Taylor: “Dall’Ajax alla Lazio, vi spiego. Ecco come vorrei essere ricordato”

29.05.2026 15:15 di  Michele Cerrotta  Twitter:    vedi letture
Taylor: “Dall’Ajax alla Lazio, vi spiego. Ecco come vorrei essere ricordato”
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Lunga intervista ai microfoni della Lega Serie A per Kenneth Taylor. Il centrocampista della Lazio si è raccontato, dai primi calci al presente. Queste le sue parole: “Il mio nome è Kenneth Taylor, sono un centrocampista, ho 23 anni e sono nato ad Alkmaar. Ho giocato per circa 15-16 anni nelle giovanili dell’Ajax e ora sono qui a Roma. Il calcio per me significa molto, quasi tutto penso. Sono nato ad Alkmaar nel 2002, il 16 maggio, ho sempre vissuto a Heiloo. Poi, da quando avevo otto anni, sono cresciuto nelle giovanili dell’Ajax. Sono praticamente cresciuto ad Amsterdam, quasi ogni giorno andavo lì in auto con i miei genitori. Alla fine il calcio è qualcosa con cui ti svegli ogni giorno e con cui vai a letto, quindi per me è una gran parte della mia vita”. 

IL CENTROCAMPISTA IDEALE -Difficile identificare di preciso le caratteristiche di un buon centrocampista. Penso che ognuno abbia qualità diverse. Ma comunque penso che un centrocampista qui debba correre molto, coprire molta distanza. I contrasti sono anche piuttosto importanti. Allo steso tempo, almeno nella nostra squadra e per quello che l’allenatore vuole da noi, anche la costruzione è molto importante. Inoltre, ci si aspetta anche un contributo in fase offensiva. Perché, comunque, a centrocampo succede molto durante la partita. Cerchi di leggere e prevedere il gioco e le giocate, e di anticipare le situazioni. Le immagini aiutano in questo, con l’analisi post partita o pre gara, anche nel fatto che impari a conoscere le qualità degli altri giocatori. Ma sul campo ovviamente conta anche il provare a immaginare quello che sta per accadere. L’ho imparato da Luis van Gaal, che chiese a tutto il gruppo di provarci. E devo ammettere che quando vado a dormire provo ad addormentarmi con le immagini della partita per vedere i miei momenti migliori e anche quelli della squadra”.

L’ARRIVO ALLA LAZIO -Non ero mai stato a Roma prima d’ora, quindi è stato molto bello. Tutti sanno ovviamente che è una città incredibilmente bella. In Italia sono stato più spesso in vacanza con la famiglia, ma non ero ancora mai venuto a Roma. Devo dire che i primi mesi finora mi sono piaciuti molto. In realtà è successo tutto piuttosto velocemente, i miei agenti hanno ricevuto un messaggio e me l’hanno riferito. Siamo stati proprio dal primo momento subito molto interessati. È un club bello e grande, quindi è andato tutto molto velocemente e mi sono ritrovato qui”. 

IL TEMPO LIBERO - Passo la maggior parte dei giorni liberi con la famiglia o gli amici che vengono a trovarmi. Ci sono ancora molte persone che vogliono venire naturalmente. Andiamo a mangiare fuori e facciamo un giro in città per andare al Colosseo o in altri luoghi. Non abbiamo molto tempo libero, questo è un po’ diverso rispetto ai Paesi Bassi. Il tempo che abbiamo cerco quindi di sfruttarlo al meglio con la famiglia. Sono riuscito a girare un po’ senza essere riconosciuto. Magari ho fatto un paio di foto, ma non lo trovo così fastidioso: abbiamo già visto quasi tutto e ho trovato persone davvero gentili, rispettose e appassionate. È una cosa che mi piace perché lo sono anche io. È una cosa che apprezzo sempre. Penso che qui a Roma per quello che ho vissuto finora le persone siano molto più appassionate rispetto a quanto ero abituato, anch’io sono fatto così ma c’è una grande differenza tra gli olandesi e gli italiani”. 

IL CALCIO COME IL CINEMA - Vedo delle similitudini tra il mondo del cinema e il mondo del calcio. In effetti, in entrambi c’è una squadra molto grande lontano dai riflettori. La mia ragazza ha un suo marchio e a volte deve anche registrare e filmare alcune cose. Quindi noto anche che servono molte più persone rispetto a un solo cameraman, per esempio. In effetti questo è proprio come nel calcio: hai l’allenatore, lo staff, i preparatori dei portieri, hai qualcuno per le analisi video, qualcuno per la palestra, qualcuno per la tua condizione fisica. Quindi sì, ce ne sono davvero molti, hai tutti i fisioterapisti e via dicendo. Ci sono dei paragoni in questi due mondi”. 

IL FILM AUTOBIOGRAFICO -Se dovessi scrivere il mio film, allora inizierebbe con un ragazzino che si diverte tantissimo con il calcio. Che poi finisce nelle giovanili dell’Ajax e anche lì continua a divertirsi molto: si è fatto molti amici e li ha conservati ancora oggi. Quando si arriva nel professionismo poi tutto diventa piuttosto serio ed entrare in giovane età in un mondo più adulto ti fa crescere, anche se forse non sai ancora proprio tutto e devi scoprire le cose, tra ricadute e risalite. E lì ci sono alti e bassi. Di quelli penso di averne vissuti molti anche all’Ajax. Per due anni sono stato fischiato e poi sono stato eletto giocatore dell’anno, penso che anche questo abbia qualcosa di molto bello e che mi abbia portato fino al punto in cui sono ora. Oggi sono felice e mi piace molto essere qui, imparare nuove cose e continuare a migliorare”. 

LO SPOGLIATOIO -Quello che succede nello spogliatoio dipende ovviamente dal risultato della partita. Ma prima della gara la routine è sempre la stessa: l’allenatore ci carica e ci motiva enormemente, proprio come fanno anche i leader del gruppo, i capitani. Quindi devo dire che cerchiamo di motivarci a vicenda per la partita e per vincerla. Il film di domenica scorsa (l’intervista è stata realizzata dopo la gara di campionato contro il Bologna, ndr.) è stato un bel film ovviamente. Una partita importante per noi, tre punti importanti. Ho segnato due volte quindi è stato un film bello sia prima che dopo. L’atmosfera era buona, avevamo una bella sensazione. Eravamo felici, ci sono state molte risate”. 

CHI È KENNETH TAYLOR -Penso che la comunicazione sia molto importante. Devi sempre esprimerti e devi anche riuscire a farlo stando a tuo agio con le persone. La squadra, lo staff, la famiglia, gli amici: penso che siano le persone con cui bisogna sempre comunicare e fare emergere il meglio l’uno degli altri. Vorrei essere ricordato come qualcuno che dà sempre tutto per la squadra, per le persone con cui lavora e per i tifosi naturalmente. Questa è una cosa che cerco sempre di trasmettere sul campo. E anche qualcuno a cui piace aiutare e occuparsi degli altri. Sono due cose che trovo importanti nella vita in generale. Spero che questi siano i due punti se dovessi mai andarmene per cui verrò ricordato. Penso che ognuno abbia un sogno. Ho fatto passi per crescere come uomo e come persona: ti ritrovi in un ambiente completamente nuovo, non parli la lingua. Penso che da questo si impari moltissimo anche come uomo ed è anche il motivo per cui ho voluto fortemente fare questo passo verso l’estero. Come calciatore hai sempre delle ambizioni e questo è ovviamente il traguardo più alto per te stesso”.

Michele Cerrotta
autore
Romano, classe 1994. Già da bambino sognavo di essere un giornalista, dal 2021 ho fatto della mia passione un lavoro. Dove è la Lazio ci sono anch’io.