Minala: "La Salernitana mi ha dato più della Lazio. Con Lotito..."
Lunga intervista ai microfoni di chiamarsibomber per Joseph Minala, ex centrocampista della Lazio che attualmente gioca a Malta. Ha raccontato tutta la sua carriera, dagli inizi al Napoli fino alle giovanili biancocelesti e all'esordio in Serie A, arrivando poi all'addio alla Capitale. Di seguito le sue parole.
“La scuderia Raiola? Non ho mai conosciuto Mino ma il fratello Enzo. È stato il destino a volere che ci conoscessimo. Ho avuto la fortuna di entrare in una comunità di accoglienza a Torre Spaccata a Roma, e da lì mi hanno mandato alla Città dei Ragazzi, dove in quel momento si giocava un torneo. Un giorno Raiola era in tribuna e deve avermi notato, perché il direttore della squadra della casa famiglia mi ha detto che avrei avuto l’opportunità di andare a fare un provino a Napoli. All’inizio ero preoccupato, dopo quello che mi era successo la prima volta, ma dopo aver verificato che fosse tutto vero ho fatto il provino ed è andato bene. Per un anno ho fatto su e giù da Roma”.
“Napoli? Diciamo che sono stato io a voler tornare a Roma. Ero a Napoli nel periodo di Mazzarri, mi allenavo sia con la Prima Squadra che con la Primavera. Ho conosciuto, Zuniga, Lavezzi, Cavani: quest’ultimo è stato il primo giocatore che mi ha offerto un paio di scarpe come regalo. A me sembrava un sogno, lui una bravissima persona, di cuore. Potevo solo allenarmi, da regolamento, essendo extracomunitario non potevo essere tesserato, c’era da aspettare almeno un anno. Potevo scegliere se proseguire a Napoli o a Roma, e ho preferito continuare a Roma, dove mi ha accolto la Vigor Perconti. A Napoli per un anno si sono presi cura di me, io dormivo a Castel Volturno e tornavo a Roma il fine settimana”.
“La Lazio? Lotito è una brava persona, la gente non conoscendolo personalmente non può sapere, nello spogliatoio è un’altra persona. La prima volta che l’ho visto è quando ho fatto il provino per la Lazio, c’erano lui e Igli Tare. Una persona alla mano, sempre a fare battute, non è come la gente lo descrive. Per quello che io ho vissuto non posso che dir bene di lui. Due cellulari? Ma forse ne aveva anche di più, questa è una cosa che faceva parte del suo personaggio”.
“Sono cresciuto insieme ad Inzaghi e a tutto lo staff, Farris, Ripert, e ci sono rimasto un po’ male di com’è andata con lui. L’anno di Pioli ero in prestito al Bari, dove ho fatto anche bene. Quando sono tornato c’era Inzaghi ed ero contento, pensavo di poter avere delle possibilità dato che mi conosceva bene. Ho fatto il ritiro e tutto, poi niente, non ho avuto possibilità, avrei voluto essere giudicato sul campo e non per delle cose che non c’entravano nulla. È una cosa che gli ho fatto notare visto che lo sento ancora, abbiamo un buon rapporto”.
“L'esordio in Serie A? Un’emozione bellissima, il sogno di tutta una vita di sacrifici. Avrei dovuto fare l’esordio la settimana prima, contro il Parma, poi la partita è andata diversamente e non sono entrato. Ho esordito inaspettatamente contro la Sampdoria. Emozione bellissima, lo stadio, i tifosi mi conoscevano già dalla Primavera e urlavano il mio nome. L’incoraggiamento dei compagni, del mister, tutto bellissimo, qualcosa che non potrò mai dimenticare. Di Hernanes ricordo che faceva un esercizio particolare in palestra con le luci tenendo gli occhi chiusi. Poi calciava di destro e di sinistro alla stessa maniera, quando mi allenavo dovevo stare dietro di lui o Biglia, vedere come curavano i particolari era una cosa impressionante. Per Klose invece un’ammirazione totale... Era impressionante: mentalità tedesca, nel senso buono, sempre pronto ad aiutare e a dare consigli ai giovani. Non era solo un esempio con le parole, ma con i fatti”.
"La storia sulla mia età? Ancora incide sulla mia vita, con tante trattative saltate… Ho avuto grandi procuratori come Raiola, Pastorello, Moggi, se sono finito a Malta vuol dire che qualcosa non va… Incidono ancora oggi i giudizi delle persone. Nel 2017 quando poi ho perso mio padre non ho ricevuto messaggi o solidarietà, nemmeno un post dalla Lazio. E lo stesso è successo quando è esploso il caso sulla mia età: nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna presa di posizione, nessun comunicato nemmeno dopo il test sull’età che smentiva quella cosa. Io mi sono prestato a fare dei test, non avevo nulla da nascondere e alla fine nonostante sia stato provato che quella era realmente la mia età, mi è rimasta appiccicata questa etichetta. La gente si dimentica che dietro tutto questo c’è una persona, una famiglia , io avevo anche perso mio padre. Stavo quasi per lasciare il calcio, agli allenamenti facevo tutto per essere cacciato via e devo ringraziare il direttore Angelo Fabiani. Non sapevo dove e a chi appoggiarmi, era un momento di grande sofferenza, e non vedevo dall’altra parte vicinanza e sostegno, e questa cosa fa male. E oggi ne parliamo ancora: qualsiasi cosa possa fare, rimane sempre quell’etichetta.
In quel periodo mi seguiva Diego Tavano, ci sono state tante trattative sfumate quando era tutto fatto, sempre per questa storia. Ogni volta a spiegare che avevo dimostrato tutto, nonostante non avessi il dovere di farlo. Vivevo in Italia da anni, ho fatto provini all’Inter, al Napoli, allo Spezia. Credo che ci sia stato qualcosa nel momento in cui ho deciso di lasciare Napoli e tornare a Roma, e sono passato con Raiola: di sicuro qualcuno ci ha perso in quel frangente, parlo di un fattore economico, una storia di interessi. A Napoli stavo con un gruppo, avrei dovuto aspettare un altro anno prima di essere tesserato, ma già venivo comunque pagato, quindi di sicuro c’era chi ci guadagnava. Poi ho deciso di andar via, probabilmente c’erano già degli accordi economici se invece fossi rimasto… E da lì sono iniziate tutte queste dinamiche, lo sentivo che c’era sempre qualcuno che provava a mettermi i bastoni tra le ruote, fino a che non hanno fatto uscire questa notizia, che tra l’altro non ha alcun senso: io sono del Camerun, la notizia è uscita in Senegal. Se rifarei quella scelta di andare alla Lazio? Io non avevo niente da nascondere, pensavo solo a giocare a calcio”.
“Devo ringraziare il direttore Angelo Fabiani, perché la Salernitana ha capito che le cose che facevo in quel momento non erano ‘volute’. A Salerno mi hanno avuto tanti anni e si ricordano di me più come persona che come calciatore, ho difeso quei colori come meritavano di essere difesi. Fabiani mi ha protetto, mi ricordo una frase che mi disse ‘ Anche se tuo padre non c’è più sappi che lui ci sarà sempre e ricorda che ci sono tua madre e i tuoi fratelli che contano su di te’. Questo mi è servito, mi è stato di grande aiuto. La Salernitana mi ha dato più della Lazio, lì ho potuto dimostrare quello che valevo, dentro e fuori dal campo. Mi hanno aiutato a crescere capendo i miei momenti difficili, proteggendomi. I test d'età? In pratica si va in ospedale, ti mettono degli elettrodi sul corpo e un ago al dito. E il medico sta lì sul computer a valutare i dati, nemmeno capivo in quel momento. Fu una mia scelta sottopormi a questo test, consigliatami dal mio procuratore Tavano, perché eravamo convinti che così facendo avremmo chiuso la questione. E invece si è amplificata, è stato assurdo”.
“La scelta di andare in Cina è nata per caso. Io ero tornato alla Lazio con l’intento di rimanere, perché mi sarebbe scaduto il contratto l’anno successivo. Mi allenavo ma non avevo mai la possibilità di giocare e dimostrare che io in quella squadra ci potevo stare. A febbraio c’è stata questa opportunità di andare in prestito in Cina, firmo e 3 giorni dopo non si poteva più viaggiare. Avevo il visto pronto e tutto, ma non si potevano prendere voli , quindi ho iniziato la pandemia in Italia e l’ho proseguita in Cina dopo un periodo di quarantena. Lì mi sono trovato bene comunque, era tutto molto ben organizzato, c’erano parecchi italiani, anche i fratelli Cannavaro".
