Palmaroli (Osho): "La protesta continua. Lotito? Basterebbe un segnale di distensione"
Federico Palmaroli, in arte Osho, ha scritto una lettera pubblicata sulle pagine de Il Tempo in cui si esprime in merito alla prosecuzione della protesta e a cosa dovrebbe fare il presidente Lotito per attutire una spaccatura con i tifosi che sembra andare ben oltre i risultati della Lazio in campo. Di seguito le sue parole: "Caro Direttore, me lo chiedono in tanti, ormai tutti i giorni: «Ma adesso che la Lazio vince, tornate allo stadio?». Rispondo sempre allo stesso modo. No. E non per dispetto. La protesta va avanti ed è giusto così. Perché non è mai nata da una critica al mercato o dalla mancanza di una squadra competitiva. Quelli erano i sintomi. È nata dall'atteggiamento della società verso i suoi tifosi, e quello non è cambiato di un millimetro. Anzi, dirò di più: continuare adesso, nel momento in cui le cose vanno bene, rende la protesta molto più forte. Sarebbe troppo comodo contestare quando si perde e poi riempire l'Olimpico appena arrivano tre vittorie. Quella non è una posizione, è un umore. Noi stiamo dicendo un'altra cosa, e la stiamo dicendo nel momento meno conveniente. Che è esattamente quello che le dà valore".
"Poi c'è una cosa bellissima, ed è la partecipazione in trasferta. Settori ospiti pieni, gente che gira l'Italia per stare vicino alla quadra. Chi racconta di tifosi che hanno abbandonato dovrebbe farsi un giro fuori Roma. Detto questo, sarei ipocrita a non ammettere l'ovvio: con i risultati la voglia di tornare cresce. È umano. Restare fuori diventa ogni domenica più problematico. Sui risultati, però, andiamoci piano. Stiamo dentro un ciclo positivo, e va benissimo, ma sulla carta questa squadra resta poco competitiva. A Venezia, nel primo tempo, potevamo prendere quattro gol. Tutto è abbastanza relativo, e alla lunga si capirà se siamo davvero quelli delle ultime settimane".
"E allora, caro Direttore, arrivo al punto. In una situazione così basterebbe pochissimo. Basterebbe un segnale di distensione. La società dovrebbe chiedere scusa per i mille comportamenti avuti verso i tifosi. E dovrebbe dire qualcosa anche su questa sorta di indagine scattata nei confronti di chi porta avanti la protesta, e di Bisignani: a me sembra una follia, e non ho problemi a dirlo. Non chiedo un'abiura. Conosco il personaggio e so che certe cose non gli appartengono. Le scuse si possono fare in una forma che non sembri remissiva, senza addossarsi tutte le colpe. Con l'entusiasmo che c'è intorno alla squadra, sarebbe pure furbo: diciamo pure «paraculo», visti i risultati del momento. Nessuno gli chiede di consegnarsi, gli si chiede di parlare come si parla alla propria gente. Invece niente. Zero tattica, zero capacità di comunicare. Io resto dove sono. Continuo a seguire la Lazio, continuo a sperare che questa squadra vada il più lontano possibile, continuo a pensare che un giorno tornerò al mio posto. Ma quel giorno lo decide lui, non noi. Basta una frase detta bene. Una sola. Sembra facile, eppure in ventidue anni non è mai successo".
