L'ANGOLO TATTICO di Lazio - Genoa - Il trionfo delle idee di Inzaghi

L'analisi del match vinto dalla Lazio di Simone Inzaghi ai danni del Genoa di Aurelio Andreazzoli con un spumeggiante 4-0.
30.09.2019 12:05 di Francesco Mattogno Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
L'ANGOLO TATTICO di Lazio - Genoa - Il trionfo delle idee di Inzaghi

Lazio Genoa è 3-5-2 contro 3-5-2. Ancora una volta in questa stagione, la quarta ad essere precisi, Inzaghi si ritrova a schierare i suoi a specchio rispetto ai contendenti. Non era andata troppo bene fino a qui. L'unica eccezione risale alla disfatta ferrarese, quando Semplici - dopo un primo tempo in sofferenza - era passato al 4-2-3-1 per ribaltare la partita. Poi che sia stato a Cluj contro Petrescu o a Milano contro Conte, i punti a fine gara hanno sempre portato il segno 0. Dunque, quando la Lazio affronta squadre con lo stesso credo tattico generalmente soffre. E la ragione principale sta nella perdita di efficacia delle ali, tarpate dai quinti difensivi avversari. Ma il Genoa di Andreazzoli è diverso. A partire dal valore dei singoli, che di certo non valgono i colleghi dell'Inter e forse nemmeno quelli del Cluj, fino all'atteggiamento tattico: aggressività, pressing alto, gioco contro non gioco. Il catenaccio non gli appartiene. Da certi punti di vista questo può considerarsi un pregio del tecnico ex Roma, da altri un'arma a doppio taglio che se maneggiata con trascuratezza porta a farsi male. E che male fanno questi 4 gol ad Andreazzoli, quasi ex allenatore dei rossoblu.

PERSONALITÀ - Nel primo tempo è la solita Lazio di Inzaghi, da intendersi nel significato più benevolo del termine. I biancocelesti partono forte, mordono le caviglie dei genoani a centrocampo e accarezzano la sfera in proiezione offensiva. Il gol arriva immediatamente ed è scontato, così come la risposta del Genoa che dona con piacere anche un paio di brividi all'Olimpico. Comunque la squadra di Inzaghi non si scompone, non cede di un millimetro e continua a predicare i comandamenti della propria filosofia. Marusic e Lulic sugli esterni non sono un fattore, ma si rivelano utili in supporto al fraseggio spumeggiante di questo “modulo fantasia” (come piace chiamarlo) dei tre tenori più una voce bianca, quella di un Correa ancora in fase di riassestamento. Radu e Luiz Felipe, dal canto loro, fanno quello che chiede il mister ai suoi terzi di difesa: sovrapposizioni, conduzione del pallone, personalità anche quando la squadra è in possesso. E infatti giocano forse la loro miglior partita in tal senso da un anno a questa parte, legittimata da un gol (per il senatore) e un assist (per il brasiliano) che solo chi è in giornata potrebbe confezionare. 

VINCE INZAGHI - La differenza rispetto alla sfida contro il Parma sta nel fatto che la Lazio non gestisce, ma continua ad attaccare anche dopo il - secondo - raddoppio. Al rientro dagli spogliatoi la reazione dei rossoblu è velleitaria ed evapora per forza di cose sul 3-0 di Caicedo, entrato per aiutare i compagni nel gioco di sponda e dare sostanza all'attacco svolgendo il ruolo di “falsa torre”, per dirla usando un neologismo. Con il terzo svantaggio la difesa di Andreazzoli scompare e non può piú schermarlo da un esonero ormai nemmeno quotato. Inzaghi abbraccia il figliol prodigo Immobile ed esulta: ha vinto la prima sfida della stagione contro il proprio amato credo. È il trionfo della sua idea di gioco, il prossimo step - il più difficile - sarà dare continuità a prestazioni e risultati così.

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