Lazio, il 12 ottobre nasceva Giorgio Vaccaro: decisivo il suo no alla fusione
Ci sono pagine della storia della Lazio che portano la firma di uomini capaci di difenderne l’identità anche nei momenti più delicati. Tra questi c’è sicuramente Giorgio Vaccaro, nato il 12 ottobre 1892 a San Marzanotto d’Asti e scomparso a Roma il 25 settembre 1983. Ufficiale generale e dirigente sportivo, legò il proprio nome alla società biancoceleste, ricoprendo nel corso degli anni anche incarichi di primo piano nel panorama sportivo nazionale.
Il momento che più di ogni altro lo consegna alla memoria dei tifosi laziali risale alla primavera del 1927, quando si progettò di riunire le principali squadre della Capitale in un’unica società, dalla quale sarebbe nata la Roma. La Lazio rischiava così di perdere la propria identità e una storia già consolidata. Vaccaro, allora dirigente biancoceleste, si oppose al progetto, facendo leva anche sul riconoscimento della Lazio come Ente Morale, ottenuto nel 1921. Durante il confronto con Italo Foschi, promotore dell’iniziativa, difese la continuità della società e la necessità di conservarne nome e colori. La sua fermezza fu determinante nel contrastare una fusione che avrebbe potuto cancellare l’identità della società nata nel 1900.
Il suo no rappresenta ancora oggi uno dei passaggi più significativi della storia laziale. Mentre nel luglio del 1927 prendeva forma la nuova società giallorossa, la Lazio proseguiva autonomamente il proprio cammino, mantenendo intatti i propri simboli e la propria tradizione. Il legame di Vaccaro con il mondo dello sport andò anche ben oltre la vicenda biancoceleste: fu presidente della FIGC dal 1933 al 1942, quando la Nazionale italiana conquistò i Mondiali del 1934 e del 1938, e ricoprì importanti incarichi anche nel CONI. Nel 1964 tornò alla guida della sezione calcistica della Lazio, incarico mantenuto fino all’anno successivo.
A distanza di oltre un secolo dalla sua nascita, il nome di Giorgio Vaccaro resta legato a una scelta che ha segnato il destino della società biancoceleste: difenderne l’autonomia, l’identità e permetterle di continuare a scrivere la propria storia.
