ESCLUSIVA - Janich: "Che onore essere stato capitano della Lazio". E sulla sfida tra Inzaghi...

Pubblicato il 24 ore 18
25.12.2018 07:20 di Andrea Marchettini  articolo letto 6584 volte
Fonte: Andrea Marchettini - Lalaziosiamonoi.it
© foto di Alessandro Pizzuti
ESCLUSIVA - Janich: "Che onore essere stato capitano della Lazio". E sulla sfida tra Inzaghi...

Mercoledì alle 15, il giorno di Santo Stefano, Bologna e Lazio si daranno battaglia sul prato dello stadio Dall’Ara. Simone Inzaghi contro Pippo, i due fratelli a confronto: un avvenimento rarissimo nella storia della Serie A. Chi conosce bene entrambe le realtà, quella romana e quella bolognese, è Franco Janich. L’ex difensore classe ’37 ha disputato 3 stagioni in biancoceleste prima di passare al Bologna, dove è rimasto per 11 anni. Con la Lazio, oltre a essere stato il capitano più giovane nella storia del club, ha alzato al cielo la storica Coppa Italia nel 1958 (la prima edizione dopo la lunga pausa del dopoguerra, nonché primo trofeo ufficiale del club). Elegante, tecnico e soprattutto corretto: nel corso della sua lunga carriera Janich non è mai stato espulso. La redazione de Lalaziosiamonoi.it lo ha contattato in esclusiva per commentare il match tra Bologna e Lazio.

 Che ricordi ha dei tre anni trascorsi alla Lazio a fine anni ’50? Della storica Coppa Italia del 1958?

“Porto con me i ricordi più belli di quei tempi, e la Coppa Italia è sicuramente uno di questi. Le cose belle nella vita te le sei gustate e quindi le custodisci nella memoria. Quelle negative invece le hai sofferte e cerchi di dimenticarle. Anche se poi ce ne sono alcuni legate ai tempi della Lazio, come quella della retrocessione, che difficilmente si possono scordare. Ho ritrovato ultimamente una mia foto che piangevo in mezzo al campo dopo la sconfitta decisiva contro la Fiorentina. Vi racconto un aneddoto di quella stagione: la società decise di cacciare l’allenatore. Io, essendo capitano, andai in piazza Ungheria per dire alla dirigenza che non condividevo la loro idea. Bernardini fu esonerato e noi retrocedemmo”.

Quell’anno era il capitano della Lazio. Lei è stato tra i più giovani nella storia del club biancoceleste...

“Lei può immaginare cosa significhi essere capitano della Lazio a 23 anni. Io sono sempre stato molto legato alla Lazio e alla città di Roma, dove vivevo anche prima di andare a giocare a Bergamo. Sono poi tornato nel ’58 e lì ho ritrovato anche i miei genitori. Insomma è stata un’emozione unica giocare per la Lazio ed esserne stato il capitano. Può sembrare una banalità dirlo, ma il colore della Lazio è l’azzurro, come un bel cielo. Quello della Roma è il giallorosso: come il tramonto, come la fine del giorno. Immagino che lei abbia visto più volte la Madonna vestita di azzurro, di certo non la ritraggono vestita di giallorosso (ride ndr)".

Dopo che ha appeso gli scarpini al chiodo, ha continuato a lavorare nel mondo del calcio come ds. Che ne pensa dell’evoluzione che ha avuto questo sport?

“Per vivere il calcio oggi bisogna avere la mentalità per accettarlo e viverlo in questa modalità. Comanda il settore economico, nel calcio di oggi. La qualità dei giocatori si valuta in valore economico, non in qualità stessa. Anche per chi gestisce le società di calcio vale lo stesso discorso: negli anni ’60 c’erano pochi soldi che giravano ma le squadre non fallivano. La Lazio aveva pochi soldi ma quei pochi soldi bastavano. Sono cambiate molte cose. Una volta avevamo perso una partita a Padova e la società ci diede 50mila lire di premio perché ci eravamo impegnati sul campo”.

Che partita si aspetta mercoledì tra Bologna e Lazio?

“Ho già prenotato per andare a vedere la partita allo stadio. Mi aspetto una bella partita. La Lazio è tornata a vincere e io penso che la sfortuna non possa essere continua, soprattutto se si ha qualità. E la Lazio, le qualità ce le ha eccome, così come ha un ottimo allenatore. Inzaghi mi piace, è una persona semplice, non è un venditore di fumo”.

Al Dall’Ara si sfideranno i due fratelli Inzaghi...

“Nella vita il bello è poter vivere in serenità anche quando ti trovi di fronte all’altro. Pippo e Simone sono due brave persone. Oggi fare l’allenatore è una follia umana: non è mai stato semplice, neanche prima, ma con le dinamiche di oggi è peggio. Ma vorrei dire una cosa, ultimamente sentivo un coro per Cragnotti che faceva ‘c’è solo un presidente’. Io penso che un gran presidente sia Lotito che ci ha salvato dal fallimento. Poi magari non ha un buon carattere, ma guarda che bella squadra che ha messo su”.

Nella sua lunga carriera, non è mai stato squalificato. Immagino che la correttezza sia stato un valore importante per lei da calciatore?

“Per me è stato un piacere giocare a pallone. Giocavo di mestiere e venivo pagato, non potevo avere di più dalla vita. L’ultima parte della mia carriera l’ho passata a Lucca: la società mi doveva molti soldi, circa un milione. Io sono andato da loro e gli ho detto che non li avrei presi se loro mi avessero fatto giocare. Per quanto riguarda la correttezza in campo, ce la dovrebbero avere tutti. Se uno si lamenta sempre, entra nel mirino degli arbitri. Poi rischi. Con gli arbitri va creato un rapporto, bisogna essere rispettosi nei loro confronti. E comunque si può dire tutto quello che si pensa senza fare tante sceneggiate, perché sono proprio quelle che gli arbitri non sopportano perché le sceneggiate aizzano i tifosi. La vita è un teatrino, figuriamoci una partita di calcio”.

Quali difensori le piacciono in Serie A? Acerbi è un leader?

“Acerbi è un buon giocatore. Non è un fenomeno, ma sicuramente sa come si deve interpretare il ruolo del difensore. I migliori in genere stanno nelle grandi squadre, e nel nostro campionato giocano nei top club. È così oggi, ma lo era anche ai miei tempi. Burgnich ha giocato alla Juve e all’Inter. A me piace molto Koulibaly: ha qualità di piedi, senso della posizione ed è prepotente nello stacco di testa”.

Come è cambiato il ruolo del difensore nel corso degli anni?

“Tu pensa che una volta il migliore era Baresi, che fisicamente non era un gigante. Un altro era Scirea, che quando c’era da randellare, non si tirava indietro. Oggi uno come Scirea non lo trovi neanche per sogno. La differenza tra ieri e oggi non c’è. In campo si scende sempre in 11, la differenza non la fanno di certo i moduli. Una volta c’erano difensori più forti, anche se poi oggi si oggi si allenano di più e hanno una alimentazione curatissima. Anche noi avevamo una dieta da rispettare, ma mangiavamo pasta, risotto e tanta carne. Conta il talento e l’impegno, non la dieta. Mi dica se riesce a trovare un giocatore come Van Basten nel calcio di oggi”.

Cristiano Ronaldo?

“Bene si. Un giocatore forte, con grandi qualità fisiche, atletiche e tecniche. Ma io preferisco van Basten, non ho alcun dubbio”.

Della Var cosa ne pensa?

“Si tratta sicuramente di uno strumento che aiuta gli arbitri ma che, al tempo stesso, gli toglie un po’ di autorità. E comunque non sempre la Var riesce a chiarire tutti gli episodi, ce ne sono alcuni che neanche la tecnologia riesce a leggerli perfettamente e a togliere ogni dubbio”.