Lazio, la lettera di Ciapparoni: “In malafede chi sovrappone risultati e protesta”

25.09.2026 11:15 di  Michele Cerrotta  Twitter:    vedi letture
Lazio, la lettera di Ciapparoni: “In malafede chi sovrappone risultati e protesta”
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Una lunga lettera di Alberto Ciapparoni è presente sulle colonne odierne de Il Tempo. Il giornalista analizza il momento della Lazio tra campo ed extra campo. Questo il suo pensiero: “Venezia-Lazio l'ho vista a spezzoni, come capita a chi lavora anche nel weekend. Un'occhiata, una notifica, un pezzo di ripresa rubato tra un impegno e l'altro. Eppure la gioia è arrivata lo stesso, piena. Per una posizione di classifica che nessuno si aspettava, per una squadra che ha ritrovato un'identità, per Gattuso, che merita ogni applauso. E per i laziali in Laguna, che anche stavolta erano lì”. 

“Ecco, partiamo proprio da loro. Perché in quel settore ospiti c'è la risposta a chi continua a non capire, o finge di non capire. Sono ventidue anni che il tifo laziale viene raccontato come un problema, e sono ventidue anni che dimostra il contrario. Nessuna caduta nei tranelli. Nessuna resa. Nessun passo indietro. Tanta voglia di libertà e tanta consapevolezza: una combinazione rara, che andrebbe studiata invece che sospettata. Il comunicato dei tifosi di questi giorni lo dice meglio di qualunque commento. È una posizione chiara, pacifica, civile democratica, libera. Chi prova a leggerla in altro modo dovrebbe rileggersela una seconda volta, con più onestà”. 

“E arriviamo al punto che in queste settimane viene agitato di continuo: la squadra vince, quindi la contestazione dovrebbe finire. No. Chi sovrappone risultati e contestazione o non è informato o è in malafede. È la premessa indispensabile, e va detta con chiarezza. Precisato questo, però, anche sui risultati di ventidue anni bisognerebbe poter discutere. Ci sono stati? Sì, e innegabile. E si  goduto, tanto, per essere chiari. Nessuno vuole cancellare le serate che ci siamo portati a casa, quella del 26 maggio su tutte. Ma sono arrivati grazie a quelli che l'attuale proprietà chiama fattori imponderabili, non grazie a un percorso di crescita capace, nel tempo, di fare della Lazio una squadra e una società di vertice. Come la nostra storia e la nostra identità meriterebbero. Una società di vertice si riconosce da come tratta la propria gente nei momenti difficili, non da un filotto di vittorie”. 

“Attenzione, non vuol dire vincere sempre. Nessuno è cosi ingenuo. Vuol dire partecipare per vincere i trofei più importanti. Il campionato, l'Europa League, la qualificazione in Champions. Vuol dire costruire una struttura che ti metta in condizione di provarci sul serio, non una volta ogni tanto, per caso. Vuol dire, in una parola, poter sognare. Era uno dei due pilastri della nostra petizione, quella che ha raccolto quasi 46 mila firme accompagnate da messaggi che valgono più delle firme stesse. Quella petizione, che ho portato avanti con Federico Marconi, non l'hanno firmata soltanto personaggi pubblici. L’hanno firmata soprattutto tifosi comuni, gente che non compare mai da nessuna parte e che ha trovato il tempo di scrivere perché la lazialità è un'altra cosa rispetto a quello che abbiamo visto in questi ventidue anni”. 

“L'altro pilastro era la richiesta di rispetto della lazialità. Oggi, a mesi di distanza, resta disattesa. Peggio: violata. Ed è questa la fotografia del presente. Una squadra che sta facendo la sua parte, un allenatore che sta facendo la sua, una tifoseria che la sua la fa da sempre. E un pilastro che manca ancora, sempre lo stesso. Il futuro? Dipende da quale domanda ci si pone. Se la domanda è ‘quanti punti abbiamo’, la risposta oggi è buona. Se la domanda è ‘dove vogliamo essere tra cinque anni, e con quali fondamenta’, allora la risposta non c'è ancora. E finché non ci sarà, questa protesta non si fermerà. Non perché siamo ostinati, ma perché abbiamo capito. Noi continuiamo a esserci. A Venezia come ovunque. Con la stessa voglia di libertà del primo giorno. E chi resta in piedi da ventidue anni, senza mai arretrare di un metro, non si ferma certo adesso”. 

Michele Cerrotta
autore
Romano, classe 1994. Già da bambino sognavo di essere un giornalista, dal 2021 ho fatto della mia passione un lavoro. Dove è la Lazio ci sono anch’io.