Lazio, la lettera di Spicciariello: "Lotito, autocelebrazione senza confronti"

13.06.2026 11:00 di  Simone Locusta   vedi letture
Lazio, la lettera di Spicciariello: "Lotito, autocelebrazione senza confronti"
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

RASSEGNA STAMPA - Prosegue l’appuntamento sulle colonne de Il Tempo con Agorà Lazio, la rubrica che dà voce ad alcuni tifosi illustri della Lazio. Nella giornata odierna, sulle colonne del quotidiano è intervenuto Franco Spicciariello. Di seguito la sua lettera:

"Una lettera da 2.542 parole. Una manca: scusa. Se n'è accorto Luigi Bisignani, che da lì ha fatto partire le sue dieci domande. Le altre nove restano sul tavolo, insieme a ventidue anni di mancanze di rispetto per i laziali e per la Lazio, per la sua cazzo di storia, con tanto di insulti documentati che nemmeno i trofei possono cancellare.

Un testo che invece di aprire un confronto si rivela un monumento all'autocompiacimento. Si parla di fase nuova, di dialogo, di rispetto reciproco. Parole nobili, sulla carta. Poi uno riascolta le telefonate, quelle vere, confermate dopo mesi passati a dire che era l'intelligenza artificiale, e ci trova i tifosi chiamati "stronzi", invitati a farsi "i cazzi loro". La confessione di qualche tono avventato è minimizzazione, non responsabilità. In un'azienda quotata uno scollamento simile tra parole pubbliche e comportamenti privati finirebbe davanti a un board che chiede le dimissioni. Ma nella Lazio un vero board non c'è. C'è il sistema duale, caso unico in Europa per una quotata di calcio, che riduce al minimo i diritti delle minoranze, tema sollevato anche dalla Commissione. Si spera il Governo ci guardi dentro presto.

Sul piano dei numeri, autocelebrazione senza confronti .Più 87,5% di fatturato in ventidue anni. Impressionante (si fa per dire, sarebbe quasi 3% annuo, praticamente neanche un punto sopra il tasso di inflazione medio del periodo), finché non si guarda fuori dalla finestra: l'Atalanta è passata da 50 a 318 milioni, più 536%, il Napoli ha toccato picchi oltre il duemila per cento, il Bologna ha raddoppiato. In qualunque consiglio di amministrazione la chiamerebbero una derperformance strutturale, lui la chiama risultato garantito. E i progetti citati con orgoglio confondono gli annunci con l'esecuzione. L'Accademy, con due "c" come sul pannello della presentazione, sparita insieme all'intitolazione a Roberto Lovati, dodici anni dopo l'annuncio. Lo stadio che si paga da solo, mentre i numeri dicono 480 milioni di costo, 80 di apporto soci e 400 da terzi mai precisati, e guai a fargli domande. Un percorso commerciale fatto di otto anni senza sponsor e di una maglia con un operatore non autorizzato in Italia, alla faccia dell'Ente Morale dal 1921. Il Nasdaq dove la campanella è solo marketing. Legends, che sta alla finestra. Memoria storica: il 22 aprile 2009 annunciava sul Sole 24 Ore una città dello sport da 800 milioni, impianto forse pronto nel 2012. Nel 2026 siamo a slide e rendering pure di basso livello. Si chiama track record di mancata esecuzione.
Il passaggio più rivelatore, però, è un'assenza. La frase che avrebbe potuto cambiare tutto, riaccendere un lumicino, riportare gente allo stadio: un mandato chiaro a una banca d'affari per esplorare capitale fresco o un nuovo azionista. Non c'è. Chi ha suggerito di ometterla, ma molto probabilmente è stato lui stesso, ha fatto un pessimo servizio al club e al suo presidente autocrate ("la Lazio si chiama Claudio Lotito", parole sue). I tifosi che boicottano, intanto, non distraggono. Esercitano l'unica leva rimasta quando il dialogo è stato rifiutato per anni. Un ultimo atto d'amore, incredibilmente sofferto.

E qui la domanda smette di essere sportiva e diventa politica. Davvero Forza Italia, la famiglia Berlusconi, il vice-premier Tajani, la maggioranza guidata da Giorgia Meloni intendono conti nuare a spendere capitale politico su un senatore la cui qualità più misurabile, perché grandi meriti non se ne ricordano, è l'impopolarità presso il suo stesso popolo? Una coalizione che si dice popolare può permettersi, nella Capitale, di farsi rappresentare da uno stadio vuoto e da una contestazione che dura da dodici anni? A danno di chi, se non di sé stessa?

Finché non cambierà il paradigma, o la persona, la fase nuova resterà un titolo. Perché la Lazio è nata in piazza della Libertà, da gente che non aveva niente e mise insieme tutto. È sopravvissuta a guerre, a fallimenti sfiorati, alla B col meno nove, sempre per la stessa ragione: il popolo arrivava prima del padrone. La lettera dice che la Lazio non appartiene a una polemica. È vero. Ed essendo un bene comune non appartiene nemmeno a lui, checché ne dica la Consob".

Simone Locusta
autore
Roma, classe 1999. Laureato in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo. Redattore per Lalaziosiamonoi.it.