Lazio, Rutelli: "Il Flaminio andrebbe trasformato. Lo stadio della Roma non si farà"

In esclusiva ai microfoni de Lalaziosiamonoi.it, l'ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, ha parlato di tanti temi legati al mondo del calcio
30.06.2019 07:22 di Andrea Marchettini   Vedi letture
Fonte: Andrea Marchettini - Lalaziosiamonoi.it
Lazio, Rutelli: "Il Flaminio andrebbe trasformato. Lo stadio della Roma non si farà"

Francesco Rutelli, sindaco di Roma dal 1993 al 2001, durante la sua lunga carriera politica ha ricoperto le cariche di Vicepresidente del Consiglio e di Ministro dei Beni e delle Attività Culturali nel secondo governo Prodi. La sua amministrazione a Roma è ancora considerata come una delle più efficienti e proficue che la Capitale abbia mai avuto. Rutelli oggi è impegnato principalmente nel settore cinematografico, senza tralasciare l’interesse per il sociale e per la politica. Tra i vari impegni però, c’è anche spazio per un’altra passione, come lui stesso ammette ai microfoni de Lalaziosiamonoi.it. La passione per il calcio e in particolare per la sua squadra del cuore, la Lazio: “L’amore non si discute, è intoccabile. In finale di Coppa Italia contro l’Atalanta ero allo stadio. Che emozione!”.

Milano-Cortina ha vinto le Olimpiadi invernali 2026. Un’importante vetrina per l’Italia. Non molto tempo fa si era parlato di una possibile candidatura di Roma. È un’occasione mancata per la Capitale?

Sì, assolutamente. È un’occasione mancata tre anni fa, quando l’attuale amministrazione ha deciso di opporsi alla candidatura olimpica. Quindi direi che oggi questo tema è già in archivio, perché lo avevano annunciato e lo hanno fatto. Io personalmente non sono d’accordo, così come molti altri romani. Vedere però che altre città ci riescono, significa che l’Italia può farcela. È vero, a Roma ci sono stati alcuni eventi che non sono stati gestiti benissimo, ma molti altri invece sì. Mi viene in mente il Giubileo: nel 2000 abbiamo ottenuto delle risorse che sono state investite solo per opere utili e non c’è stato neanche un avviso di garanzia. E ci tengo a precisare che oggi Roma non ha alcun debito che risalga alla mia amministrazione. Questo per spiegare che si può gestire  e investire in modo onesto e facendo opere utili per la città. Rinunciare secondo me non è mai giusto, ma la giunta attuale lo aveva detto e ha rispettato ciò che aveva promesso”.

Lei non ha mai avuto problemi a rivelare la sua fede calcistica. Buttando uno sguardo al passato e uno al futuro, come commenta questo periodo storico della Lazio?

La stagione appena conclusa la valuto positivamente. Direi che è più che salva, anche perché abbiamo alzato una coppa. Spero che ora si faccia una campagna acquisti strategica. D’altronde non dimentichiamo che la Lazio quando ha perso Biglia, ha preso uno più forte. Quando ha perso de Vrij, ne ha preso uno più forte. Dobbiamo dare atto alla società che, quando si vendono pezzi importanti, va sempre a puntare su elementi non meno competitivi”.

Si parla continuamente di stadi di proprietà. A Roma e non solo. Durante la sua amministrazione c’è mai stato qualche contatto tra lei e i due club capitolini a tal proposito?

Quando mi fu stata chiesta un’idea per fare lo stadio della Lazio, io avevo proposto la grande spianata di Tor Vergata, dove abbiamo fatto la Giornata Mondiale della Gioventù nel 2000. In quell’occasione parteciparono 1 milione e 700mila persone. In quel posto poi - soluzione non molto felice - sono state realizzate le piscine che oggi sono abbandonate. Secondo me sarebbe stato perfetto per costruire lo stadio della Lazio: è un terreno pubblico (quindi senza rischio di speculazione edilizia), è un’area servita dal treno e dall’autostrada Roma-Napoli, facilmente raggiungibile per i romani sia a piedi che con i mezzi pubblici. Secondo me era una buona soluzione".

Lo propose a Cragnotti…

Sì, lo proposi a Cragnotti. Poi però lui lasciò la Lazio per le note vicende e non se ne fece nulla. Al tempo non avevo alcuna posizione di governo: questa era semplicemente un’idea e un consiglio da conoscitore della città”.

Cosa ne pensa invece dello stato attuale del Flaminio? È inverosimile pensare che un giorno la Lazio possa averlo tutto per sé…

"A me piacerebbe molto. Però c’è da fare una considerazione: ormai in tutto il mondo gli stadi sono cittadini. A Londra ad esempio ci sono 4/5 stadi che si raggiungono agevolmente con i mezzi pubblici. Il Flaminio si presta perfettamente a tutto ciò. In passato però c’è stata un’idea malintesa per cui il Flaminio fosse come una scultura. Ma uno stadio non è una scultura, anche se è una grande opera di architettura progettata da Nervi. Lo stadio è un edificio funzionale. Oggi sono cambiate tante cose: le norme di sicurezza, le norme per l’accessibilità delle persone disabili, le condizioni per le riprese televisive. Quindi lo stadio è un progetto architettonico e urbano che non può non essere trasformato. Secondo me una forte ristrutturazione dello stadio Flaminio permetterebbe di avere uno stadio per la Lazio. È ovvio che debba decidere anche la società. Io sono sempre stato favorevole alla trasformazione del Flaminio”.

Lo stadio della Roma?

"Secondo me non si farà lo stadio della Roma. Non si farà perché non troveranno i soldi per fare le molte infrastrutture di collegamento per l’accessibilità. Uno stadio della Lazio sarebbe stato la naturale conseguenza dello stadio della Roma. Ma ripeto: non credo proprio che lo stadio della Roma si farà".

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Pubblicato il 29/06 alle 9:00