ESCLUSIVA - Bazzani e la Lazio: "Difficile lasciare il segno in pochi mesi. Keita? Ha grandi potenzialità"

Pubblicato il 17/11 alle 15:00
18.11.2013 07:00 di Andrea Centogambe Twitter:   articolo letto 14104 volte
Fonte: Andrea Centogambe - Lalaziosiamonoi.it
ESCLUSIVA - Bazzani e la Lazio: "Difficile lasciare il segno in pochi mesi. Keita? Ha grandi potenzialità"

Gennaio 2005, Fabio Bazzani approda alla Lazio. Uno scambio alla pari, Simone Inzaghi alla Samp, il gemello del gol di Flachi nella capitale. Sarà un’esperienza breve ma intensa quella della punta bolognese con l’aquila sul petto: a fine stagione saranno quindici le presenze e tre le reti. Poche, ma decisive ai fini della salvezza che i biancocelesti otterrano al fotofinish. Proprio per ricordare l'esperienza nella Città Eterna, la redazione de Lalaziosiamonoi.it ha contattato Fabio Bazzani, che adesso milita nel Mezzolara, squadra di Serie D.

Fabio, ci racconti questa esperienza nel Mezzolara?

“Gioco qui da quattro anni, questo sarà l’ultimo. È un’esperienza che mi ha permesso di allungare la carriera e di divertirmi. Avevo deciso di non muovermi più da Bologna per tutelare la famiglia, visto che i bambini cominciavano ad andare all’asilo. Questa società è gestita da gente che conosco da una vita, inizialmente mi avevano proposto di giocare solo un anno con loro, poi invece ho visto che mi divertivo e ho continuato a giocare. Sarà l’ultimo anno questo, dopo di che smetto. È stata comunque un’esperienza positiva e importante".

Come reagiscono i difensori quando si trovano di fronte Fabio Bazzani? Sono intimoriti?

“È il quarto anno che gioco qui, quindi ormai alcuni li ho già incontrati. I primi due anni mi guardavano incuriositi, non che fossero intimoriti. Poi c’è chi reagisce in un modo e chi un altro. Ci sono quelli che rispettano il tuo passato, e quelli che vogliono dimostrare qualcosa in più. Magari vogliono far vedere che in Serie A potevano arrivarci anche loro e quindi fanno la partita della vita. Fa tutto parte del gioco. Cerco sempre di giocare in modo che il mio passato non si cancelli, ho un nome da onorare e da salvaguardare anche in questa categoria”.

Torniamo al gennaio del 2005, come nacque la trattativa che ti portò alla Lazio?  

“Io avevo avuto qualche problema a Genova, si era incrinato qualche rapporto. C’era il desiderio da parte mia e della Samp di prenderci una pausa, e quindi ci fu quest’occasione. Fu uno scambio alla pari, Simone Inzaghi, che a Roma non aveva molto spazio, andò alla Samp in prestito per sei mesi e io alla Lazio. Devo dire che è stata un’esperienza positiva, ma ho capito che quando fai dei prestiti di sei mesi è difficile imporsi. Ci vuole tempo per ambientarsi, e sai già che sei mesi dopo tornerai nella realtà in cui eri prima. Col senno di poi, posso dire che operazioni del genere non giovano a nessuno, né alla società né ai giocatori”.

Con la Lazio collezioni 15 presente e 3 gol. Avresti voluto fare di più in una piazza così importante?

“Sicuramente sì, però ricordo che ero partito bene, segnai subito contro il Palermo, poi con l’Atalanta. Dopo per un lungo periodo non ho più avuto spazio, credo per il fatto che fossi un giocatore in prestito, ero di un’altra squadra c’è poco da girarci intorno. Io sposai quell’esperienza in pieno in quei sei mesi che sono stato lì, ho dei bei ricordi. Giocare in una piazza come Roma, in una squadra come la Lazio è un qualcosa che ti rimane dentro, ma il poco tempo che ho avuto a disposizione non mi ha permesso di dimostrare quello che ad esempio avevo fatto vedere alla Samp”.

Quella Lazio era una squadra tormentata da mille problemi, in campo e fuori…

“Sì, la situazione per la Lazio non era delle migliori. Si veniva dall’esonero di Caso, era appena arrivato Papadopulo e la classifica non faceva star tranquilli. La società non aveva stabilità, quindi anche a livello di ambiente non era uno dei momenti migliori”.

In quella squadra c’erano personalità di spicco come Di Canio e Peruzzi. Com’era il tuo rapporto con loro?

“Assolutamente buono, alcuni li conoscevo già dall’esperienza in Nazionale. C’era Peruzzi, Di Canio, Oddo, Liverani, Giannichedda, grandi giocatori con grande personalità. Con loro ho avuto sempre un buon rapporto”.

I tifosi invece come ti hanno accolto?

“Bene. Mi stimavano perché vedevano che tutte le volte che scendevo in campo davo tutto e non pronunciavo mai una parola fuori posto. È chiaro che i tifosi non si possono ricordare i miei numeri, perché quando rimani in una squadra pochi mesi non puoi lasciare sicuramente il segno, però il rapporto era buonissimo”.

Con Lotito invece che rapporto c’era?

“Un rapporto normalissimo tra presidente e giocatore. Sono stato lì talmente poco che non l’ho conosciuto bene. Mi stimava come giocatore e anche dal punto di vista umano per quel poco che mi ha conosciuto, ma ripeto è stata una parentesi troppo breve”.

Parliamo di derby, tu arrivasti poco dopo lo storico 3 a 1 firmato Di Canio, Cesar e Rocchi. Che percezione hai avuto di quella gara?

“Quando arrivai la Lazio aveva appena vinto il derby. Mi ricordo assolutamente la festa a Formello, fu una settimana importante. Sappiamo tutti l’importanza del derby a Roma, oltretutto Lazio e Roma non stavano messe bene in classifica. Vincere quel derby 3 a 1 fu una grande cosa, mi ricordo tutti i festeggiamenti. Poi la settimana dopo la Lazio vinse a Firenze, quindi al mio arrivo l’ambiente era positivo e c’era grande euforia”.

Il derby di ritorno invece finì tra le polemiche con uno scialbo 0 a 0…

“Io non giocai nemmeno un minuto di quel derby, però mi ricordo che non fu una partita bellissima da vedere. Difficilmente Lazio e Roma si sono trovate in situazione di bassa classifica, quindi in quel caso credo che la paura prevalse”.

Torniamo alla Lazio di oggi. A cosa può puntare questa squadra?

“Inizio parlando della vittoria della Coppa Italia, è inutile girarci intorno. Quella vittoria ha fatto iniziare la stagione alla Lazio con un po’ di appagamento, meno fame di vittorie. Vincere una Coppa Italia contro la Roma non ha fatto pensare di aver raggiunto tutto ma sicuramente ha creato un po’ di appagamento. La partenza è stata un po’ a rilento, a questa squadra manca la continuità, e qualche giocatore di fondamentale importanza come Klose, che permette di fare il salto di qualità. Se Klose recupera la forma e riprende a segnare, la Lazio secondo può fare un buon campionato anche quest’anno. Se invece il rendimento dei migliori resta anonimo, anche la Lazio rischia di fare una stagione anonima”.

Parliamo di Keita, che impressione ti ha fatto? Può diventare un grande giocatore?

“Andiamoci piano, non bisogna caricarlo di troppe responsabilità. Per quello che ha fatto vedere ha della stoffa e delle potenzialità importanti. Può servire molto alla Lazio adesso, visto che parliamo di una squadra che fatica a segnare. In prospettiva può diventare un grande giocatore”.

Sampdoria e Lazio si affronteranno nel prossimo turno di campionato, che partita sarà?

“Difficile pronosticare un risultato, ma credo che sarà una partita bloccata, contratta. La Samp non si può più permettere passi falsi, la Lazio fuori casa deve concedere poco. È una sfida aperta a qualsiasi risultato, bisognerà vedere se il nuovo allenatore della Samp riuscirà ad entrare subito nella testa dei giocatori, perché mi sembra una squadra in difficoltà, oltre che di classifica, anche psicologica. La Lazio può sfruttare questo fattore”.

La classifica secondo te a fine stagione quale sarà?

“Le prime tre secondo me saranno quelle che ci sono adesso, non nell’ordine attuale. Alla lunga la Juve riuscirà a superare la Roma, però difficilmente i giallorossi usciranno dalle prime tre. Anzi, se il Napoli andrà avanti in Champions League, credo che la Roma possa arrivare seconda. L’Inter la vedo come l’unica squadra in grado di inserirsi in queste tre. Dico Juve prima, Napoli secondo e Roma terza. Poi Inter, Fiorentina, la Lazio che può inserirsi nelle prime sette, otto. C’è sempre un’outsider che per quello che sta facendo può essere il Verona. Non credo alla rimonta del Milan, ha altri problemi da risolvere, per assurdo il campo è diventato l’ultima cosa a cui pensare. Quando c’è confusione nella società, poca chiarezza, è difficile andare in campo e vincere le partite. La squadra è sempre lo specchio della società”.