Lazio, è il momento di sfatare il tabù Olimpico. E sulla nuova aquila...

RASSEGNA STAMPA - Nuovo anno, vecchio tabù: l’Olimpico. È lì che la Lazio ha perso l’Europa, pagando un rendimento casalingo da incubo. Il crollo era iniziato il 16 dicembre 2024 con lo 0-6 record contro l’Inter, punto di svolta di una stagione che fino ad allora aveva superato le aspettative. Da quel giorno, in campionato, è arrivata solo una vittoria in casa (il 5-1 al Monza del 9 febbraio) a fronte di 7 pareggi e 2 sconfitte, spesso con rimonte subite. Nemmeno l’Europa ha dato sollievo: una vittoria, un pareggio e l’eliminazione ai rigori contro il Bodo/Glimt ai quarti di Europa League hanno sancito la fine dell’era Baroni.
Ora Sarri è tornato e domenica cercherà di restituire entusiasmo ai tifosi: sono attesi oltre 37mila spettatori, con la prospettiva di superare quota 40mila. Ma l’ultimo ricordo del Comandante su quella panchina non è incoraggiante: l’11 marzo 2024, dopo la quarta sconfitta consecutiva in Serie A (1-2 con l’Udinese), arrivarono le dimissioni, nonostante i tentativi di mediazione del ds Fabiani.
A distanza di 203 giorni dall’ultima vittoria casalinga, la Lazio deve ricominciare proprio dal suo stadio. E chissà che non torni anche l'aquila: Olympia non vola dall’ultima volta del 10 gennaio e, quasi per coincidenza, i drammi interni sono cominciati proprio da lì. Mesi fa il club, ricorda Il Messaggero, aveva promesso novità sul nuovo falconiere e la nuova aquila entro la quarta giornata: per squadra e tifosi sarebbe un ritorno dal forte valore simbolico.