Lazio, Bisignani: "Sulla trasferta di Bologna qualcosa non torna"
RASSEGNA STAMPA - Come di consueto, Luigi Bisignani affida i suoi pensieri a Il Tempo e questa volta l'argomento è la trasferta di Bologna, su cui però non tornano alcuni fatti. Di seguito la sua lettera:
"Caro direttore,
c’è qualcosa che non torna nella vicenda della trasferta dei tifosi della Lazio a Bologna. E la confusione generata nelle ultime ore non aiuta. Sul sito del Bologna, con ogni probabilità dopo un indicazione della Questura, e comparso il divieto di vendita dei biglietti ai residenti nel Lazio. Poi quella limitazione è scomparsa. Un'apparizione e una cancellazione che inevitabilmente alimentano dubbi, soprattutto perché migliaia di tifosi si sono già organizzati e, in molti riuniti attorno al tifo organizzato biancoceleste, stanno preparando per il 24 una trasferta che vuole essere anche culturale. Manca un'indicazione precisa con la tifoseria, giustamente, in subbuglio.
Il prefetto di Bologna Enrico Ricci e il questore Gaetano Bonaccorso sono inevitabilmente ancora preoccupati per gli incidenti del 20 luglio, quando una manifestazione per la morte di Abderrahim Fakir, deceduto durante un intervento della polizia al Pilastro, degenerò davanti a Prefettura e Questura tra lanci di oggetti e bombe carta, cariche, lacrimogeni e vandalismi. Una vicenda recente e pesante per chi ha la responsabilità dell'ordine pubblico. Ma quella preoccupazione non può diventare la ente attraverso la quale guardar qualsiasi grande afflusso di persone in città, tanto meno migliaia di tifosi della Lazio.
Prima di immaginare divieti, Ricci e Bonaccorso potrebbero fare una cosa molto semplice: telefonare ai loro colleghi di Roma. Si farebbero raccontare come è stata gestita la grande manifestazione pacifica dei tifosi biancocelesti contro Claudio Lotito, una mobilitazione che ha portato in strada circa trentamila persone, una folla che ormai neppure Prevost riesce a richiamare. Anzi. I tifosi laziali hanno dimostrato di saper dialogare con le autorità di pubblica sicurezza, arrivando addirittura ad anticipare di un giorno la manifestazione per venire incontro a una richiesta della Questura. Trentamila persone in strada: né una schermaglia né un tafferuglio.
Questo precedente dovrebbe pesare almeno quanto qualsiasi timore preventivo. E dovrebbe contare anche la storia recente di Bologna-Lazio. Negli ultimi anni non si ricordano incidenti tra le due tifoserie tali da giustificare oggi un allarme particolare. Per quale ragione, dunque, proprio adesso dovrebbe diventare pericoloso ciò che fino a ieri non lo era?
Bologna-Lazio, peraltro, non è una trasferta qualsiasi. La protesta contro il presidente Lotito tiene lontani molti tifosi dall'Olimpico e proprio per questo intere famiglie di laziali hanno deciso di seguire la squadra fuori casa. Bologna è diventata cosi una meta simbolica. Ma proprio il programma che si sta delineando dovrebbe suggerire prudenza prima di evocare scenari da ordine pubblico.
Un numero cosi importante di persone va naturalmente gestito. Servono organizzazione, controlli e collaborazione tra le Questure. Tutto ciò che occorre per consentire a migliaia di tifosi di vivere la città e assistere alla partita senza problemi. Quello che sarebbe difficile accettare è un divieto generalizzato fondato non su comportamenti concreti, ma semplicemente sulla paura dei numeri.
E magari proprio Bologna potrebbe offrire una risposta diversa. Come è già accaduto ad Ascoli, sarebbe bello se la tifoseria rossoblù manifestasse solidarietà verso quella laziale, impegnata in una battaglia durissima contro il proprio presidente. Attendiamo fiduciosi una risposta chiara da parte di Prefettura, Questura e Bologna Calcio. Possibilmente in fretta: migliaia di persone si sono già organizzate e hanno il diritto di sapere se il 24 agosto potranno andare a tifare la squadra del cuore a Bologna".
