Lazio, la lettera di Poli: "L'atteggiamento di Lotito mi addolora"

02.07.2026 10:15 di  Christian Gugliotta   vedi letture
Lazio, la lettera di Poli: "L'atteggiamento di Lotito mi addolora"
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© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Sulle colonne dell'edizione odierna de Il Tempo, anche Fabio Poli ha espresso il proprio pensiero sulla situazione attuale in casa Lazio. Di seguito la sua lettera completa: 

"Caro Direttore, mi dispiace tanto. L'ho sempre detto, anche le altre volte in cui mi è capitato di parlare con qualcuno di Roma: vedere un presidente con questo atteggiamento è qualcosa che addolora. E dispiace soprattutto per i tifosi, che si trovano costretti a vivere una situazione che non meritano.

Parto da una premessa sincera. Io credo che certe scelte, come quella di disertare lo stadio, un tifoso non dovrebbe mai essere costretto a compierle. Perché alla fine vanno sempre a discapito della squadra, di chi scende in campo, delle prestazioni dei calciatori. Giocare in uno stadio pieno è una cosa, giocare in un impianto dove i tuoi sostenitori non ci sono è tutto più complicato, si vive male, si fa fatica a trovare quelle energie che solo il pubblico sa regalarti. Per questo, da ex calciatore, faccio fatica a condividere fino in fondo la protesta. Vorrei sempre vedere l'Olimpico gremito, colorato, vivo.

Eppure, allo stesso tempo, capisco. Capisco perché questi tifosi non ce la fanno più. Il tifoso della Lazio ha vissuto la propria storia spesso in maniera pesante, perché questa è una squadra dal cammino complicato, fatto di alti e bassi, di gioie immense e di sofferenze altrettanto grandi. E quando ti ritrovi a vedere che chi è proprietario non si comporta nel modo giusto nei confronti di una società meravigliosa, di una maglia così importante, allora quella reazione diventa comprensibile. È una protesta che non condivido nei modi, ma che riesco a leggere nelle ragioni. Perché nasce da un amore ferito, da una passione che si sente tradita.

Resta il fatto che, per chi gioca, vedere la propria curva piena è la più grande delle motivazioni. Un calciatore vorrebbe sempre sentire il calore della sua gente, quella spinta che ti fa correre anche quando le gambe non ne hanno più. E sarà poi la squadra, in campo, a restituire ai tifosi le soddisfazioni che meritano. È un patto silenzioso, quello tra chi gioca e chi tifa, e oggi rischia di spezzarsi.

Mi chiede quale sia stato l'errore più grande del presidente. Le rispondo con onestà: faccio fatica a individuarne uno solo, anche perché non riesco a seguire tutte le vicende giorno per giorno. Però una cosa la noto. Quando porti a Roma un allenatore come Maurizio Sarri, un tecnico innamorato della Lazio, e poi crei le condizioni perché sia praticamente costretto ad andarsene, qualcosa evidentemente non ha funzionato. Sarri ha trovato una buona occasione per ripartire, è vero, è andato all'Atalanta. Ma quando un allenatore di quel valore decide di lasciare, raramente è solo una questione di campo. Spesso è il segnale di un ambiente che non lo ha messo nelle condizioni di lavorare serenamente.

Ed è qui, secondo me, il punto vero. La Lazio è una società che meriterebbe armonia, serenità, un progetto chiaro in cui tutti, dalla proprietà ai giocatori fino ai tifosi, remino nella stessa direzione. Quando questo non accade, a rimetterci sono sempre gli stessi: la squadra e la sua gente. Mi auguro con tutto il cuore che si possa ritrovare presto quella sintonia perduta, perché questa maglia merita di essere onorata con un Olimpico pieno e con un ambiente unito. È così che ho vissuto io la Lazio, ed è così che vorrei tornare a vederla".

Christian Gugliotta
autore
Roma, classe 2003. Laureato in Scienze della Comunicazione a Roma Tre e giornalista pubblicista da febbraio 2025. Redattore per Lalaziosiamonoi.it.