La lettera di James Wilson: "Lotito ha infangato la storia della Lazio"
Ormai da giorni, Il Tempo ha deciso di dare spazio ai pensieri di numerose personalità del mondo Lazio sulla situazione odierna in cui versa il club. Ex giocatori, figli di vecchie glorie, giornalisti tifosi, tutti accomunati dalla fede biancoceleste e da una preoccupazione crescente per la tensioni costanti venutesi a creare tra il presidente Lotito e la tifoseria. Sull'edizione odierna del quotidiano, è apparsa anche una lettera scritta James Wilson, figlio di Pino, il capitano del primo storico scudetto del 1974. Questo il testo:
"Caro Direttore, grazie per avermi dato la possibilità di partecipare a questo confronto su un tema così vicino e sentito da noi laziali. Entrare nel merito della questione, dovendo abbinare il presidente Lotito alla nostra Lazio, mi crea una sorta di disagio, sia emotivamente che sentimentalmente parlando. Sinceramente non riesco più ad associare il nostro meraviglioso mondo biancoceleste a una figura che oggi, più che mai, si mostra lontana anni luce da tutti quei valori e quei principi che da sempre ci hanno contraddistinto. È come se, col tempo, si fosse creata una distanza incolmabile tra ciò che la Lazio rappresenta e chi dovrebbe averne la massima cura.
Dal mio punto di vista, il più grave e imperdonabile errore, è stato infangare e offendere la nostra storia, definendola "questa cazzo di storia", colpendo così nell'intimo ciascuno di noi tifosi. Come può un popolo così fortemente dignitoso, così legato all'orgoglio di una maglia e di una storia maledettamente unica e irripetibile, rimanere passivo e fermo a guardare un tale oltraggio? Impossibile. Quella frase, per molti di noi, è stata una ferita profonda, perché ha toccato non un semplice dettaglio, ma l'essenza stessa della nostra identità.
Io, insieme alla grande maggioranza dei tifosi laziali, ci sarò, e sarò pronto con forza, orgoglio, coraggio, signorilità e anche con i nostri tanti difetti a lottare. Lo farò sempre supportato e accompagnato da tutti i cuori biancocelesti che non sono più tra noi: nonni, genitori e amici che con la loro passione, il loro amore, i loro racconti e soprattutto il loro esempio ci hanno permesso di essere ciò che siamo oggi. Fieri di un'identità così precisa da non permettere a nessuno di sminuirla. È a loro che pensiamo, è la loro eredità che custodiamo, ed è anche per onorare la loro memoria che oggi scegliamo di non abbassare la testa.
Io non ho la presunzione di avere una soluzione, ma certamente, quando ci si trova di fronte a una persona incapace di mettersi in discussione, che chiude ogni porta e si ritiene inoltre l'unica detentrice della verità, è impossibile evitare questo declino. Il dialogo, quando manca da una sola parte, non può esistere. Eppure, nonostante tutto questo, io respiro ogni giorno la compattezza e l'unione di un popolo che, a prescindere dall'esito, ha ben capito quale sia la strada da intraprendere. Ed è proprio questo che mi fa sentire fiero e orgoglioso di farne parte.
Direttore, nel salutarla e ringraziarla nuovamente, ora tornerò alla mia quotidianità, fatta di mattine trascorse con amici, professionisti e soprattutto veri laziali, con i quali ho il privilegio di condividere gioie e dolori della nostra tifoseria, unica e ineguagliabile".
