Inchiesta Lazio | Repubblica: "Politica e tifo contro Lotito". La ricostruzione
RASSEGNA STAMPA - Claudio Lotito appare sempre più isolato nel mondo Lazio (e non solo). La contestazione della tifoseria biancoceleste, che da mesi diserta le partite interne, sembra infatti trovare sponde anche fuori dallo stadio, in particolare in alcuni ambienti della destra romana. Alla protesta della curva si sono aggiunti segnali provenienti dal mondo politico e imprenditoriale, mentre la procura di Roma indaga sull'ipotesi di un progetto per spingere il presidente a cedere il club.
Secondo quanto ricostruito sulle pagine di Repubblica, la svolta della vicenda sarebbe arrivata a marzo, quando Lotito si sarebbe mosso per raccogliere le firme necessarie a rimuovere Maurizio Gasparri da capogruppo di Forza Italia in Senato. In seguito, uno dei passaggi più significativi è arrivato il 2 luglio, quando il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha partecipato a una manifestazione dei tifosi contrari a Lotito, dichiarando di voler ascoltare il loro disagio. Un episodio rilevante anche alla luce dei rapporti che in passato avevano legato la Regione alle attività imprenditoriali di Lotito.
Altri segnali sono arrivati dal fronte politico e mediatico. Gli attacchi del faccendiere Luigi Bisignani sono stati ospitati da Il Tempo, quotidiano del gruppo Angelucci, mentre nel centrodestra romano si sono moltiplicate le prese di posizione critiche nei confronti del presidente biancoceleste. Il rapporto tra politica e tifo laziale ha radici lontane: nel 2004 Francesco Storace, allora presidente della Regione Lazio, contribuì a sbloccare alcuni crediti che facilitarono l'acquisto della Lazio da parte di Claudio Lotito, mentre anni dopo, durante la campagna per le regionali del 2010 contro Emma Bonino, Renata Polverini cercò il sostegno della Curva Nord presentandosi con la sciarpa degli Irriducibili, dopo essere stata accusata dagli ultras di essere vicina a Lotito. Oggi, invece, il clima è cambiato. Tra le figure accostate alla protesta c'è anche Pino Insegno, indicato come vicino a Giorgia Meloni, che il 2 luglio partecipò alla mobilitazione contro Lotito e dichiarò che sarebbe tornato allo stadio soltanto dopo l'uscita di scena del presidente biancoceleste.
È proprio questo intreccio tra calcio, politica e ambienti imprenditoriali a essere finito sotto la lente della magistratura. Secondo l'ipotesi della procura, Bisignani e altri indagati avrebbero cercato nel tifo organizzato una sponda per alimentare la contestazione e favorire l'uscita di Lotito dalla Lazio.
