Cristiano Sandri: "In mio figlio rivedo Gabriele. Spaccarotella? Mai sentito..."

Il fratello di Gabriele Sandri è intervenuto ai nostri microfoni in esclusiva per ricordarlo nel giorno del 14° anniversario della sua scomparsa.
11.11.2021 08:00 di Tommaso Marsili Twitter:    vedi letture
Fonte: Tommaso Marsili - Lalaziosiamonoi.it
© foto di Federico Gaetano
Cristiano Sandri: "In mio figlio rivedo Gabriele. Spaccarotella? Mai sentito..."

Mai più 11 novembre. Quattordici anni fa oggi Gabriele Sandri perdeva la vita. La sua unica colpa? Trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Gabbo si stava recando a Milano, il pomeriggio si sarebbe dovuta giocare Inter - Lazio. La partita alla fine venne rimandata a dicembre per onorare la memoria del giovane tifoso (tutte le altre gare della giornata, all'arrivo della notizia, vennero interrotte per le varie insurrezioni delle tifoserie). Ad ucciderlo un colpo di pistola esploso dal poliziotto Luigi Spaccarotella nell'area di servizio toscana di Badia al Pino. L'agente si trovava dall'altra parte della carreggiata quando un gruppo di ultras laziali e juventini sono arrivati allo scontro. Gabriele era in macchina. Il resto lo conosciamo tutti troppo bene. È passato del tempo da quel maledetto 11 novembre 2007, eppure il ricordo di Gabriele è vivo. In tutti gli stadi d'Italia si sente cantare il suo nome, in Curva Nord sventola fiera la bandiera con il suo volto e i muri di Roma sono pieni di murales e scritte in suo onore. Il fratello, Cristiano Sandri, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni nel giorno più doloroso.

Oggi è sicuramente una data che squarcia il suo cuore e della sua famiglia, ma anche quello di tutti i laziali. Si aspettava tutto questo affetto a distanza di anni? 

"Il percorso che abbiamo fatto è stato molto complesso e faticoso, sia a livello emotivo che razionale. La cosa più difficile è stata unire cuore e ragione. Ero convinto che Gabriele, per come era venuto a mancare, sarebbe stato ricordato quantomeno dai tifosi della Lazio. Per come è avvenuta la dinamica è ovvio che tutti i tifosi, di ogni squadra, si sono rivisti in mio fratello e c'è stato questo afflato comune che ancora oggi fa sì che venga ricordato in tutta Italia. E' pur vero che ciò che è accaduto alla nostra famiglia penso non si sia mai verificato in Italia, salvo il bambino ucciso sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria (Nicholas Green, ndr)". 

Sono passati 14 anni dal tragico evento. Luigi Spaccarotella si è mai fatto sentire? 

"Ai tempi lui disse di aver inviato un messaggio al Vescovo di Arezzo per il nostro sacerdote. Come ho sempre detto, non è arrivato nessun messaggio. Figuriamoci se il nostro sacerdote avesse ricevuto qualcosa dal Vescovo e non ce lo avesse quantomeno detto. Ad ogni modo, in tutto questo tempo non abbiamo mai sentito nessuno: né lui, né la sua famiglia. Ci interessa molto poco. Non mi importa ricevere cordoglio postumo dopo anni. Capisco perfettamente che lui si sia dovuto difendere in un processo prima da indagato e poi da imputato, ma era acclarato che il colpo, che purtroppo ha colpito mio fratello, lo avesse sparato lui. Fossi stato in lui sarei stato dalla madre della vittima ogni giorno in ginocchio a scusarmi". 

Gabriele fa parte dei fiori di Roma, insieme a Vincenzo Paparelli e Antonio De Falchi, a cui è stato dedicato da poco un murale. Secondo lei si è riuscita a sradicare la violenza dal mondo del calcio?

"Prima di tutto devo fare i complimenti a chi lo ha realizzato perché sono tre immagini bellissime e ritraggono, almeno per quanto riguarda Gabriele (posso essere testimone diretto), in modo fedele i soggetti. Quell'opera ha un significato molto bello perché tra Vincenzo e Gabriele c'è anche Antonio: lo sfottò tra squadre rivali ci deve essere e anche in modo pungente, ma la vita è troppo importante. Dev'essere un monito anche a rispettarla, a preservarla. Per quanto riguarda la violenza negli stadi vi posso dire che Gabriele sicuramente non può essere catalogato tra le morti da stadio, chi ha sparato non sapeva assolutamente fosse un tifoso. Su questo argomento si spendono parole al vento da parte di chi non conosce determinate dinamiche. Sono fenomeni che risalgono forse agli anni '50, se non prima. Ovvio che una manifestazione sportiva non ha motivo di avere violenza al suo interno, ma risolvere tutto con discussioni sterili quando avvengono fatti di cronaca nera è riduttivo. In concreto si fa poco, giusto qualche strategia "difensiva" con norme restrittive e invasive. Reprimendo non si risolve il problema. Bisognerebbe prevenire. Anche le strutture dovrebbero essere messe sotto la lente d'ingrandimento: non dimentichiamoci cosa è stata Italia '90".

Suo figlio si chiama Gabriele proprio come lo zio. Si somigliano? 

"Io colgo in mio figlio tante piccole cose di mio fratello. È incredibile come anche la posizione che assume nel sonno sia la stessa dello zio. Il sangue è lo stesso, quindi è ovvio che ci sia una parte di Gabriele dentro di lui".

Con la Fondazione Gabriele Sandri siete molto attivi nel sociale. Ci sono progetti in cantiere?

"In realtà la Fondazione si sta esaurendo, ahime. Per 2-3 anni è stata abbastanza seguita con un contributo da parte di tutti, poi sono rimasto da solo. Vivendo della mia professione e non essendo un filantropo, è complicato per me portare avanti questo progetto". 

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