Lazio, dubbi sull'accusa di Lotito dopo l'assoluzione dei tifosi

21.07.2026 12:00 di  Mauro Rossi   vedi letture
Lazio, dubbi sull'accusa di Lotito dopo l'assoluzione dei tifosi
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RASSEGNA STAMPA - La sentenza della Corte di Appello, emessa dalla seconda sezione penale di Roma, ha evidenziato la totale assenza di prove da parte dell'accusa di 'tentata estorsione' nei confronti del presidente della Lazio Claudio Lotito da parte degli Irriducibili e di altri personaggi. Questi erano stati privati della loro libertà perché condannati a nove mesi di custodia cautelare.

Come raccontato da Il Tempo, appare quanto meno singolare che "il server sul quale erano registrate le intercettazioni a prova delle estorsioni, sia stato distrutto dopo il primo grado di giudizio senza dare la possibilità agli avvocati di difesa di valutare il peso delle stesse telefonate, e soprattutto di certificarne l'autenticità. Oltre alla registrazioni, mancano alcuni tabulati telefonici per verificare la reale provenienza delle chiamate".

L'analisi ha riguardato episodi elencati nel capo d'imputazione: uno su tutti, il recapito presso l'abitazione di Lotito di due missive "contenenti chiare minacce rivolte alla moglie, fatto avvenuto nel settembre 2005", una sotto lo zerbino e un'altra nella cassetta postale. Il presidente rimase molto perplesso dal fatto, perché aveva appena assunto delle guardie giurate in casa sua e non si spiegava come non avessero notato "gli ignoti latori delle missive".

La difesa degli imputati aveva ipotizzato che le lettere furono depositate dalla stessa moglie di Lotito, Cristina Mezzaroma, così da indurre nel marito una preoccupazione tale da convincerlo a lasciare la presidenza. Lo stesso presidente, nel novembre 2005, aveva presentato un'altra denuncia lamentando diverse telefonate anonime minatorie, mute e offensive. Queste, stando al test Giannini, responsabile della DIGOS, sarebbero però partite da utenze di casa Lotito, come scrive Il Tempo.