Lazio, Matuzalem racconta tutto: "Lotito, Klose e i derby contro la Roma..."
L'ex centrocampista Francelino Matuzalem è tornato a parlare del suo passato alla Lazio in una lunga intervista concessa alla redazione di chiamarsibomber.com. In particolare ha parlato del suo rapporto con il presidente Lotito e del derby vinto contro la Roma nel 2011 grazie al gol di Klose. Di seguito le sue dichiarazioni.
“Lotito si addormentò il giorno della mia firma? Sì, Tare fissò l’appuntamento a me e al mio agente alle 22.00 e dopo diverse ore a trattare per 100mila euro, si addormentò. Alla fine ebbe la meglio lui. Lotito è particolare nel modo di esprimersi ma è molto intelligente. Non ci dimentichiamo che ha preso la Lazio sull’orlo del fallimento e l’ha resa una grande società. Non ho nulla da dire su di lui, andai via da Roma per colpa mia. Oggi con un’altra testa non avrei fatto gli stessi errori. Il problema di noi calciatori è che maturiamo dopo. Lui ha il suo modo di fare ma nei momenti difficili era sempre presente e ci sapeva fare. Spero che passi questo periodo difficile, anche ai miei tempi i tifosi ci contestavano. Penso che la Lazio abbia perso molto quando è andato via Tare, lavoravano bene insieme".
"Quando Lotito veniva a Formello ci spronava a dare il massimo, dicendoci che dovevamo svegliarci perché eravamo in una grande piazza. Ogni tanto chiamava a colloquio i senatori, ma il più delle volte era Tare che gestiva lo spogliatoio. Un anno partimmo male e lui chiamò un prete a Formello ma rimasero in pochi perché molti giocatori non erano cattolici. Non penso che avevamo bisogno dell’esorcista però ammetto che dopo andammo bene, ma sicuramente fu una casualità. La contestazione dei tifosi della Lazio? Seguo poco il calcio oggi, non so cosa sta succedendo ma spero che la Lazio torni a fare bene. Posso solo dire che è importante che società e tifosi camminino insieme”.
“Il derby di Roma è speciale, superiore anche a quello di Genova. È una partita a sé stante, anche se vai male in campionato, se vinci il derby salvi la stagione. In quella partita (derby vinto al 93' nel 2011, ndr.) eravamo reduci da 4 derby persi, io entrai nel secondo tempo e diedi quella palla a Klose a 30 secondi dalla fine. La misi in area di prima perché avevo paura di perderla e far partire in contropiede la Roma. Diedi una grande palla ma Klose fece una grande giocata, stoppò la palla in un fazzoletto come se fosse da solo e la piazzò in rete da grande attaccante. Fu una liberazione, un’emozione pazzesca. Non dico che ho vissuto la stessa sensazione quando è nato mio figlio ma quasi. Un’esperienza indimenticabile”.
“Nelle sfide con la Roma io ci mettevo la stessa intensità in tutte le partite. Sia noi che loro andavamo molto forte nei contrasti. In un derby diventò virale tra i tifosi l’immagine di io che calpesto la faccia di Totti steso per terra. In realtà fu casuale, non volevo prenderlo. Ero aggressivo ma non sleale. Rivista in tv sembrava che l’avessi fatto apposta ma posso assicurare che non era volontario. Stessa cosa quando con la maglia del Genoa infortunai Brocchi. In tv sembrava un’entrata assassina ma in campo la sensazione era diversa. Feci semplicemente un fallo tattico per fermare il loro contropiede e in modo fortuito lo colpì in un punto in cui si era già infortunato. Poi nel post partita andai da lui negli spogliatoi e mi disse che non c’erano problemi. Il vero problema lo creò un nostro ex compagno che mise zizzania. Mi fece arrabbiare, disse una cosa cattiva, andai a cercarlo in un centro sportivo dove si allenavano i nostri figli ma qualcuno lo avvisò della mia presenza e non si fece trovare. Con Brocchi è tutto chiarito, ogni tanto lo sento su instagram”.
“Klose? Era una persona molto umile, che si sacrificava molto per la squadra. Andava sempre a mille. Noi compagni scherzavamo dicendo che non si allenava ma in campo si trasformava. Quando ero già al Genoa, un giorno tornai a Formello, lo incontrai nel parcheggio e mi chiese scusa per essersi preso la maglia numero 11 dicendomi che gliel’aveva data Tare. Un altro non lo avrebbe mai fatto. Apprezzai molto quel gesto. La Supercoppa del 2009? Fu una partita difficile, se avessimo giocato altre 10 volte le avremmo perse tutte. Io segnai di faccia, poi subito dopo fu bravo Rocchi a fare un bel gol ma poi dopo ci massacrarono. Muslera fece una grande partita. Loro avevano una squadra fortissima con una panchina incredibile. Battemmo una squadra che poi vinse tutte".
