ESCLUSIVA - Caso Le Monde, il capor. di sofoot.com: "In Francia la Lazio ha una cattiva reputazione"
Un polverone che ha sporcato l’immagine della Lazio. Un attacco gratuito che nessuno si aspettava. Il caso Le Monde continua a far parlare. Il quotidiano, che nei giorni scorsi ha criticato aspramente la maglia da trasferta biancoceleste per l’Europa League, non ha fatto retromarcia. Ha calpestato 115 anni di storia con parole affilate come la spada di Napoleone: “La Lazio giocherà in camicia nera”, “Il club laziale ha una cattiva reputazione soprattutto per i suoi sostenitori neo-fascisti della Curva Nord”. La dirigenza non ci sta. Il popolo dell’aquila nemmeno. Per saperne di più su che aria tira dalle parti di Parigi, la redazione de Lalaziosiamonoi.it ha contattato in esclusiva Eric Maggiori, caporedattore del mensile sofoot.com, il giornale che parla di calcio più letto in Francia. Giornalista laziale in terra straniera, innamorato di Beppe Signori, Maggiori ci racconta come è difficile cambiare idea sulla prima squadra della Capitale. Ecco l’intervista completa.
Come è stato accolto l'articolo uscito su Le Monde da parte del resto della stampa francese e dal pubblico?
La stampa francese ne ha parlato poco. Anzi, prima che uscisse l'articolo di Le Monde, i media francesi avevano parlato della nuova maglia nera della Lazio, ma solo sotto il punto di vista “sportivo”, nessuno aveva fatto qualsiasi paragone con le “camicie nere”. Poi, quando è uscita la pazza notizia di Le Monde, ripresa anche dal giornale GQ e da altri siti, le reazioni sono state vivissime, soprattutto su Twitter. Io per esempio ho pubblicato un messaggio dicendo che è scandaloso attaccare con tale falsità la Lazio, i suoi tifosi e la sua storia. In tanti hanno risposto, criticando l'articolo ed il suo autore, riproverandogli di utilizzare solo cliché, stereotipi e falsità. Ma ci sono anche delle persone che hanno dato ragione a quello che stava dicendo il giornalista del quotidiano. Tra le reazioni dei “pro-Le Monde”, possiamo leggere delle cose tipo “forse il paragone con le camicie nere è sbagliato, ma non si può negare il passato fascista dei tifosi laziali... Il saluto romano di Di Canio l'abbiamo inventato ? I buuh razzisti anche ?”. Ma per fortuna la maggior parte delle persone che hanno reagito ha difeso la Lazio…
Tanta gente si è chiesta il perché di questo attacco gratuito. Ha una spiegazione?
Difficile spiegarlo. Se il giornalista di Le Monde voleva creare una polemica gratuita per far parlare di lui ed il suo giornale, ci è sicuramente riuscito. Ma non penso che l'intenzione fosse mediatica. Il problema è che, come Abel Mestre, troppe persone continuano a pensare “Laziali = fascisti”. Diciamo che la maglia nera con l'aquila stilizzata è stata un'occasione d'oro per riparlare in negativo della Lazio, utilizzando tutti i cliché possibili sulla squadra biancoceleste. Ma non saprei spiegare il perché di questo attacco gratuito da parte sua. Non lo conoscevo prima di mercoledì, so solo che lui è stato lo specialista dell'estrema destra dei servizi politici di Le Monde. Ha anche scritto nel 2011 un libro sul “Sistema Le Pen” e si occupa di un blog sull'estrema destra. Ed è un militante di estrema sinistra. Intanto da ieri riceve tantissimi messaggi di tifosi laziali avvelenati, e invece di rispondere cosa fa? Ritwitta tutti, come per dire che non se ne frega, continuando a prendere in giro tutto il popolo laziale. È una mancanza di rispetto incredibile nei confronti della S.S. Lazio e dei suoi tifosi.
In generale, la Lazio come è vista in Francia?
L'immagine della Lazio in Francia non è buona. Ed è così da quasi 20 anni. Direi che tutto sia cominciato alla fine degli anni '90, con la Lazio di Cragnotti. Si è parlato tantissimo dei tifosi della Lazio fascisti, che facevano i “buuh” razzisti in Curva Nord. I video dei tifosi laziali che imitavano le scimmie hanno fatto il giro dei media francesi e hanno fortemente compromesso l'immagine del club. Oggi questa immagine negativa rimane, impossibile sbarazzarsene, nonostante tutti gli sforzi della società per cambiare le cose. Ma ci vorrebbe un piano marketing molto forte, di quelli che cambiano l'immagine di una società, anche all'estero. Per esempio, quando la Lazio ha indossato durante il derby la maglia #JeSuisCharlie, qua in Francia non ne ha parlato quasi nessuno. Invece del saluto romano di Di Canio, considerato il giocatore-simbolo della Lazio qua in Francia, se ne parla ancora dieci anni dopo. Molto, molto difficile far cadere i cliché. “Gli italiani amano la pizza e la pasta, i francesi mangiano baguette e formaggio.”
I perché di questi clichè? Si è dato una vera spiegazione?
Quando ero più giovane e andavo a scuola, ero l'unico tifoso laziale. Tutti tifavano Paris Saint-Germain, Marsiglia, Lione, Monaco, Juventus o Barcellona. Io ero un extraterrestre. E tutti mi prendevano in giro. “La Lazio è fascista, si chiama pure SS (Schutz-staffeln, organizzazione paramilitare del Partito Nazista) e l'emblema è l'aquila, lo stesso del Terzo Reich”. O ancora : “Nella vostra Curva avete dei tifosi fascisti e le bandiere dei simboli del fascismo e del nazismo”. Se per le prime due “accuse” è facile dare una spiegazione razionale (“No, SS significa SocietàSportiva”, una frase che ho pronunciato 1000 volte in vita mia), per l'altra accusa, è sempre stato più difficile. E questo stereotipo è stato anche veicolato dai giocatori francesi stessi. Per esempio nel 2001, avevo 16 anni, ho incontrato Lilian Thuram che è originario della stessa mia città. Gli dissi che ero tifoso della Lazio e mi rispose : “Davvero? Ma sai che l'anno scorso ero vicinissimo alla Lazio? Poi alla fine ho deciso di non firmare perché era impossibile per me giocare in un club dove i tifosi fanno i “buuuh” razzisti ai giocatori di colore”. Posso immaginare che se lo diceva lui, lo dicevano anche gli altri.
C’è Ousmane Dabo che è ancora molto legato all’ambiente biancoceleste. Lui cerca di esportare un modello sano di Lazio in Francia. Ci sta riuscendo?
L'opera di Dabo nei confronti della Lazio è eccezionale. Qualche mese fa ha anche aperto una scuola di calcio in Senegal e tutti i bambini sono vestiti di biancoceleste. Però è molto, molto difficile che riesca a cambiare le cose da solo. Quando la Nord fu chiusa a causa dei buuh razzisti a Pogba, Asamoah e Ogbonna (Supercoppa italiana 2013, ndr), Ousmane aveva pubblicato un messaggio forte su Facebook. Aveva scritto : “Non capisco perché certi tifosi continuano a fare questi buh razzisti. Fanno male ai tifosi ma anche alla Lazio, alla sua reputazione internazionale. In Francia, tutti pensano che i laziali siano razzisti. Qui mi prendono in giro perché tifo Lazio e sono nero. Non mi capiscono, e mi fa male. Cerco sempre di spiegare che i laziali non sono razzisti, ma quando certi “tifosi” fanno questo, cosa gli posso rispondere?” Ecco. Se vogliamo fare un paragone, la Lazio è come un ex-prigioniero. Adesso questo prigioniero è uscito dal carcere, e deve comportarsi benissimo, non deve mai sbagliare. Ma se sbaglia una volta, solo una volta, allora scoppia il finimondo. E' la stessa cosa con la Lazio. Possiamo fare delle maglie “No racism”. Possiamo avere in rosa giocatori come Cavanda, Onazi, Ciani, Manfredini, Keita, Tounkara, Makinwa o Mudingayi. Possiamo fare una maglia “Je Suis Charlie”. Ma se poi una volta un Radu o uno Zarate fa un saluto (romano o non romano), e se dei tifosi polacchi arrivano in Curva Nord, allora tutto quello che abbiamo costruito prima, crolla. E quando uno come Abel Mestre parla di “maglia fascista” perché la Lazio indossa una maglia nera con un aquila sul petto, lui distrugge tutto quello che la Lazio costruisce da anni. È un danno incredibile, anche se i veri amanti del calcio italiano in Francia sanno dove sta la verità. Per fortuna.
Quanto viene seguita la squadra di Pioli dall’altra parte delle Alpi?
Poco. È molto più seguita la Roma, soprattutto da quando c'è Garcia e tutti gli ex-giocatori della Ligue 1 (Keita, Gervinho, Digne...). Della Lazio si parla poco. L'anno scorso si è parlato un po' di Felipe Anderson, soprattutto quando si è saputo di un interesse del Paris Saint Germain. Ma in generale i media francesi, tranne i siti Calciomio.fr e Sofoot.com, parlano pochissimo della Lazio. L'anno scorso era una cosa surreale: la squadra giocava il miglior calcio d'Italia e in Francia si continuava a parlare del Milan, dell'Inter, del Napoli, ignorando quasi completamente il capolavoro di Pioli.
Roma e Lazio. Due squadre in una città. Che idea si ha in quel di Parigi?
Devo essere onesto: a Parigi, in tanti preferiscono la Roma alla Lazio. Forse perché ci sono Totti e De Rossi, due bandiere. La nostra bandiera se ne è andata il 31 agosto 2002. Forse perché c'è Garcia. Forse anche perché la Roma è vista come “i buoni” e la Lazio “i cattivi”. Cliché, ancora...
