Lazio, Lotito: "Lo stadio è un nostro sogno. Vendere la società? La lascerò a mio figlio"

20.07.2019 07:30 di  Valerio De Benedetti  Twitter:    vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
Lazio, Lotito: "Lo stadio è un nostro sogno. Vendere la società? La lascerò a mio figlio"
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Nel giorno in cui ricorrono i 15 anni di presidenza della gestione Lotito, il presidente della Lazio è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel per parlare a 360 gradi della sua esperienza alla guida del club biancoceleste, ma anche di diversi temi di attualità: "Io penso che la società abbia fatto uno sforzo importante per allestire una squadra competitiva per il prossimo anno. Sarà una stagione importante spero che la squadra abbia consapevolezza dei propri mezzi e dia grandi soddisfazioni ai tifosi non solo a livello nazionale ma anche internazionale". 

I MIGLIORAMENTI - "Noi abbiamo fatto una serie di iniziative volte alla valorizzazione del nostro patrimonio che è rappresentato dai tifosi. Una squadra senza tifosi non ha significato. Abbiamo puntato molto anche sull’organizzazione del club. Ci sono diversi lavori a Formello e al termine di quest’ultimi avremo uno dei migliori centri sportivi. Si vince tutti insieme e attraverso l’apporto di tutti potremo ottenere i nostri obiettivi. Anche ad Auronzo le strutture sono migliorate. Vogliamo che le persone che tifano Lazio siano consapevoli che il club sia per loro una grande famiglia. Aver conseguito dopo la Juve il maggior numero di trofei negli ultimi anni, significa che abbiamo lavorato bene creando una stabilità. La differenza fra la Lazio di ieri e quella di oggi, è che oggi i tifosi hanno la certezza del futuro. Oggi siamo arrivati ad un punto in cui la nostra crescita non può che essere esponenziale".

LAZIO MODELLO - "Il nostro motivo d’orgoglio è il fatto che quando io entrai, 15 anni esatti fa, la Lazio era una squadra che si trovava al fallimento. Era in perdita e con più di 500 milioni di debiti. Sono riuscito nel rispetto dei tempi che mi ero dato a farla uscire da un coma irreversibile. Abbiamo dato un segnale forte, all’inizio c’era scetticismo, poi ho fatto capire alla gente che dovevamo avere una società fondata non sulla sabbia ma sul cemento armato. Guardate quanti club si trovano in un brutte condizioni o addirittura non ci sono più. Siamo stati presi a modello da tanti. La nostra politica sportiva ha dato i propri frutti. Siamo una società forte dal punto di vista patrimoniale e siamo proiettati ad una crescita".

LOTITO TIFOSO - "Ho l’orgoglio di essere il presidente della mia squadra del cuore. Per me questo è il massimo. Io sono il proprietario della squadra ma coltivo sentimenti comuni a tutti i tifosi. La Lazio è di tutti. Per preservare la storia della Lazio mi sono fatto carico di tutti i debiti. Il nostro numero di matricola è quello storico del 1900".

LA CRESCITA - "Una volta ci rubavano i giocatori, eravamo terreno di conquista e oggi non è così. I giocatori partono se c’è un vantaggio per la Lazio. E dettiamo le nostre regole anche nelle istituzioni. Si diventa punto di riferimento attraverso l’autorevolezza. Ora la nostra è una posizione forte. Vogliamo crescere in rapporto alle nostre possibilità e dare al tifoso il massimo dei servizi duraturi nel tempo. In quindici anni abbiamo fatto cose fondamentali. Abbiamo risanato la situazione economica, ristabilito il senso di orgoglio e di appartenenza, l’abbiamo resa forte e credibile a livello internazionale".

IL MOMENTO PIù BELLO E IL PIù DURO - "Il più bello quando sono diventato presidente della Lazio. Ho appagato un sogno e un desiderio di ogni tifoso biancoceleste. Abbiamo attraversato momenti duri e di scontri legati alla mancanza di credibilità che avevamo e che avevo. Tutti pensavano fossi una meteora, nessuno avrebbe immaginato che questa squadra potesse arrivare dove è oggi. Io vedo una squadra con una potenzialità tale da poter ambire ad importanti risultati sportivi a livello nazionale e internazionale. Ci siamo andati vicino nelle scorse stagioni, speriamo che possa diventare un fattore di stabilità". 

RADU - "Io su alcuni temi tengo conto della parabola del figliol prodigo. Nel caso di Radu può capitare un momento così, ma se un giocatore si rende conto che la Lazio sia la sua casa, è giusto che gli si riconosca anche quello che ha dato nell'arco della sua militanza. Io per lui andai proprio in Romania. Ci fu un siparietto simpatico con la sua società di appartenenza (ride ndr)".

MERCATO E MILINKOVIC - "Non abbiamo venduto giocatori ad oggi per comprarne altri. Poi se qualcuno vorrà andar via, vedremo se sarà possibile. Se qualcuno volesse coltivare delle ambizioni personali legittime, la società avrebbe meno armi della passata stagione per poterlo trattenere rispetto allo scorso anno. Però questa non è la priorità della società. La squadra in ogni caso, aldilà di quelle che saranno le partenze, sarà più forte dello scorso anno. Milinkovic parte? Non ho detto che lui partirà. Io ho detto che chiunque abbia delle aspirazioni, può essere accontentato nel rispetto anche del club e dei tifosi. Ad oggi non ci sono situazioni tali per una sua partenza, però può darsi che in futuro per una propria crescita professionale, il giocatore possa avere l'ambizione di approdare in un club più importante. Per questo dobbiamo diventare uno dei migliori club al Mondo, per evitare che situazioni così si ripetano in futuro". 

SCUDETTO 1915 - "Lo scudetto del 1915 ci è stato tolto in maniera indebita. Speriamo che si accorgano della giusta legittimità di quello che chiediamo. Abbiamo l'orgoglio di essere stati insigniti come Ente Morale e deponiamo la corona d'alloro all'Altare della Patria. Siamo una famiglia blasonata e riconosciuta dalle istituzioni". 

SCUDETTO, TROFEI EUROPEI - "Pian piano arriveremo a raggiungere tutti i nostri obiettivi. Ricordiamoci da dove siamo partiti, quei momenti sono stati fondamentali. Stiamo lavorando per far si che ciò accada. Ci arriveremo, ci stiamo avvicinando. Siamo arrivati ai quarti dell'Europa League, un passo alla volta ci toglieremo soddisfazioni. I risultati si raggiungono e non si proclamano. Vogliamo avere dei risultati migliori rispetto allo scorso anno, per questo abbiamo messo anche dei premi per questi obiettivi. Speriamo che possa essere un campionato importante per noi e per i nostri tifosi".  

SUPERCOPPA - "Giocarla a Roma? C'è un problema pratico sull'ammontare della remunerazione. Lo dico con onestà, se non vogliono che andiamo fuori siamo disponibili a giocare a Roma ma con lo stesso importo che ci deve essere dato. Qui è finito il tempo in cui vengono calpestati i nostri diritti, questi devono essere rispettati". 

STADIO - "Il sogno a livello economico-patrimoniale è la realizzazione dello stadio. Siamo partiti per primi ma poi ci siamo fermati perché ci ha bloccato l'istituzione capitolina dell'epoca creando un grande danno ai tifosi della Lazio. Ne avrebbero parlato in tutto il Mondo, avevamo un approdo col battello, una stazione ferroviaria e un'uscita autostradale propria. Speriamo che il tempo ci dia ragione e che in futuro potremmo compiere questo salto. Avere un punto di riferimento per i tifosi, significa anche educarli al rispetto delle regole e sviluppare il loro senso di appartenenza". 

UNA FUTURA CESSIONE - "Penso che innanzitutto ci voglia un aspetto passionale per i colori biancocelesti che va aldilà di quello economico. Ho intenzione di lasciare la Lazio a mio figlio perché rappresenterebbe la continuità della storia. E questo non significa penalizzare la Lazio". 

AMATRICE - "Rappresenta un punto di riferimento importante della mia vita. La Lazio è stata la prima squadra ad essere presente ad Amatrice dopo il terremoto. Abbiamo constatato con mano quella che era la situazione e abbiamo provato ad aiutarli. Il calcio deve essere importante anche a livello sociale". 

MERCATO - "Yazici e Llorente? Noi prendiamo i giocatori di cui necessitiamo, sulla base di quello che richiede l'allenatore e del lavoro del direttore sportivo. Dobbiamo fare le cose in modo oculato". 

Pubblicato il 19 luglio alle ore 18:00