Lazio, Ratkov cambia volto: quando pochi gol possono riscrivere la storia

13.08.2026 06:43 di  Mauro Rossi   vedi letture
Lazio, Ratkov cambia volto: quando pochi gol possono riscrivere la storia

Nel calcio le valutazioni possono cambiare molto più rapidamente di quanto suggeriscano i progetti costruiti durante il mercato. Bastano alcune prestazioni convincenti, una serie di gol e una condizione atletica diversa per modificare il giudizio su un calciatore. Accade anche durante la preparazione estiva, quando i risultati contano relativamente ma ogni segnale viene osservato con particolare attenzione.

La narrazione attorno a una squadra o a un singolo giocatore può essere influenzata dalle analisi tecniche, dalle reazioni dei tifosi e persino dalle quote Serie A, che traducono le aspettative del momento in valutazioni destinate a cambiare più volte. Petar Ratkov ne è un esempio evidente: dopo una prima parte di esperienza laziale senza reti, il centravanti serbo ha trasformato poche amichevoli in un’occasione per rimettere in discussione il proprio ruolo.

I gol segnati nella preparazione non cancellano automaticamente le difficoltà precedenti e non garantiscono lo stesso rendimento nelle partite ufficiali. Hanno però restituito alla Lazio un attaccante più presente, aggressivo e sicuro dentro l’area. Soprattutto, hanno riaperto una discussione che sembrava orientata verso una bocciatura prematura.

Sei gol in quattro amichevoli per cambiare prospettiva

Ratkov ha trovato la rete nel 6-0 contro il Flaminia Civita Castellana, entrando all’inizio della ripresa e segnando dopo pochi secondi. Contro l’Avellino ha realizzato una doppietta nel successo per 6-3, firmando due gol nel corso del primo tempo. Nel test disputato al Del Duca contro l’Ascoli ha completato la rimonta biancoceleste, segnando all’88’ il definitivo 2-1. La serie è proseguita contro l’Ostiamare, battuta 4-0 a Formello con due reti del serbo e altrettante di Zaccagni.

Il bilancio è di sei gol in quattro partite consecutive. Il livello degli avversari impone prudenza: la Lazio ha affrontato formazioni appartenenti a categorie inferiori e ha potuto produrre un numero di occasioni difficilmente replicabile in Serie A. Sarebbe però superficiale ignorare completamente quanto mostrato dal centravanti.

Ratkov non si è limitato a raccogliere palloni semplici a pochi passi dalla porta. Ha attaccato l’area con continuità, cercato la profondità, sfruttato la propria struttura fisica e mostrato una maggiore intesa con i compagni. Contro l’Ostiamare ha partecipato anche alla costruzione di una delle reti di Zaccagni, offrendo un’indicazione utile sulla sua capacità di non vivere soltanto in funzione della conclusione.

L’impatto complicato dopo l’arrivo dal Salisburgo

Il centravanti era arrivato alla Lazio nel gennaio 2026 dal Salisburgo, chiamato a rinforzare un reparto che aveva mostrato evidenti difficoltà realizzative. Prima del trasferimento aveva segnato 12 gol in 29 presenze stagionali con il club austriaco, ma l’inserimento nel calcio italiano si era rivelato più complesso del previsto.

Ratkov aveva trovato poco spazio e non era riuscito a sbloccarsi nelle gare ufficiali. La situazione generale della squadra non lo aveva aiutato. Nel corso del 2026 la Lazio aveva attraversato una lunga fase nella quale nessuno dei centravanti disponibili riusciva a segnare con regolarità, un problema che coinvolgeva Ratkov, Dia e Noslin e che andava quindi oltre il rendimento del singolo.

Anche le circostanze del suo arrivo avevano contribuito a rendere più difficile la gestione. Maurizio Sarri aveva spiegato di conoscere poco il giocatore, sottolineando come l’operazione fosse stata condotta dalla società. Una dichiarazione che non rappresentava necessariamente una bocciatura, ma che aveva alimentato fin dall’inizio dubbi e discussioni intorno al nuovo acquisto.

La preparazione agli ordini di Gennaro Gattuso gli ha offerto ciò che non aveva avuto nei primi mesi romani: tempo per lavorare, una condizione atletica costruita insieme alla squadra e la possibilità di assimilare i movimenti richiesti senza la pressione immediata del risultato.

Caicedo dimostrò quanto può contare il tempo

La storia recente della Lazio invita a non emettere sentenze troppo rapidamente sui centravanti. Felipe Caicedo, per esempio, non ebbe un impatto travolgente nella sua prima stagione in biancoceleste. Arrivato nell’estate del 2017, inizialmente fu considerato soprattutto un’alternativa a Ciro Immobile e faticò a trovare continuità.

Con il passare dei mesi, però, l’ecuadoriano imparò a interpretare il sistema di Simone Inzaghi e a utilizzare meglio le proprie caratteristiche. Nella seconda stagione aumentò il numero delle reti e il peso all’interno della squadra, fino a diventare uno degli attaccanti più affidabili della rosa.

La crescita di Caicedo non dipese da una trasformazione improvvisa delle sue qualità tecniche. Cambiarono la conoscenza del campionato, l’intesa con i compagni e la capacità di entrare nelle partite con un compito preciso. Il suo percorso dimostra che il rendimento di una punta non può essere separato dal contesto nel quale è chiamata a giocare.

Immobile e il salto ulteriore nella seconda stagione

Il caso di Ciro Immobile è differente, perché il centravanti italiano convinse già al primo anno. Anche lui, tuttavia, riuscì a migliorare ulteriormente nella stagione successiva. Dopo i 23 gol realizzati nel campionato 2016-2017, arrivò a 29 nella Serie A 2017-2018, conquistando il titolo di capocannoniere insieme a Mauro Icardi.

Immobile conosceva ormai perfettamente i movimenti della squadra, il modo di giocare di Luis Alberto e Milinkovic-Savic e le richieste di Inzaghi. La seconda stagione non servì a rilanciarlo, ma a trasformare un rendimento già importante in una delle annate migliori mai disputate da un attaccante della Lazio.

Il precedente non può essere accostato direttamente a Ratkov sul piano tecnico o numerico. Mostra però come la continuità, la fiducia e la conoscenza dell’ambiente possano cambiare sensibilmente la produzione offensiva di un giocatore.

Muriqi, da delusione laziale a simbolo del Maiorca

Il caso più significativo resta quello di Vedat Muriqi. Il centravanti kosovaro non riuscì a imporsi alla Lazio, dove il confronto con Immobile, le difficoltà di adattamento e un sistema poco adatto alle sue caratteristiche ne limitarono fortemente il rendimento.

Il trasferimento al Maiorca cambiò completamente la sua carriera. In Spagna Muriqi divenne il riferimento offensivo della squadra, trovando continuità, fiducia e un gioco costruito anche sulle sue qualità nel duello fisico e nel lavoro dentro l’area. Con il club maiorchino ha segnato complessivamente 57 gol, diventandone il miglior marcatore di sempre prima del trasferimento al Fenerbahçe.

La stagione 2025-2026 ha rappresentato il punto più alto del suo percorso individuale. Muriqi ha realizzato 23 reti in 37 presenze nella Liga, chiudendo al secondo posto nella classifica marcatori alle spalle di Kylian Mbappé. Un rendimento straordinario, pur accompagnato dalla retrocessione del Maiorca.

Il confronto con la parentesi laziale è inevitabile. A Roma Muriqi era stato considerato inadatto a certi livelli; in Spagna è diventato uno degli attaccanti più prolifici del campionato. Non significa che ogni giocatore in difficoltà debba necessariamente esplodere altrove. Conferma, però, quanto il contesto possa condizionare il giudizio su una punta.

Ratkov deve ora superare la prova del campionato

Le amichevoli hanno permesso a Ratkov di guadagnare attenzione e spazio, ma il giudizio più importante arriverà nelle partite ufficiali. Contro le difese della Serie A avrà meno occasioni, meno libertà e dovrà confrontarsi con un’intensità molto superiore.

Gattuso dovrà valutarne non soltanto la capacità realizzativa, ma anche il contributo alla manovra, il pressing, la protezione del pallone e la disponibilità a lavorare per gli esterni offensivi. Il serbo possiede centimetri e forza fisica, ma dovrà dimostrare di poterli utilizzare con continuità contro avversari più organizzati.

La Lazio, intanto, ha ottenuto dalla preparazione una risposta che difficilmente poteva prevedere con queste proporzioni. Ratkov non può essere considerato già un centravanti ritrovato, ma non è più nemmeno il giocatore marginale uscito dalla stagione precedente.

Sei gol non risolvono un’intera annata e non cancellano i dubbi. Sono però sufficienti per cambiare il punto di partenza. E nel calcio, dove le valutazioni vengono spesso ribaltate nel giro di poche partite, riuscire a riaprire una porta può essere il primo passo verso una storia completamente diversa.