Roma | Allarme: tartarughe aliene nei parchi, proliferazione incontrollata

17.08.2026 15:38 di  Giovanni Parterioli   vedi letture
Roma | Allarme: tartarughe aliene nei parchi, proliferazione incontrollata

Gli equilibri ecologici dei parchi urbani e dei bacini ornamentali della Capitale affrontano una minaccia profonda, alimentata dalla presenza massiccia e incontrollata di specie faunistiche non autoctone. Al centro del problema vi è la diffusione delle testuggini acquatiche del genere Trachemys, comunemente identificate come tartarughe dalle orecchie rosse o gialle, la cui capacità di adattamento negli habitat lacustri romani sta creando un vero e proprio squilibrio biologico.

L'attenzione sulla questione è stata rilanciata con forza da Ecoitaliasolidale attraverso un'ispezione mirata sul campo guidata dal presidente dell'associazione, Piergiorgio Benvenuti. I rilievi preliminari condotti nell'area del bacino artificiale dell'ex Stardust Village, in via di Decima, hanno permesso di quantificare la portata del fenomeno: soltanto in quello specchio d'acqua sono stati censiti tra i quaranta e i cinquanta esemplari, perfettamente integrati non solo nel microhabitat locale ma anche nei canali idrici di scolo che collegano direttamente la zona al bacino del fiume Tevere.

Tuttavia, il sito della periferia meridionale rappresenta soltanto la punta di un iceberg ben più esteso. La mappatura effettuata dagli ambientalisti evidenzia come la problematica riguardi in modo uniforme quasi tutti i principali polmoni verdi e le dimore storiche di Roma. Dalle vasche del Torrino fino ai contesti paesaggistici di alto pregio monumentale come Villa Ada, Villa Borghese e l'esteso compendio di Villa Doria Pamphili, la presenza di questi rettili di origine nordamericana è ormai stabile e numericamente rilevante.

Dal punto di vista strettamente naturalistico, l'impatto di questa specie invasiva si rivela particolarmente distruttivo. I esemplari, acquistati prevalentemente in formato ridotto nei negozi di animali e successivamente liberati dai proprietari quando le dimensioni corporee diventano difficili da gestire in cattività, mostrano un'indole estremamente aggressiva e opportunistica nella ricerca del cibo. La loro dieta onnivora e la marcata competitività finiscono per decimare anfibi, piccoli pesci e invertebrati indispensabili, oltre a entrare in diretta concorrenza con la testuggine palustre europea, ormai sempre più rara.

Di fronte a un quadro ambientale che rischia la compromissione definitiva, le organizzazioni di tutela chiedono un intervento tempestivo e strutturato da parte delle istituzioni capitoline e degli enti di gestione ambientale. Diventa urgente pianificare campagne di rimozione scientifica degli esemplari dai laghetti storici, predisporre centri di accoglienza dedicati e inasprire i controlli e le sanzioni contro il malcostume dell'abbandono faunistico lungo le sponde dei bacini cittadini.