Zaccagni, parla papà Fabio: "Talento, sacrifici e sogni: vi racconto Mattia"

11.05.2026 20:45 di  Martina Barnabei  Twitter:    vedi letture
Zaccagni, parla papà Fabio: "Talento, sacrifici e sogni: vi racconto Mattia"

Fabio Zaccagni, papà di Mattia, ha rilasciato un'intervista al canale YouTube "Sportivamente" rispondendo a cinque domande e curiosità sulla carriera del capitano della Lazio partendo dagli inizi. Queste le parole: 

TALENTO - "Il talento di Mattia, da genitore, guardandolo giocare e avendo io un po’ di esperienza l’avevo visto. Aveva delle qualità come tanti ragazzi della sua età, quattro/cinque emergevano sugli altri ma tra questi non era detto che Mattia sarebbe diventato calciatore. Nell’arco delle varie annate giovanili, oltre alle qualità tecniche ha mostrato soprattutto quelle mentali. Ha fatto la sua gavetta con delle qualità dette dagli allenatori che ha avuto. In quel momento conta molto anche l’educazione dell’allenatore".

SACRIFICIO - "Il più grande è stato quando si è allontanato da casa, è andato via a circa 17 anni e non è più tornato perché ha fatto anno dopo anno nelle varie società calcistiche con le varie tappe. Da averlo quotidianamente a sentirlo solamente, prima lo vedevamo ogni settimana perché a me e mia moglie piaceva andarlo a vedere durante il weekend. Univamo sport e turismo, ne approfittavamo anche per vedere le città".

DUBBIO - “Se abbiamo mai pensato che a Mattia potesse non andare bene? A livello di prospettiva di Mattia non ci siamo mai posti obiettivi, forse lui sì. Abbiamo cercato di stare sempre con i piedi per terra, per la crescita e socializzare con un ambiente diverso per diventare uomo e persona. L’unico momento difficile che abbiamo trascorso è quello degli infortuni".

AMBIENTE - “È determinante. L’educatore nei primi anni di gioco e l’allenatore poi, sono passaggi determinanti. Avere allenatori non quelli trovati per strada perché devono arrotondare, ma quelli con un pedigree sono importanti perché possono aggiungere qualità che servono per il futuro. È importante sia per la formazione caratteriale, sia a livello tecnico-tattico. Il ragazzo riesce a immagazzinare qualcosa da ogni allenatore ed è importante per il bagaglio finale”.

CONSIGLIO - "Che direi oggi al Mattia di 13 anni? Quello che gli ho dato tredici anni fa, in cui lui ha sempre creduto. Credere in un sogno e far sì che quel sogno, con sacrifici, si avveri senza mai abbandonarlo. Devono essere sempre con i piedi per terra, se si pongono quell’obiettivo come ragione di vita è finita. Quello è un sogno, esula da tutto. È una passione che hai da bambino".

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