Lazio, Gregucci si racconta: “Se c’era da affrontare Van Basten io ero il primo a farmi avanti”

15.12.2018 11:01 di Andrea Marchettini   Vedi letture
Fonte: Andrea Marchettini - Lalaziosiamonoi.it
Lazio, Gregucci si racconta: “Se c’era da affrontare Van Basten io ero il primo a farmi avanti”

Nella giornata di ieri, presso l’Auditorium del Coni, Angelo Adamo Gregucci ha presentato il suo nuovo libro “I colori dei miei sentimenti”. Un evento a cui hanno partecipato diversi personaggi vicini al mondo Lazio: una serata che ha rievocato i veri valori della lazialità. Tanti i temi affrontati dall’ex difensore biancoceleste: dal rapporto col padre, ai 7 anni trascorsi a Roma con la maglia della Lazio: “Mio padre l’ho visto poco perché sono andato via di casa presto per inseguire il mio sogno. Anche se abbiamo parlato raramente, il suo esempio l’ho portato con me per tutta la vita”.

SU MOROSINI: “A volte la vita decide di accanirsi ingiustamente su qualcuno. Lui era un ragazzo eccezionale, aveva avuto delle difficoltà incredibili. Ma nonostante ciò, riusciva sempre ad andare avanti. Quando ci parlavo non capivo se ero io a motivare lui (era il suo allenatore ndr) oppure viceversa. Non lo dimenticherò mai”.

SUGLI ANNI DA CALCIATORE: “Quando c’era da affrontare qualche campione io ero sempre il primo che si faceva avanti. Se per esempio giocavamo contro Van Basten, nello spogliatoio ci si chiedeva ‘chi se la sente di fare questa figura di m….?’. Io ero il primo a farmi avanti. Sono sempre stato così, probabilmente oggi farei lo stesso con Cristiano Ronaldo”.

IL NO AL FIGLIO: “Quando fece il provino al Vicenza, ero io che dovevo decidere. L’ho visto mettersi in ginocchio disperato dopo aver ricevuto la notizia. Ci sono rimasto malissimo, ma ho sempre creduto il merito nella vita sia fondamentale. Per questo ho scelto di prendere quella decisione anche se il ragazzo in questione era mio figlio”.

SUGLI ALLENATORI: “Ho sempre avuto maestri e figure di riferimento da cui imparare e attingere. Da Mancini, che reputo l’uomo giusto per la Nazionale perchè riesce a far diventare grandi le cose piccole, passando per Ancelotti, fino ad Eugenio Fascetti. È proprio grazie a lui che mi sono realizzato: ero una pippa ma con tanta voglia di emergere. Grazie a lui ce l’ho fatta”.