Lazio, no sponsor di scommesse e altri rimedi. Parla l'esperto: "Norma poco efficace, ma può cambiare"

14.10.2019 12:00 di Francesco Bizzarri Twitter:    Vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Lazio, no sponsor di scommesse e altri rimedi. Parla l'esperto: "Norma poco efficace, ma può cambiare"

I club stranieri più ricchi, quelli italiani tra cui la Lazio, più poveri. Si è tornato a parlare del Decreto dignità, che tra i vari punti ha messo il divieto alle società sportive di sponsorizzare agenzie legate al gioco d’azzardo. I biancocelesti avevano la compagnia russa Marathonbet sino alla scorsa stagione, poi con la nuova legge l’accordo è andato in fumo. Tradotto: meno soldi nella cassaforte di Formello. Un danno economico per patron Lotito e non solo. La Serie A quest’anno è partita con circa 100 milioni di euro in meno. Proventi che le squadre italiane incassavano proprio dalla pubblicità di agenzie di scommesse. Ma esiste un rimedio? Per saperne di più, abbiamo intervistato l’avvocato Stefano Sbordoni, massimo esperto del diritto del gioco pubblico e delle scommesse.

Avvocato, una possibile soluzione pare ci sia: Juventus, Bologna e Roma hanno sottoscritto partnership con agenzie di scommesse valide solo per l’estero. Il gioco funziona? Vale la pena?

Quando si ha una competizione internazionale e non solo, c’è una esposizione mediatica importante. Non può essere vietata la pubblicità di scommesse con riprese video fuori dall’Italia. Giuridicamente non è possibile mettere il divieto. C’è un discreto margine di successo e anche di ritorno economico per le società che hanno intrapreso questa strategia.

Il Decreto è stato fatto per combattere la malattia del gioco. Ha un senso o la manovra sembra un autogol per un campionato ora più povero?

Il Decreto era stato pensato in maniera più mediatica che sostanziale. La mia visione parla chiaro: poco interessa a chi promuove queste normative e restrizioni l’effetto vero e proprio. Tant’è che non lo prende nemmeno in considerazione: quando vengono presentati i numeri, non analizzati dagli operatori di settore ma dall’Istituto Superiore di Sanità e varie università, non esiste effetto diretto tra questo tipo di divieti e il gioco. E aggiungo: non esiste nessun effetto specialmente se le restrizioni sono fatte in maniera poco accorta come è l’articolo del Decreto Dignità, rispetto all’obiettivo che si vuole perseguire. Parliamo di proclami che portano a dei danni ed effetti economici negativi.

Partita Rangers contro Celtic con logo dell’agenzia di scommesse e sotto il messaggio “Stay in control”.  La frase che lascia intendere di giocare responsabilmente, può essere un escamotage per far tornare le pubblicità sulle maglie e sui cartelloni pubblicitari?

Qua si parla di messaggi, come dire, istituzionali. Messaggi che non sono vietati, ma sollecitati dallo stato. Però la valutazione dell’efficacia di quel messaggio e della compatibilità con la norma, per quanto ci riguarda, è lasciata all’AGCOM. In altre parole: se l’AGCOM valutasse che quel messaggio in realtà è una pubblicità occulta, allora potrebbe intervenire. Le campagne promozionali di valore istituzionale, il “gioca responsabilmente”, da una parte dicono gioca, dall’altra invitano a farlo in maniera responsabile. Più di escamotage, si deve parlare di necessità. Mi spiego: bisogna far conoscere quali sono gli operatore in cui puoi fare un’attività di scommesse in maniera legale. Dopo non va però sollecitato gioco. Forse l’errore è stato proprio qui: negli ultimi anni c’è stato un eccesso di pubblicità.

In un futuro lei pensa che qualcosa cambierà?

Abbiamo visto l’AGCOM andare in difficoltà con questa norma, perché ha dovuto studiare delle linee guida di un articolo per niente facile. Sarebbe auspicabile che il tutto possa essere corretto. Sotto c’è una parte politica: se chi governa fa di questo una sua bandiera, difficile vedere la norma modificata. Ma con la ragionevolezza, si può fare.

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