Serie A, i problemi del protocollo: dai reagenti per i tamponi fino alla quarantena

Sono tanti i problemi del protocollo del Cts che secondo squadre e giocatori sarebbe quasi inapplicabile, cerchiamo di capirne di più...
15.05.2020 11:15 di Antoniomaria Pietoso Twitter:    Vedi letture
Fonte: Antoniomaria Pietoso - Lalaziosiamonoi.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Serie A, i problemi del protocollo: dai reagenti per i tamponi fino alla quarantena

RASSEGNA STAMPA - Il calcio prova a ripartire, ma il protocollo scelto dal Comitato Tecnico Scientifico fa discutere. Tanti i problemi che hanno spinto molte società a criticarlo e a chiedere delle modifiche.Ma quali sono i problemi? L 'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ha spiegato nel dettagli le parti fondamentali del protocollo degli esperti che, tuttavia, potrebbe subire delle modifiche. Il primo passo è l'identificazione del gruppo squadra e cioè giocatori, allenatore, staff, magazzinieri, massaggiatori, fisioterapisti e altri componenti dello staff. Tutti dovranno essere sottoposti a visite mediche, tamponi e test sierologici 72/96 ore prima dell'allenamento di gruppo. I tamponi saranno ripetuti a distanza di 24 ore e di 7/8 giorni dal primo. Nella prima fase un eventuale positivo verrebbe subito allontanato e messo in quarantena. Tutti i test sono a spese delle singole società. Il primo problema in questo caso si pone in Lombardia dove i componenti per i reagenti dei tamponi scarseggiano e Milan, Inter, Brescia e Atalanta potrebbero essere costrette a rivolgersi ad altre regioni. Ostacolo duro, ma risolvibile. come già accaduto la scorsa settimana. Anche perché tutte le squadre continuano a svolgere test anche nella fase di allenamento individuale (la Lazio fa test ogni 4/5 giorni, domani il prossimo). 

MEDICI E QUARANTENA - Diverso è il discorso per la responsabilità del medico della società. Loro avrebbero una sorta di responsabilità illimitata su eventuali casi all'interno del gruppo squadra. Loro dovranno controllare che tutti rispettino le regole e testare e monitorare quotidianamente il gruppo. Altro tema che ha scatenato polemiche è la quarantena obbligata all'inizio degli allenamenti di squadra. Da lunedì, o da quando ogni singola squadra fisserà la ripresa, il gruppo squadra dovrà isolarsi nei centri sportivi per due settimane (possibile che si arrivi anche a tre) senza avere contatti con l'esterno. Una sorta di bolla da creata intorno alla squadra per evitare possibili contagi. I giocatori dovranno dividersi tra centri sportivi e hotel e rispettare il tutto. Dalla terza o quarta settimana possibili allentamenti. Dopo due mesi e mezzo di lockdown per tutti sembra una situazione troppo rigida, ma il Cts è sembrato irremovibile. Fino al 18 si proverà a trattare per provare ad ammorbidire le regole. Da lunedì, poi, è vero che saranno possibili allenamenti di squadra, ma al massimo potranno svolgerlo 7/8 giocatori con esercizi di tecnica individuale e di gruppo. Allenatore e staff con mascherina e guanti e dovranno mantenere i due metri di distanza tra loro e dagli atleti. Limitata la palestra, con distanze di sicurezza da rispettare, per tutta la prima fase. Nella seconda, fase, dopo l'ok dei test, lavoro intensificato con partitelle e schemi e sedute allargate a tutta la rosa, con mister e staff che potranno togliere mascherina e guanti. Per quello che riguarda gli spogliatoi, i giocatori dovranno stare a due metri e niente docce che dovranno essere fatte nelle rispettive camere del centro sportivo e dell'hotel.