Lazio, la lettera di Agostinelli: “Punto di non ritorno, Lotito arriva tardi ”

12.06.2026 13:15 di  Michele Cerrotta  Twitter:    vedi letture
Lazio, la lettera di Agostinelli: “Punto di non ritorno, Lotito arriva tardi ”
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© foto di Federico Gaetano

RASSSEGNA STAMPA - Prosegue l’appuntamento sulle colonne de Il Tempo con Agorà Lazio, la rubrica che dà voce ad alcuni tifosi illustri della Lazio. Tra i protagonisti di oggi Andrea Agostinelli, ex calciatore biancoceleste. Di seguito la sua lettera. 

Caro Direttore, sarò sincero: non si torna più indietro. Siamo arrivati a un punto di non ritorno. Ho letto la lettera di Lotito e il messaggio inviato ai tifosi. Probabimente una presa di posizione così ampia é arrivata troppo tardi. Se fosse maturata tempo fa le cose sarebbero potute andare diversamente. Oggi, invece, rischia di essere percepita quasi come la ricerca di un’ancora di salvataggio, gettata in extremis- Proprio adesso che non si fanno più abbonamenti e non si va più allo stadio. E francamente, per quello che può succedere, non vedo questa situazione in modo positivo. Anzi.

Mi spiego megio. Si arriva al punto in cui il presidente prova a fare un passo, ma forse le cose sono ormai precipitate a un livello in cui questo non basta più. Un punto di non ritorno, per usare un’espressione che rende l’idea. Ed è anche un effetto della protesta stessa: il fatto che si sia arrivati a certi gesti dimostra quanto il malcontento abbia colpito nel segno, mettendo la società alle corde. Il problema è che il sentimento del tifoso, ormai, è un altro. Profondamente un altro.

Faccio un passo indietro, perché credo aiuti a capire. Il rapporto tra la piazza e questa gestione non è mai stato darvero idilliaco, nemmeno quando si vinceva qualcosa. È sempre stata una convivenza complicato. Eppure qualcosa teneva in piedi tutto questo. Da una parte i numeri di una tifoseria straordinaria, capace di garantire trentamila abbonati anche nei momenti più tesi. Dall'altra una certezza che valeva più di mille promesse: la Lazio era una società con i conti in ordine, che non rischiava come invece fanno tante altre. 

Il Iato sportivo lasciava spesso a desiderare, perché il tifoso non è mai stato del tutto contento. Voleva una squadra rafforzata nei momenti decisivi e non sempre veniva accontentato, era sul punto di poter vincere e quel passo finale non arrivava mai. Però la solidità del bilanci era il collante, il motivo per cui, alla fine, si chiudeva un occhio. Poi é successo qualcosa che ha scoperchiato il pentolone. Lo scorso anno è emerso che la Lazio era l’unica squadra impossibilitata a fare mercato. E a quel punto il tifoso non ce l'ha fatta più. 

Perché quella che era considerata la grande forza di questa gestione, ovvero l’equilibrio economico, si è incrinata davanti agli occhi di tutti. Si è capito che, proprio per quei motivi, non si sarebbe potuti tornare stabilmente nella parte alta della classifica. Dopo ventitré anni, la pazienza ha cominciato a esaurirsi. E il nervosismo è cresciuto, fino a sfociare in accuse pubbliche da parte del presidente di un livello che non si era mai visto prima. Quando i rapporti degenerano a tal punto, tornare indietro diventa quasi impossibile.

Mi domando se ci sia un margine o soltanto un futuro nero. Lo dico con sincerità: ascoltando le voci del tifosi, di margine non ne vedo. Mi sono reso conto che questo appello, fatto in questo modo e in questo momento, non ha prodotto alcun beneficio. Al contrario, rischia di aumentare le distanze e di radicalizzare ulteriormente le posizioni. Sembra quasi diventata una sfida a chi è più forte.

Prendere una decisione dura come quella di non andare al derby significa essere arrivati davvero al limite. E questo gesto di Lotito (sempre la lettera), paradossalmente, dà ancora più forza alla protesta. Perché il tifoso ha capito una cosa semplice: il presidente è in difficoltà. Ha capito che la contestazione ha colpito, ha fatto male, lo ha messo con le spalle al muro, tanto da spingerlo a ricorrere a certe mosse. E quando un popolo intuisce di aver toccato un nervo scoperto, difficilmente fa marcia indietro. È normale che sia cosi. Purtroppo, è esattamente così”. 

Michele Cerrotta
autore
Romano, classe 1994. Già da bambino sognavo di essere un giornalista, dal 2021 ho fatto della mia passione un lavoro. Dove è la Lazio ci sono anch’io.