Lazio, Manzini ripercorre la storia del club: "Essere laziali non è semplice"

14.07.2026 22:30 di  Simone Locusta   vedi letture
Lazio, Manzini ripercorre la storia del club: "Essere laziali non è semplice"
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© foto di Valeria Bittarelli

Si conclude il viaggio nella carriera di Maurizio Manzini con "In My Life", la docuserie realizzata dalla Lazio per rendere omaggio allo storico team manager biancoceleste. Dopo la pubblicazione dei precedenti episodi, il club ha reso disponibile il quinto e ultimo capitolo della serie, intitolato "La lunga e tortuosa strada della nostra storia". Di seguito le dichiarazioni di Manzini tra le istantanee e le figure principali della storia del club.

IL RAPPORTO CON GLI EX CALCIATORI - Se mi ricordano così vuol dire che qualcosa di buono l'ho fatto, sono lieto di questa cosa.

NANNI GILARDONI - Ci ha sempre assistito con sagacia e valentìa. Rischio di essere banale, ma era un laziale vero. Essere laziali non è una cosa scontata o semplice, perché la Lazio è qualcosa che quando ne cadi preda ti entra nelle vene, arriva fino al cuore.

CASONI, CHIMENTI, BOCCHI - Ognuno a suo modo ha contribuito alla causa biancoceleste. Gian Casoni si contraddistingueva per la sua eleganza, sia nel portamento che nell'eloquio. Chimenti e Bocchi sono state figure di passaggio, hanno traghettato la Lazio da una piccola cosa a una cosa enorme. 

CALCIO SCOMMESSE - Vorrei rendere tributo a quelle 10.000 persone che hanno circondato l'Hillton quando era riunita la commissione che doveva decidere se noi dovevamo sparire o meno. Io non c'ero lì dentro, ma mi hanno detto che qualcuno, forse proprio Chimenti, ha detto "Va bene, li vogliamo retrocedere? Perfetto, diteglielo però", indicando fuori dalla finestra con le 10.000 persone ad attendere. Io credo che uno dei difetti maggiori che può colpire un calciatore è quelo che a un certo punto si credono non attaccabili da niente. Ed è un grande errore, che noi abbiamo pagato molto caramente. Nei tanti anni vissuti alla Lazio posso assicurare che se c'è stato qualcosa di negativo, noi ci siamo sempre stati. Anche in cose positive sia chiaro. Quella però è stata una maledizione che ci ha accompagnato a lungo.

JUAN CARLOS LORENZO - Uno zingaro, ma non come offesa. Ha fatto tante esperienze. Parlava italiano, ma non perfettamente, un giorno chiese al magazziniere una birretta. Gliel'ha portata, ma lui intendeva dire un berretto. Mi fa ancora ridere.

TOMMASO MAESTRELLI - Con Maestrelli epoca d'oro. Persona eccezionale, capostipite di una famiglia eccezionale. Elemento aggregante come forse non ce ne sono mai stati. Stadio Maestrelli? Nella storia della Lazio non mancano i personaggi a cui intitolarlo, se ci sarà da farlo, speriamo presto, avremo solo l'imbarazzo della scelta.

FLAMINIO - Quello è il nostro stadio, la nostra casa, spero quanto prima torni ad esserlo in pianta stabile.

BOB LOVATI - Non è mai esistito per lui qualcosa di irreparabile, il suo credo era sempre aver fiducia nel prossimo e nel mondo perché in tutti c'è sempre qualcosa di positivo da imparare. Lui lo ripeteva sempre, è sempre stato un positivo, fino all'ultimo momento.

FELICE PULICI - Le sue caratteristiche erano la serietà e la fiducia nel prossimo, unite alla prudenza. Un punto di riferimento per tutti noi, un uomo dai modi a volte bruschi, ma non erano un tentativo di tenere a distanza gli altri, erano solo una difesa per la sua timidezza.

VINCENZO D'AMICO - C'è una sola definizione: genio e sregolatezza. Unite a una classe immensa. Non dimenticherò mai la sera dopo aver vinto il titolo, stavamo tornando al campo, c'era Bob con me e un massaggiatore, passammo dalle parti di Ponte Milvio e c'erano dei ragazzotti che giocavano a palla. Guardando dal bus dissi a Bob: "Guarda quello sembra proprio D'Amico". Guadando meglio vedemmo che era proprio lui. Questo era D'Amico.

SINISA MHAJLOVIC - Personaggio incredibile, viveva per il calcio e la sua famiglia. Quando ci fischiavano un fallo a favore era palla a Sinisa e s'abbracciamo. Spesso era proprio così.

CIRO IMMOBILE - Due piedi fatati, un coraggio e una potenza ineguagliabile. Alfiere della squadra e facitore di vittorie. Conquistate su ogni campo, specie a Genova, dove lo ricordano come un incubo, ma anche con ammirazione.

ALESSANDRO NESTA - Una classe ed uno stile unici. Grande capitano e atleta, qualunque altra definizione lo guasterebbe.

PAVEL NEDVED - Un uomo e un giocatore dalla forza, resistenza e cattiveria agonistica che ben richiamavano il significato del suo nome. Perché Pavel in ceco significa orso.

PAOLO DI CANIO - Vale per lui quanto detto con D'Amico, ma con una grandissima intelligenza e sapienza calcistica. Inventava rasoiate che tagliavano le difese e che venivano fermate soltanto dalle reti, lo sanno bene i cugini.

TOMMASO ROCCHI - Il capitano che trascinava i compagni alla vittoria, qualunque altra parola sarebbe sprecata.

I TIFOSI - I sostenitori della Lazio non sono mai stati, sono e saranno mai spettatori. Ma sempre i protagonisti. Dal 1900 sono la linfa vitale biancoeleste.

Simone Locusta
autore
Roma, classe 1999. Laureato in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo. Redattore per Lalaziosiamonoi.it.