Lazio, Sarri: "Sono stato poco ascoltato, ma non mi pento di essere tornato"
Dopo la vittoria contro il Pisa, il tecnico della Lazio Maurizio Sarri è intervenuto in conferenza stampa. Di seguito le sue parole.
Lei ha difeso la Lazio in tutti questi anni. Le auguro solo buon viaggio.
“Grazie, ma l'ho fatto perché sono parole che ti vengono quando conosci questo popolo. Dall’esterno è impossibile, il popolo laziale ha delle etichette che sono stupidità e non è vero. È un popolo stupendo, mi sono innamorato. Cerco sempre di calarmi nella realtà di chi vado a rappresentare, in alcuni ambienti mi è successo in maniera forte come Napoli e Lazio. Mi sono sentito uno di loro, uno del popolo, che poi la domenica aveva la fortuna di andare in panchina a rappresentarli. Indipendentemente da come finirà questa storia, io il popolo laziale ce l’ho nel cuore per sempre”.
Cosa si sente di dire a questo ambiente e ai tifosi?
“Non c’è tanto da dire. Purtroppo in questo momento il popolo laziale deve vivere una fase senza grandi soddisfazioni, ma come finiscono i momenti belli finiranno anche quelli più difficili. Spero che le gioie arrivino. Con il popolo laziale avevo preso un impegno: avevo detto che sarei rimasto fino alla fine e l’ho mantenuto".
Ha ritrovato la stessa società quando è tornato?
“Ho percepito poco. Mi sono sentito poco ascoltato. Ho preso un impegno e ho cercato di mantenerlo a tutti i costi. La stagione è stata difficilissima ma formativa, avrei preferito mi fosse accaduto a 40 anni e non ora. Sui giocatori la penso in maniera diversa rispetto al presidente. L’ho detto ai giocatori, non sono il gruppo tecnicamente più forte che ho allenato ma sicuramente quello con più valori morali. Gli dovevo un ringraziamento, la squadra ha sbagliato delle partite in un anno complesso ma non ha mai mollato del tutto. La partita di stasera è lo specchio della nostra annata, con nove assenti e due infortunati durante la gara. Li ho ringraziati privatamente e ora anche pubblicamente”.
Cosa ti ha spinto a tornare?
“Nella società qualcosa era cambiato, mi era stato detto che il mercato chiuso avrebbe portato un mercato di gennaio importante con facoltà di poter incidere. Ma non è andata così. Non è stata una stagione ricchissima di risultati, anche se abbiamo fatto 29 punti nel girone di ritorno ed è un buon numero. È stata un’annata formativa, in campo mi sono anche divertito. Poi la natura tecnica della squadra non era competitiva per poter entrare in Europa. Ma non mi pento di essere tornato”.
È una stagione formativa anche per il suo futuro?
“È formativa perché ti può colmare dei difetti. Nel rapporto con i giocatori sono sempre stato abbastanza duro, poi quando c’è una difficoltà enorme ti rendi conto che forse aumentare il livello di empatia può aiutare tanto. Penso di essere uscito da questa stagione migliorato nel rapporto umano con i giocatori, ed è un bel passato in avanti. Se mi guardo indietro forse era un mio difetto”.
Qualora tornasse a Formello, avrebbe la forza di sbattere nuovamente i pugni per farsi ascoltare?
“A Formello puoi sbattere i pugni quanto vuoi ma non ti ascolta nessuno lo stesso (ride, ndr.). Non è un discorso fattibile, ho un contratto e le mie perplessità, come il presidente avrà le sue. Che ci sia un accordo veloce oppure che si rispetti il contratto".
Come si spiega quattro dimissioni in poco più di due anni?
“Faccio una dichiarazione. Abbiamo fatto una buona partita, un buon risultato, vincendo dopo essere andati in svantaggio. Il gol di Pedro nel giorno dell’addio penso che la renda una serata da ricordare. Lui se lo merita, ha vinto tutto. Definirilo professionale è riduttivo, lo vedi in allenamento ha l’entusiasmo di un ragazzino, ha l’amore per la palla e per questo sport. Ha anche grande umiltà. A fine partita ci ha detto che per lui è stato un onore chiudere con noi la carriera. Visto che non me lo chiede nessuno, ricorderò questa serata per la festa a Pedro. La domanda? Non lo so, questo non è un ambiente semplice. Le sensazioni che ho avuto io forse le hanno avute anche gli altri. Non conosco le motivazioni degli altri tre, penso siano le stesse mie”.
Cosa le ha fatto più male?
“Le ultime parole di Lotito mi hanno lasciato totalmente indifferente, conosco bene il mio gruppo. Non ho bisogno di sentire le considerazioni di terze persone, ho un’immagine molto chiara del mio gruppo quest’anno. Dal punto di vista morale non gli si può dire niente. Poi uno fa una valutazione complessiva, non c’è un evento che mi ha colpito di più o di meno. C'è stato un concatenarsi di situazioni che non ti fanno sentire totalmente soddisfatto”.
