Lazio, «Tra moglie e marito…»: Fabiani prova a ricucire lo strappo

09.09.2026 14:00 di  Alessandro Zappulla   vedi letture
Lazio, «Tra moglie e marito…»: Fabiani prova a ricucire lo strappo

Ci riprova Angelo Fabiani. A meno di una settimana dal precedente richiamo, il direttore sportivo della Lazio torna a rivolgersi alla gente laziale. Non per contestare la protesta, né per cancellarne le ragioni. Prova piuttosto ad aprire una porta dentro una frattura che all’Olimpico ha separato due elementi storicamente indissolubili: la squadra e il suo popolo. In trasferta la spina resta attaccata, il sostegno non manca mai. In casa, invece, il dissenso contro la proprietà ha scisso quel binomio. Fabiani cerca una sintesi e lo fa, precisa, per iniziativa esclusivamente personale. Nessun mandato societario, nessun copione scritto con Lotito. L’immagine scelta è domestica quanto efficace: due coniugi che finiscono davanti a un giudice quando forse sarebbe bastato parlarsi.

«Intendo il dialogo, un'apertura su tutti i fronti. Non voglio essere offensivo, passo indietro significa trovare un confronto e un dialogo non per interposta persona. Il confronto deve essere fatto dalle componenti aventi diritto. Secondo me se queste componenti voglio discutere la questione, magari ci può essere un'apertura e una risoluzione di un rapporto così incrinato. A volte nascono queste cose perché le parti non si parlano, basterebbe poco. Come tra moglie e marito, magari si finisce in tribunale quando sarebbe bastato parlarsi. Sembra che l'uno sfugge dall'altro».

È questo il terreno sul quale Fabiani prova a muoversi. Parlarsi prima ancora di convincersi. Non stabilisce chi debba avere ragione, non pretende un armistizio unilaterale e soprattutto prova a tenere il proprio ruolo lontano dalla politica societaria. Rivendica semmai il diritto di provarci perché quella frattura finisce inevitabilmente per entrare anche nel suo lavoro. La Lazio da costruire sul campo e la Lazio che vive sugli spalti sono diventate due rette parallele proprio nel luogo in cui dovrebbero incontrarsi. E il direttore mette anche se stesso dentro questa stagione complicatissima, ricordando di aver scelto di restare al proprio posto quando sarebbe stato certamente più semplice sfilarsi.

«Ne parlo a titolo personale, mai nessuno mi ha imposto qualcosa, nemmeno Lotito. Lo faccio perché me lo sento di fare. Tutte queste problematiche il sottoscritto, con problemi anche personali, è stato qui a lavorare per la causa della Lazio. Quando la cosa più semplice sarebbe stata staccare la spina. Io ho preso un impegno e lo porto fino alla fine nel rispetto di tutte le componenti. Voglio dire che queste devono trovare una sintesi per vedere se ci sono i presupposti per trovare una soluzione positiva per il buon funzionamento di una partita o di una stagione».

Ed è proprio sulla stagione che il ragionamento cambia passo. Fabiani torna nel suo recinto, quello del calcio. Perché dietro l’auspicio di riconciliazione c’è una convinzione molto più elementare: il dodicesimo uomo esiste. Gattuso può lavorare, il mercato può consegnargli nuove armi, i giocatori possono correre e combattere, ma esiste una forza che nessun direttore sportivo può acquistare. È quella che la Lazio ritrova quando gioca lontano dall’Olimpico e che in casa, oggi, paga suo malgrado il prezzo della battaglia tra tifoseria e proprietà. La protesta guarda a Lotito. Le conseguenze sportive, inevitabilmente, finiscono anche sulla squadra.

«Sono convinto che esiste il dodicesimo uomo in campo. Parlo un linguaggio calcistico, non voglio fare politica. Io devo stare nel mio recinto. Voi avete bisogno di loro, Fabiani ha bisogno dei giocatori come Gattuso e Lotito. I calciatori hanno bisogno dei tifosi. Vengo da una famiglia laziale, anche loro (le famiglie, ndr.) hanno bisogno dei calciatori, hanno voglia di andare allo stadio perché è un momento di spensieratezza. Riportiamo sui giusti binari quello che è il gioco più bello del mondo».

Eccola allora la formula che Fabiani vorrebbe ricomporre. Squadra + tifo. Una chimica elementare diventata improvvisamente complicatissima. Nessuno può chiedere alla gente laziale di dimenticare ciò che contesta, né Fabiani sembra farlo. Il suo è piuttosto l’auspicio che due elementi nati per stare insieme possano ritrovare almeno un punto di contatto.

Tra moglie e marito, stavolta, Fabiani prova a mettere la Lazio.

Perché Gattuso ha bisogno della sua gente. E questa Lazio, per provare ad andare lontano, prima o poi avrà bisogno di tornare a casa.

Alessandro Zappulla
autore
Notti insonni e fiumi di parole. Il giornalismo è un gene folle che ti tiene vivo. L'aquila sul petto, un battito mai domo. Insieme fanno: La Lazio Siamo Noi, dal 2008. Io invece cronista dal 2005, con il motore sempre acceso