Arroganza e boria: quando l'essere romanista diventa un assist alla Lazio

17.01.2021 07:30 di  Marco Valerio Bava  Twitter:    vedi letture
Fonte: Marco Valerio Bava-LaLaziosiamonoi.it
Arroganza e boria: quando l'essere romanista diventa un assist alla Lazio
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Dobbiamo dir loro grazie. Toglierci il cappello e rendere omaggio a un istinto così forte da sfidare la razionalità e non tener conto dei precedenti, ma ne parliamo tra poco. Ringraziare Rizzitelli, Zaniolo, Arcuri, una comunicazione che vive in un mondo parallelo. Il derby è anche loro, il 3-0 è pure figlio loro. Hanno caricato la Lazio, compattato l’ambiente, dato ulteriore spinta a un gruppo che sin da lunedì aveva gli occhi iniettati di sangue. La Lazio ha giocato il derby, l’ha vinto annientando l’avversario, condendo il primo tiro in porta al minuto 86 e sul risultato di 3-0.

È stata goleada, poteva diventare una caporetto totale se Inzaghi avesse avuto Immobile e Luis Alberto al 100% (in settimana s’erano allenati a singhiozzo ed erano al 60-70%) e Correa e Lulic a disposizione (non erano in grado di giocare). Sappiamo come sono, conosciamo la loro arroganza, la loro boria, si è palesata benissimo nella settimana pre derby. Si consideravano più forti, è una loro abitudine, fa parte del loro dna. Il romanista vive in un mondo che non esiste, un mondo in cui si convincono di giocare derby con la Juve (provate a chiedere a uno juventino che ne pensa) e sarebbe pleonastico confrontare i palmares delle due squadre; un mondo parallelo in cui la squadra cittadina più titolata diventa l'Espanyol e l'altra (loro) il Barcellona; in cui la Lazio ha la stampa tutta schierata a favore e Lotito è il regista occulto del calcio italiano. Un mondo in cui si parlava di Scudetto dopo dieci partite e due scontri diretti persi malamente, un universo alternativo nel quale Luis Alberto vale meno di Pellegrini, Villar più di Milinkovic e Smalling è da preferire ad Acerbi. Un mondo in cui Lazzari, che li ha umiliati dal 1’al 96’, non vale Carles Perez. 

Il romanista è così, affoga nella sua arroganza, non si rende conto di essere comico, diventando lo zimbello di chi lo ascolta. Del resto loro erano quelli che tra marzo e aprile volevano che il campionato fosse annullato, quelli che il calcio senza tifosi non valeva la pena di essere seguito. Ma pure quelli che, dissoltosi l’incubo Scudetto della Lazio, e con la Roma di nuovo in zona Champions, sono tornati a considerarlo spettacolo imprescindibile. Incoerenza? Etica a intermittenza? Comicità involontaria e assist alla Lazio. Questo è. Come quelli del “nuovo Totti”, giovanotto iper pompato dai media, ma che fa ormai parlar di sé solo sui giornali di cronaca rosa e rappresenta benissimo il loro essere: apparenza, arroganza, ma niente sostanza. Il gruppo si è nutrito di questo, ha assorbito il rumore del nemico, ha aspettato la partita e l’ha stravinta. L’ha vinta nell’atteggiamento, l’ha vinta annichilendo l’avversario. Altro che arbitri e amenità varie. Il derby è stato manifesto chiaro di come si vive e si gioca una gara del genere. E noi a loro dobbiamo comunque dire grazie.

Pubblicato il 16/01 alle 21.30