Lazio, tutto terribilmente assurdo. E il silenzio non serve

Quello che abbiamo visto a San Siro è qualcosa di incredibile. E il silenzio stampa della società non è una risposta efficace...
30.11.2025 20:11 di  Alessandro Zappulla   vedi letture
Lazio, tutto terribilmente assurdo. E il silenzio non serve

ASSURDO. TUTTO TERRIBILMENTE ASSURDO
Si può discutere tutto.
Si può discutere del braccio di Pavlovic, del movimento mentre si gira, del volume corporeo, di quel confine sottile tra “naturale” e “non naturale”.
Si può discutere, perché il calcio è opinione.
Ma quello che non si può discutere è il motivo per cui Collu, alla fine, NON assegna il rigore alla Lazio.
Perché il presunto fallo di Marusic su Pavlovic  non esiste.
Inventato.


Tirato fuori dal cilindro per uscire da un empasse che nessuno sa spiegare.
Ed è qui che la questione si fa seria.
Non c’è conformità.
Non c’è equità.
Non c’è una linea guida che sia una.
Siamo al punto in cui non sappiamo più nemmeno quando un tocco di mano in area sia rigore: sempre? A volte? Solo se cambia la traiettoria? Solo se “punibile”?

E se è vero che conta l’impatto sulla giocata… allora quello della Lazio a San Siro era rigore. Punto.
Ancor più alla luce delle parole dello stesso Collu, che giustifica il mancato fischio con un fallo che non esiste.
Allora di cosa stiamo parlando?
Io non credo che tutti i tocchi di mano siano rigori.
Ci mancherebbe.
Credo però che vadano giudicati con logica: volontarietà, impatto sull’azione, incidenza sulla finalizzazione.
E se questi sono i criteri, allora Pavlovic è molto più da rigore del pestone fischiato in favore dell’Inter nel derby, oppure del rigore assegnato contro Tavares a Firenze un anno fa.
La verità è che i falli vanno pesati, calibrati, interpretati con uniformità.
E qui sta il problema: la disparità è sempre più evidente. L’ingiustizia pure. E nel caso di Milan–Lazio siamo al limite della presa in giro.
In tutto questo, la domanda è semplice: la Lazio può tacere?
La risposta è no.
Non più.


Il silenzio non è più una posizione elegante: è una resa. È una ferita aperta nel rapporto con un popolo che si sente sempre meno protetto.
La Lazio è in difetto verso i suoi tifosi.
È la società che deve bussare alla porta della sua gente, non il contrario.
Non basterà un comunicato, non basterà alzare la voce una volta.
Ma bisogna iniziare.
Perché la scalata ricomincia anche da qui, da queste sfumature che sembrano piccole e invece pesano come macigni.
Siamo a un bivio: tecnico, economico, passionale.
E andare avanti così, a testa bassa, senza riflettere sulle proprie scelte, significa correre spediti verso il punto di non ritorno.
Non si può far finta di nulla.
Non si può continuare a dire che “tanto è sempre stato così”.
No.
Quello che sta accadendo è assurdo.
Tutto.
Terribilmente.
Assurdo.