Lazio, Giordano: "Sono cresciuto con delle canaglie. Sulle scommesse..."
RASSEGNA STAMPA - Intervenuto ai taccuini della Gazzetta dello Sport, Bruno Giordano ha raccontato della Lazio degli anni Settanta, della scelta di Maestrelli di ountare su di lui e della passione per le pistole che solo lui e Pulici non possedevano, raccontando anche un aneddoto di una trasferta ad Ascoli Piceno.
MAestrelli - "Si accorse che avevo doti pure a me sconosciute. Ero un attaccante, certo, oggi si direbbe un falso nueve, mi piaceva muovermi, scimmiottavo Cruijff, ma quando Chinaglia andò in America, prese la 9 e me la consegnò. Segnai subito, a Firenze, alla seconda di campionato, e da quel momento divenni un centravanti".
LAZIO ANNI SETTANTA - "Un gruppo con personalità pazzesche, in campo e in panchina, che in allenamento se le suonava e alla domenica magicamente combatteva. Credo che a un certo punto fossimo solo io e Felice Pulici a non possederne. Una domenica, giocavamo ad Ascoli Piceno, eravamo in ritiro a Colle San Marco, ci avviamo e in uno slargo c'era la carcassa di un'auto buttata lì. Alcuni scesero, fecero una specie di gara di precisione e poi andammo a giocare".
SCOMMESSE - Giordano ha raccontato anche dello scandalo scommesse: "Perché io dalla giustizia ordinaria sono stato assolto, mentre quella sportiva mi ha fermato per tre anni e mezzo, poi diventati due grazie a Paolino Rossi, che fece in tempo a rientrare e a farci vintrare e a farci vincere il Mondiale che invece saltai. Sarei stato campione del Mondo. Pazienza, è andata così: ho giocato con Diego, posso raccontarlo".
DERBY - "Io ripenso ai derby di Roma vissuti, quelli in cui incrociavamo Bruno Conti e Agostino Di Bartolomei. Erano la bandiere della Roma ma sono stati e restano nostri amici, dico miei, di Lionello Manfredonia - un fratello - di quelli che stavamo sulle due sponde. Poi eravamo rivali in campo per 90 minuti. L’addio di Ago è stato drammaticamente doloroso, quella sì una ferita, perché Di Bartolomei era straordinario, era buono".
