Lazio e il centravanti, il derby è l'ultima chiamata: ma il futuro è un rebus
RASSEGNA STAMPA - Un stagione intera a girare su sé stessa, senza mai fermarsi davvero su un nome. La Lazio arriva al derby con i soliti dubbi che l'hanno accompagnata dall'inizio: chi è il riferimento in attacco? E chi segna? La risposta, troppo spesso, è stata "nessuno". E allora la sfida con la Roma diventa l'ultima chiamata per una giostra dei centravanti che non ha mai trovato un vero padrone.
I numeri parlato di una crisi profonda, riporta Corriere dello Sport: la Lazio è rimasta a secco in 16 gare di questo campionato. Un dato pesante, tra i peggiori della sua storia, superato solamente in sei stagioni di Serie A, l'ultima delle quali nel lontano 1988-89. Sarri li ha provati tutti: ha cambiato interpreti, provato caratteristiche differenti, cercato anche soluzioni fuori dagli schermi, ma nessuno dei centravanti è riuscito a diventare decisivo. Castellanos è andato bene solo a tratti, per poi essere ceduto, Dia non ha mai sfruttato le occasioni, Noslin si è acceso a intermittenza, Maldini è stato adattato in quella posizione e l'esperimento si è di fatto interrotto. Ratkov, infine, è rimasto sullo sfondo, senza entrare mai nelle rotazioni.
Su di loro andranno fatte delle valutazioni a campionato concluso. Servirà capire su chi costruire e chi, invece, ha definitivamente esaurito il proprio spazio. La situazione Maldini è la più emblematica. Arrivato con aspettative importanti, è finito ai margini ed è destinato a tornare all'Atalanta, a meno che la Lazio non decida di rinegoziare le condizioni e investire su di lui. Diverso il discorso per Dia, visto che il riscatto, dopo il prestito biennale, sarà obbligatorio. Ma questo significa tutt'altro che certezze sul futuro.
Prima, però, c'è il derby, e al centro dell'attacco dovrebbe toccare proprio al senegalese. È il favorito per partire titolare, come non gli accade dalla trasferta di Firenze del 13 aprile. Ora, di nuovo, una chance, con Noslin pronto a spostarsi sulla fascia sinistra per colmare il vuoto lasciato da Zaccagni. Gli altri osservano, pronti a entrare se servirà. Tutti, però, con lo stesso obiettivo: lasciare un segno. È l’ultima chiamata della stagione.
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