Dal primo gol alla frase di Lotito: la Lazio, Inzaghi e quell'amore finito

16.10.2021 09:00 di Elena Bravetti Twitter:    vedi letture
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Dal primo gol alla frase di Lotito: la Lazio, Inzaghi e quell'amore finito

Il 13 settembre del 1998 Simone Inzaghi debuttò in Serie A, subito un gol. "Questo è ancora più bravo di Filippo, se solo avesse la sua cattiveria sotto porta", ripeteva il suo tecnico, Beppe Materazzi. D'improvviso il destino si colorò di biancoceleste: a meno di un anno di distanza, Sergio Cragnotti acquistò Inzaghi. 23 anni, una faccia d'angelo e una carriera da predestinato. Oggi, 16 ottobre, Simone rientrerà nello stadio Olimpico con un'altra divisa. Dopo mezza vita trascorsa dalle parti di Formello, adesso allena l'Inter, la squadra campione d'Italia. Una sfida colossale, iniziata nella notte tra il 26 e il 27 maggio, quando venne contattato dai nerazzurri. Lui, riporta la rassegna stampa di Radiosei, era appena stato a cena con Lotito, che gli aveva proposto il rinnovo di un contratto in scadenza. "La data mettila tu, tu per noi sei l'allenatore a vita della Lazio", gli disse il presidente. 

Cinque anni intensi, costruiti sui gol di Immobile, la fantasia di Luis Alberto, la prepotenza di Milinkovic. Tre i trofei conquistati, poi il record d'imbattibilità e il sogno scudetto "cullato" prima che scoppiasse il Covid. I numeri raccontano il motivo per cui Inzaghi rimarrà per sempre nella storia del club, ma in quell'occasione la sua scelta fu l'Inter. "È giusto che io mi mette alla prova, questa è la mia grande occasione", disse. Una telefonata cambiò il destino del tecnico, scelto dai nerazzurri per raccogliere un'eredità pesante come quella di Conte. A Roma è cresciuto come uomo, non solo come giocatore. Ha conosciuto l'amore con Alessia Marcuzzi e poi con Gaia Lucariello, è diventato padre. Ha sempre studiato tanto. Almanacchi e immagini televisive. Giocatori e tattiche, conosceva chiunque. Lo raccontò anche Cragnotti: "Eriksson mi ha sempre detto che Simone, da giocatore, si interessava ai moduli di gioco della Lazio e dei rivali, aveva un senso innato dell'organizzazione, ho sempre creduto in lui". 

La trafila nel settore giovanile, il salto in prima squadra, la "grande famiglia" biancoceleste e il continuo paragone con Maestrelli. Inzaghi, nonostante tutto questo, ha scelto l'Inter. Lo ha fatto perché è un allenatore ambizioso. Magari con il cuore a pezzi, osservando la Curva Nord e mettendo in conto di essere anche fischiato in occasione del suo ritorno all'Olimpico. Forse arriveranno applausi, forse insulti, da quelli che sono stati per anni i suoi tifosi. Di certo, non seguirà più da bordocampo la regia offensiva di Immobile, bensì quella di Dzeko. Il suo mondo s'è capovolto.

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