Stati Generali della Lazialità, la lettera di Vincenzo Cerracchio

11.07.2026 18:51 di  Jessica Reatini  Twitter:    vedi letture
Stati Generali della Lazialità, la lettera di Vincenzo Cerracchio

Dal palco del Teatro Manzoni anche il giornalista Vincenzo Cerracchio ha partecipato agli Stati Generali della Lazialità leggendo una sua personale lettera.

"Cari laziali sono Vincenzo Cerracchio.

Ho intervistato nel corso del mio percorso giornalistico almeno un centinaio tra allenatori e giocatori che hanno rappresentato la Lazio in momenti svariati della sua lunga storia. E che con questa maglia hanno vinto, hanno partecipato, hanno sudato o hanno semplicemente vissuto parentesi deludenti o addirittura turbolente della loro carriera. Gente che ha lasciato il segno o un semplice scarabocchio, gente che si è realizzata qui, ha dovuto accontentarsi o ha avuto alla fin fine maggior successo altrove, in squadre decisamente più forti e prestigiose.

Vi ho letto sorrisi e intravisto lacrime, momenti di commozione e ricordi divertiti, ho sentito in tutti loro un sottofondo di malinconia, di qualcosa che è già stato tanto ma che poteva essere di più, l'orgoglio della partecipazione a un'avventura che crea inevitabilmente il senso di appartenenza.
Noi la chiamiamo lazialità, perché la sentiamo così, così l'abbiamo sentita chiamare da chi ci ha preceduto in questa sorta di percorso dello spirito. Ma come definirla a un estraneo, a un ateo di questa fede?

Facessimo un sondaggio, vi abbineremmo concetti come unicità, indipendenza, diversità, originalità, l'andare orgogliosamente controcorrente fin dal giorno in cui quei ragazzi, quegli universitari, quegli atleti si incontrarono all'alba del Novecento in una piazza lungo l'argine del Tevere dal nome evocativo, Libertà. E si dissero che avrebbero fatto tutto da soli, senza dipendere da un circolo, da un clan, senza protettori, solo gli schiaffi del vento sulla faccia.

Non è mai cambiato niente in 126 anni, ve lo assicuro. Restiamo tanti pezzi unici in un puzzle che fa di certo fatica a contenerci. Diversi l'uno dall'altro, sempre, anche in questi giorni di una passione storica, di una protesta, di una presa d'atto unica al mondo. Siamo come Chinaglia e Frustalupi, e poi come Veron e Simeone. Wilson non a tutti piaceva e Mancini nemmeno. Ma chi se ne importava allora e ora. Loro hanno vinto scudetti senza amarsi del tutto, ma in campo è diverso, lì rispettandosi sempre, l'uno per l'altro, come se non ci fosse altro obiettivo accettabile.

Contro tutti perché quasi sempre soli.
Ma soli, in tanti, si diventa della Lazio. Forse ci si ammala come diceva Giorgio.
E tanto meglio se non si guarisce..."

© Articolo redatto da Lalaziosiamonoi.it. La riproduzione, anche parziale, dell’articolo senza citazione è vietata. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge.

Jessica Reatini
autore
Appassionata di sport ⚽️ | Cuore biancoceleste 🤍💙 | Sempre pronta a vivere nuove sfide