Paparelli: “Lazio, un risultato non sana la ferita. La contestazione è chiara”

26.09.2026 11:30 di  Michele Cerrotta  Twitter:    vedi letture
Paparelli: “Lazio, un risultato non sana la ferita. La contestazione è chiara”

Lunga lettera di Gabriele Paparelli sulle colonne de Il Tempo. Questo il suo pensiero sul momento della Lazio: “Sono passati mesi da quando ti scrissi, e la sensazione che provo oggi è persino peggiore. Non rabbia. Stanchezza. Il tifoso della Lazio sta passando il mese più brutto della sua storia, e lo dice uno che di mesi difficili, in questa maglia, ne ha attraversati parecchi. Perché il problema non è il campo. La squadra sta andando bene, Gattuso sta facendo un lavoro che merita rispetto, e noi siamo i primi a esserne felici. Ma sta diventando stucchevole il modo in cui si prova a usare tutto questo per riavvicinare la gente”. 

“Un risultato non ricuce una ferita. Una buona classifica non cancella anni di parole sbagliate. Si strumentalizzano cose che non esistono. Si cercano complotti, mandanti, regie occulte. Mille scuse inutili per non guardare l'unica cosa che conta: l'oggetto della contestazione è chiaro, lo è sempre stato, ed è scritto su ogni striscione e in ogni comunicato. Chi vuole capirlo lo capisce in due minuti. Quello che manca, invece, è la consapevolezza. Non si prende atto che un problema esiste. E non si fa niente per risolverlo: anzi, si fa peggio, ogni volta. Ogni dichiarazione allarga la distanza di un altro metro. Ogni risposta stizzita conferma a migliaia di persone che avevano ragione a non fidarsi”. 

“Vuoi sapere cosa mi piacerebbe, Direttore? Una cosa piccola. Vorrei che una volta, almeno una, la società parlasse bene dei suoi tifosi. Perché di noi si può dire tutto, ma non che manchi l'amore per questo club. Lo abbiamo dimostrato in ogni modo possibile, anche nel modo più doloroso: restando fuori. Rinunciare allo stadio, per un laziale, è un atto d'amore rovesciato. Nessuno lo fa a cuor leggero. lo lo so bene da dove viene tutto questo. Viene da mio padre, che alla Lazio ha dato tutto e che da quasi mezzo secolo viene ricordato ogni anno, perché noi siamo fatti cosi: non dimentichiamo nessuno. Viene da chi ci ha preceduto, da Pulici, da Lovati, da Wilson, da Chinaglia. Viene da una storia lunga 126 anni che chiediamo soltanto di vedere onorata. Non è una pretesa enorme. È il minimo”. 

“E intanto c'è un prezzo che paghiamo in silenzio, e riguarda i più piccoli. Mia figlia Giulia ha l'età per capire. I bambini no. Quelli che vorrebbero sventolare la bandiera e non possono, tra quindici anni non avranno nessuna fotografia di sé stessi che si divertono allo stadio Olimpico. Noi ci arrangiamo, ci ritroviamo nei pub, e stando insieme restiamo comunque sempre forti. Ma la bellezza di entrare in uno stadio e vedere quel prato verde che ti fa battere il cuore, quella non si sostituisce. Il futuro lo vedo semplice. Finché non ci sarà un gesto vero da parte del presidente Lotito, niente cambierà. Non servono campagne, non servono scorciatoie, non servono vittorie usate come anestetico per un protesta civile. Serve qualcuno che dica, una volta sola: avete ragione, ricominciamo. Noi non siamo il male della Lazio. Siamo il bene della Lazio. Siamo la sua anima da 126 anni. Easpettiamo ancora, con pazienza, di sentircelo dire”.

Michele Cerrotta
autore
Romano, classe 1994. Già da bambino sognavo di essere un giornalista, dal 2021 ho fatto della mia passione un lavoro. Dove è la Lazio ci sono anch’io.