Veron, memorie di un guerriero che ha giocato con Messi e Maradona: "Alla Lazio il mio periodo migliore"
Juan Sebastian Veron è all’ultimo campionato. Aveva deciso di smettere a novembre, per un infortunio alla caviglia. Ma compagni, dirigenti e tifosi sono riusciti a convincerlo a giocare per altri sei mesi con l’amato Estudiantes, dove è tornato nel 2006. Il futuro non è ancora chiaro, forse diventerà d.s. del club o consulente della nazionale, benché molti lo vedano come futuro presidente dell’Estu o della Federcalcio argentina. Si ricorda, tutto è iniziato nel peggiore dei modi... «Sì, con la retrocessione dell’Estudiantes. Ho esordito nell’aprile ’94 e qualche mese dopo siamo finiti in B. Si vedeva da tempo che il club non andava bene. Sai quando le cose vanno in un certo modo, non riesci a cambiare e ti sembra di andare a sbattere la testa contro un muro?Ecco, noi l’abbiamo sperimentato. Ma per fortuna siamo riusciti a risalire subito, l’anno dopo».
Che ha pensato allora:che avrebbe fatto una carriera da bassi fondi?
«La retrocessione la vivevo più da tifoso, quindi era un momento molto triste,specie perché mio padre aveva vinto tutto e invece io ero retrocesso appena iniziato… Era una macchia per la famiglia». Quale squadra ha avuto il miglior Veron? «La Lazio è il posto dove ho avuto maggiore costanza. Due anni sempre al massimo, senza cadute. Negli altri club ho fatto bene, ma ho anche avuto dei cali».
Nel 2001 si parlava di Veron o Zidane come i migliori. S’è sentito alla pari di Zizou?
«No! Impossibile paragonarmi a Zidane. Lo stile è talmente diverso, ma gli italiani amano i fantasisti, come chiamano Totti, Del Piero, Zidane… E tra quelli c’ero anche io. Ma non c’è confronto». Con quali compagni ha avuto rapporti a volte difficili? «Craviotto, all’Estudiantes. Poi ho avuto uno scontro duro con Roberto Mancini».
Non sembra uno di carattere facile. Tevez lo può confermare…
«Ha un carattere difficile, ma lo considero un amico. Con me si è comportato benissimo. Siamo stati compagni nella Sampdoria e nella Lazio e poi è stato il mio allenatore all’Inter.Quella volta che abbiamo litigato eravamo alla Samp, nel ’96-97, una partita col Piacenza. Ho calciato male un cross, lui mi ha detto "tirala più alta" e io ho reagito con un insulto. Nello spogliatoio voleva picchiarmi, era già senza maglietta, mi insultava, stava venendo verso di me… Meno male che l’hanno fermato
E lei?
«Sapevo di aver sbagliato. Gli ho chiesto scusa. Poi, in una partita che abbiamo perso 2-1 con l’Inter,lui mi ha abbracciato e mi ha detto: "Se dimostri le qualità per le quali ti hanno preso, faremo un grande campionato". Sono state parole di sostegno, importanti».
Com’è stato invece il rapporto con Ferguson?
«Buono, solo che nei rapporti umani è unpo’ strano.Non solo con me. Lui sceglieva alcuni giocatori e lasciava andare gli altri. Van Nistelrooy,per esempio, ha fatto oltre 60 gol in 3 anni e lui l’ha mandato via».
Avete litigato qualche volta?
«No, non abbiamo mai avuto uno scontro. Ma all’inizio ti adora, sei il bambino coccolato.Poi è come se ti volesse mollare».
Il migliore allenatore che ha avuto?
«Non posso dirne solo uno, sono stati tanti».
Allora il peggiore?
«Quello che ho sopportato di meno: Vujadin Boskov. L’ho avuto alla Sampdoria dopo Menotti. Mi sorvegliava, non si fidava di me,controllava tutto ciò che facevo, dove andavo, quando tornavo…».
Usava le spie?
«No, ma per esempio io mi sedevo nella hall dell’albergo, e il vecchio, aveva 67 anni, si nascondeva dietro le piante per ascoltarmi. Io lo vedevo e morivo dalle risate».
Lei è scappato qualche volta dal ritiro?
«Forse qualche volta, ma non molte, eh, non molte».
E come faceva?
«Sdraiato in auto. Ma allora era diverso, non c’erano tanti media,non eravamo così esposti. Oggi è molto cambiato».
La migliore scappatella?
«Una con Christian Karembeu,alla Samp. Lui faceva colpo. Siamo scappati una notte e tornati il mattino dopo, il giorno della partita, prestissimo».
Eravate ubriachi?
«No, altrimenti non avremmo giocato. Non bevevamo. Ero a posto, ho fatto anche un gol. L’allenatore era Eriksson, che quando l’ha saputo ci ha dato una multa davanti a tutti».
Come avevate fatto per evitare la vigilanza?
«C’era una grande finestra in mensa che dava su un cortile. Non era difficile. Siamo andati a ballare tutta la notte».
Quali sono i suoi migliori amici nel calcio?
«Crespo, Ortega, Piojo Lopez, Kily Gonzalez... Più quelli dell'Estudiantes. Sono in tanti».
E i nemici?
«Di meno, spero!».
Con Diego Maradona si è lasciato male dopo il Mondiale ’10?
«No,lui si è arrabbiato per delle dichiarazioni di mio padre. E qui chiarisco: io non vivo con mio padre, non posso controllare cosa dice. Se si mette a parlare, cosa posso fare?».
Lei è stato compagno di Diego e Messi. Sono confrontabili?
«Un altro come Diego non ci sarà mai più:quello che irradia, ciò che è stato e che ancora è, impossibile che si ripeta. Tanti possono dire di aver visto Maradona in tv,ma noi che abbiamo vissuto con lui...Ho avuto Fabio Cannavaro come compagno. Una volta, in un Parma-Juve, Diego era allo stadio e mi ha chiesto le maglie di Thuram e Cannavaro. Lilian non ci credeva. Poi mi passano un telefono ed era Maradona. "Fabio, per te", gli ho detto. Non lo dimenticherò mai: lui era in piedi, si è seduto su una panca e... si è messo a piangere, per l’emozione. Piangeva come un bambino».
A livello calcistico Diego e Leo sono alla stessa altezza?
«Hanno in comune quei primi 5 metri di accelerazione dove ti uccidono. Questa è un’altra era, altro calcio. Leo è in una grande squadra mentre Diego è arrivato…sa che era il Napoli, una banda di pistoleri...».
Come è Messi nel privato?
Lei è stato suo compagno di stanza in Sudafrica. Abbiamo iniziato a frequentarci nella coppa America del 2007. Era un ragazzo che non parlava, che non entrava nel gruppo, per il suo carattere.Oggi è molto meglio, ma forse c’è qualcuno che non lo conosce, lo vede e dice: "Questo ragazzo non parla, cosa gli succede?
"Niente, è la sua personalità. Il suo modo di essere”, Tutt’altro stile quello della Brujita..
