Lazio, nel ricordo di Chinaglia. Re Giorgio: fratello e figlio unico

01.04.2020 07:40 di Andrea Marchettini   Vedi letture
Fonte: Andrea Marchettini - Lalaziosiamonoi.it
Lazio, nel ricordo di Chinaglia. Re Giorgio: fratello e figlio unico

"Mio fratello è figlio unico perché è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone".

Correva l'anno 1976 quando nei labirintici versi di Rino Gaetano si inseriva Giorgio Chinaglia. Era L'anno in cui Long John lasciò la sua Lazio, dopo averla elevata a Regina d'Italia e fatta conoscere al mondo intero. Andò in America, nei New York Cosmos di Pelè e Beckenbauer ad onorarli della sua presenza. Sì, perché erano loro che "giocavano con Chinaglia" e non viceversa, come lui stesso ci tenne a precisare molti anni dopo. All'apparenza arrogante e spocchioso, ma soprattutto generoso e genuino (come lo descrivono i suoi ex compagni di squadra) Chinaglia si fece conoscere da tutti non solo per le sue - scenicamente discutibili - gesta sul campo, ma anche per alcuni episodi sopra le righe che lo dipinsero come un uomo sfrontato e al confine tra genio e sregolatezza. Come quello che lo vide protagonista nel Mondiale del 1974, quando mandò a quel paese l'allenatore della Nazionale, Valcareggi, e per il quale fu considerato un "disadattato" (così lo chiamò l'allora presidente della Federcalcio Carrara). Ma Chinaglia rimase un simbolo, non solo della rinascita biancoceleste, ma anche dell'italiano - nel suo caso emigrato all'estero - che sapeva amare la sua patria più di ogni altra cosa, più di quanto lo potesse fare qualsiasi altro giocatore. Forse è anche questo il motivo per cui Rino Gaetano lo cita nel suo testo: per descrivere al meglio l'idea della solitudine e dell'indipendenza: un ritratto ideale di quel romantico eroe che cambiò per sempre la storia della Lazio e dei suoi tifosi.

8 ANNI DALLA SUA SCOMPARSA: Esattamente 8 anni fa (il primo aprile del 2012) si spegneva all'età di 65 anni uno dei più grandi calciatori italiani, il più grande nell'ultracentenaria storia della Lazio. Allora, dopo tutto quello che lui ha dato alla causa biancoceleste, è nostro dovere (e piacere) ricordarlo. Il capitano della storica armata del 1974, Pino Wilson, non ha dubbi: "Chinaglia cambiò la storia della Lazio, che dopo di lui divenne un'altra squadra. Tantissime persone grazie a Giorgio divennero tifosi biancocelesti e ancora oggi i ragazzi di 20 anni sanno chi è. Ci sarà un motivo?" Sicuramente c'è un motivo, e secondo Giancarlo Oddi è semplice individuarlo: "Fece innamorare la gente della Lazio col sua carisma, tutti noi siamo riconoscenti a Chinaglia per quello che ha fatto". 

GIORGIO CHINAGLIA E' IL GRIDO DI BATTAGLIA: Erano anni pesanti quelli in cui la Lazio e Chinaglia si incontrarono. Anni caratterizzati da scontri sociali e contraddizioni misteriose. Erano gli anni '70. Il calcio per alcuni era una valvola di sfogo, ma a volte alcune storie di pallone sapevano trasformarsi in spettacolari romanzi. Come il caso della Lazio del 1974: un fenomeno irripetibile nella storia dello sport. Uno spogliatoio diviso in due da ideali politici e composto da tanti, non troppi, protagonisti. Le partitelle di allenamento diventavano scontri all'ultimo sangue tra i due clan, tutti pronti a dimostrare la propria supremazia. Ma la domenica in campo la rivalità si trasformava in forza e compattezza, sotto la guida dell'imprescindibile Tommaso Maestrelli. La storia di quella stagione sportiva è nota a tutti. Chinaglia, in una delle sue ultime interviste, dichiarò: "Quando capimmo di poter vincere lo scudetto? Già durante il ritiro. Ne eravamo certi, non ce n'era per nessuno dopo quanto accaduto l'anno prima. Ma quale scaramanzia! Eravamo sicuri di vincere".

GLI ANEDDOTTI INFINITI: Gli aneddoti su Chinaglia si sprecano. Sin da quando mosse i primi passi da calciatore cominciò a far discutere di sè: nel 1964, dopo aver fatto la trafila nelle squadre scolastiche, lo Swansea gli offrì un provino, ma lui rifiutò. Giorgio Chinaglia non fa provini. Poi ci sono gli aneddoti dei tempi biancocelesti, che sono probabilmente i più simpatici: prima di un derby andò nello spogliatoio della Roma e, con fare minaccioso, disse agli avversari: "Vi aspetto in campo". E al termine del match (risolto da un suo calcio di rigore), in piena protesta dei tifosi giallorossi, mentre tutti rientravano negli spogliatoi, lui corse sotto la Curva Sud puntando quel dito in alto: un'immagine indimenticabile. Wilson racconta che i derby nella Capitale a quei tempi erano "Chinaglia - Roma. I tifosi giallorossi pensavano solo ed esclusivamente a scoraggiare il bomber della Lazio". Ma era proprio in quelle situazioni che il giocatore si esaltava. Un rapporto al limite quello tra Chinaglia e i tifosi della Roma, coi quali a volte arrivò anche alle mani: come quando Oddi dovette dividerlo da un ragazzo che lo stuzzicò una sera in un night e che "fece una brutta fine". Eppure chi lo conosceva bene, non poteva fare a meno di amarlo. Sempre Giancarlo Oddi ci racconta che un suo caro amico, un pescivendolo e tifoso romanista, un giorno gli disse: "Fallo venire qui quel gobbo di Chinaglia che lo sistemo per bene io". Oddi lo prese alla lettera: ma dopo aver parlato 15 minuti, i due, erano diventati grandi amici, "e oggi guai a chi glielo tocca".

GIORGIO CHINAGLIA "FOOTBALL CRAZY": I gol, le risse nei night, le provocazioni sotto le tifoserie avversarie, le pistole nei ritiri. E allora cos'altro poteva cantare Giorgio Chinaglia se non "I'm Football Crazy"? Un'idea geniale quella di mettere un microfono in mano al bomber della Lazio e fargli cantare "I’m the best in all the world! I’m the strongest of them all!". Il risultato fu una splendida canzone che ebbe successo in tutto il mondo. La sua è stata una vita al limite, sempre sul filo del rasoio, una vita spericolata che va oltre le vicende calcistiche. Non basterebbe un libro per poterle raccontare tutte. Una vita che si è spenta esattamente 8 anni fa a Naples, in Florida, in seguito a un infarto. Quel che ha Giorgio Chinaglia ha lasciato alla Lazio e al calcio è qualcosa di veramente importante. Un esempio di passione vissuta a 360 gradi, in maniera travolgente e senza compromessi. Un punto di riferimento per la Lazio e per la storia di questo sport.  

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