Serie A, domina l'ipocrisia e regna l'egoismo: ma il cattivo è solo Lotito

Dalla Juventus all'Inter, dal Brescia al Torino, tutti portano acqua al proprio mulino, ma l'unico bersaglio è il presidente della Lazio.
28.03.2020 08:30 di Marco Valerio Bava Twitter:    Vedi letture
Fonte: MarcoValerio Bava-Lalaziosiamonoi.it
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Serie A, domina l'ipocrisia e regna l'egoismo: ma il cattivo è solo Lotito

Di calcio non si deve parlare, perché ora le priorità sono altre”. La frase è diventata un mantra, ma vanno fatti dei distinguo. Il calcio è in questo momento cosa di estrema futilità ed è ovvio che se una persona “comune” si conceda il lusso di parlarne per un momento, allora il coronavirus non piombi in fondo alle precedenze di chi ne discute. Anzi. Siamo di fronte a una catastrofe sanitaria, economica e sociale e ovviamente il calcio non può essere il primo pensiero di nessuno. A parte una ristretta categoria di persone. Coloro che se ne occupano. Loro sì che devono solo pensare al football, perché altrimenti il calcio è destinato a subire un cataclisma impensabile fino a qualche tempo fa. Il coronavirus può essere come un enorme asteroide che s’abbatte sul pianeta calcio e lo sconvolge. I più deboli spariranno e anche chi ha nomi altisonanti rischia e chissà se stavolta le banche accorreranno in aiuto. Chi oggi si lecca i baffi per lo stop, domani potrebbe raccogliere macerie. Per questo è necessario che chi s’occupa del calcio, continui a occuparsi di calcio e parli quindi di calcio. Il COVID-19 ha congelato tutto, ha messo in stand-by il pallone e mandato in tilt il normale corso degli eventi come mai era accaduto prima. 

LOTITO -  Ma chi gestisce lo sport più popolare è giusto che discuta, si confronti e si "scanni" - se necessario - su come far ripartire la macchina quando sarà possibile. Anche per dare al Paese un modo per tornare a distrarsi, a sorridere, come quando la vittoria di Bartali al Tour del 1948 stemperò le tensioni sociali che sembravano poter condurre l’Italia di nuovo nel magma di una guerra civile. Il calcio è normalità e quello deve essere l’obiettivo di tutti. Nel frattempo, però, ecco tutto si ferma, tranne che le polemiche. Generate da una fetta di presidenti e dirigenti e alimentata da una stampa che ha interesse a farlo. Il volto del cattivo è quello di Lotito, reo di pensare ai propri interessi e di voler riprendere il campionato. È vero, Lotito non fa altro che difendere i propri interessi, non è un santo e forse è anche cinico in questa situazione. Ma, a differenza d’altri, non si nasconde, anche se come fanno tutti gli altri guarda in casa propria e pensa a portare acqua al suo mulino. Lo fa apertamente. Però. Non può nascondere il suo agire dietro la solidarietà e questo permette alle voci indignate di levarsi. Lotito, però, è uguale a tutti gli altri. Niente di più e niente di meno.

... E GLI ALTRI - Pensare che Agnelli sia un buon samaritano, che Cellino sia interessato solo al benessere del Paese, che Cairo e Marotta siano diventati delle anime candide, è comico e pure un po’ ingenuo. Agnelli ha permesso ai suoi di andarsene in giro per il mondo, addirittura rompendo il diktat scientifico dell’isolamento di 14 giorni previsto per chi è entrato in contatto con persone positive al COVID-19, così sperando di diluire il più possibile i tempi e farsi assegnare lo Scudetto a tavolino. Cellino, invece, vorrebbe che il campionato si chiudesse qui e si riparta con 22 squadre in Serie A. Magnanimo l’ex Cagliari, così il suo Brescia sarebbe salvo e rimarrebbe nella massima serie, prospettiva che giocando sarebbe quantomeno remota. Idem Cairo, perché il suo Toro era in caduta libera, sempre più vicino alla zona retrocessione e con una piazza inviperita con lui. Il punto è questo: ognuno fa il suo interesse, ognuno porta acqua al suo mulino, ma a essere bersagliato è solo Lotito. Dunque, la Lazio. Che il presidente abbia dei modi particolari, che alcune volte sbagli le tempistiche e che la sua comunicazione non sia omologata ai modelli che insegnano nelle scuole più prestigiose, è fuori di dubbio. Colpa anche sua, perché ha creato intorno a sé dei luoghi comuni e questi danno adito a chi vuole colpirlo di avere diverse frecce al proprio arco. Ma chi fa cronaca, si sa, dovrebbe separare fatti e opinioni e in base ai fatti crearsi opinioni libere da pregiudizi che, invece, dominano l’argomento Lotito e l’argomento Lazio. 

LE RAGIONI - Questo accade per svariati motivi. Lotito, come detto, ci mette del suo, ma è un personaggio che infastidisce perché ottiene risultati senza omologarsi alle spese folli, ai bilanci in rosso, perché con i suoi modi triviali mette in difficoltà l’intellighenzia che governa l’opinione pubblica che invece preferisce la cortesia del giovane rampante con la barba incolta o il misterioso fascino di chi provenie da Oriente. La Lazio poi è antipatica, vince e scala la classifiche e questo non piace a tanti. In Inghilterra, quella del Leicester era diventata una favola che tutti spingevano alla vittoria, mentre in Italia la Lazio era prima snobbata e accusata di essere aiutata da arbitri e fortuna e ora spregiata solo perché difende se stessa e spera di tornare alla normalità. Da chi? Da chi la mal sopporta perché odiata concittadina, da chi pensava di non avere rivali, da chi dopo aver speso oltre 100 milioni sul mercato si ritrova davanti chi, invece, ne ha spesi meno di un terzo. La Lazio è una mina vagante, ha scombinato i piani e fatto saltare il banco. Attaccare Lotito è attaccare la Lazio e per questi attori è oggi fondamentale far passare il Sor Claudio come l'uomo nero del calcio italiano. L'importante, comunque, è che non si torni a giocare: per chi ama il bianconero lo Scudetto deve essere assegnato a chi è ora in testa, per chi si fregia di nerazzurro si deve solo fermare tutto qui, sperando che lo Scudetto non venga assegnato all’odiata Signora, per i giallorossi invece si congeli tutto e pazienza se il prossimo anno sarà ancora senza Champions. L’importante è non vedere festeggiare i dirimpettai.

COMUNQUE VADA - Ognuno pensa a sé, ma il cattivo è solo Lotito. Domina l’ipocrisia, domina la finzione, ma le maschere prima o poi cadranno. O sono già cadute. “Non si parli di calcio!”, si dice. Ma poi non si fa altro che parlare di Lotito e sembra montare rabbia e preoccupazione all’idea che un giorno si riprenda a far rotolare il pallone. Cosa, davvero marginale, irrilevante, inutile ora, almeno per chi di calcio non si occupa. Ma se così dovesse essere, allora, gli strali contro la Lazio aumenteranno e quella biancoceleste sarà una vera corsa a ostacoli. Se non dovesse essere, invece, molti tireranno un sospiro di sollievo, mentre i tifosi della Lazio faranno un lungo e grande applauso a una squadra che ha dimostrato, sul campo, di essere la più bella. L’unica a chiudere la stagione con un trofeo conquistato sul campo. 

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