merita una risposta più larga e approfondita di quanto un comunicato societario o uno striscione allo stadio possano dare. Prima che sia troppo tardi".

Andrea Castellano
autore
Roma, classe 2003. Giornalista pubblicista da ottobre 2023. Redattore e inviato per Lalaziosiamonoi.it. Inviato e speaker per Radio Laziale.