Lazio, la lettera di Stefano Re Cecconi: "I tifosi meritano di tornare a sognare"

06.06.2026 11:00 di  Christian Gugliotta   vedi letture
Lazio, la lettera di Stefano Re Cecconi: "I tifosi meritano di tornare a sognare"
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Stefano Re Cecconi, figlio dell'ex calciatore Luciano, si è aggiunto all'elenco di personalità del mondo biancoceleste che hanno affidato le proprie parole sul momento della Lazio a una lettera, pubblicata sull'edizione odierna de Il Tempo. Questo il testo completo:

"Caro Direttore, innanzitutto grazie. Grazie a Il Tempo per l'attenzione che sta dando a quanto sta accadendo intorno alla Lazio. È una cosa importante, finalmente non più sottovalutata. Perché i tifosi, oggi più che mai, hanno bisogno di sentirsi ascoltati. Hanno bisogno di tornare ad avere la possibilità di sognare. Dire che la gestione di Claudio Lotito sia stata un fallimento totale sarebbe sbagliato, e voglio essere onesto fino in fondo. Ci sono state pagine importanti, momenti in cui questa proprietà ha saputo riportare la Lazio dove merita di stare. Quel piano di salvataggio, a suo tempo, è servito a ridarci una dimensione. Solo che il calcio è cambiato, il mondo è cambiato, e ci sono momenti in cui è giusto farsi da parte. Quando non si riesce più a tenere una cosa nella sua giusta dimensione, nel suo giusto valore, incaponirsi diventa un errore. Dare invece la possibilità di costruire un futuro migliore a una squadra e a una tifoseria è un gesto di responsabilità.

Per me la maglia della Lazio è qualcosa di intimo. È la seconda pelle di mio padre Luciano, è ciò che mi è stato tramandato negli anni più belli della mia vita. Ma come me ci sono tante altre persone, tanti figli, nipoti, zii, papà che hanno costruito la propria lazialità nell'intimità dei ricordi familiari. Quando vedo le nuove generazioni mi chiedo perché questi ragazzi non debbano avere la possibilità di sognare. Sognare un nuovo Giorgio Chinaglia, un nuovo Beppe Signori, un nuovo Boksic. Perché alla tifoseria della Lazio non manca nulla. Non chiede al presidente di vincere a tutti i costi. Chiede però di allestire una squadra all'altezza, capace di far sognare. Poi vince uno solo, è chiaro. Ma sognare, almeno, dovrebbe essere un diritto.

Voglio dire un'altra cosa. Solo perché in passato la Lazio ha attraversato parentesi non belle, non è detto che quella debba essere la sua realtà obbligatoria. La Lazio, per bacino di tifosi, per passione, per dove sta geograficamente e per quello che rappresenta, merita di poter competere ogni anno per il vertice. La gente merita qualcosa di più di tutto quello che c'è oggi. È una verità che andrebbe ribadita più spesso, senza paura. Quanto agli errori, sono stati tanti. Ma quello più grave, sotto i miei occhi, è uno solo: aver considerato così poco una tifoseria viscerale come la nostra. Il tifoso laziale è brontolone, lo sono sempre stato anch'io a volte, ma è anche capace di un affetto incondizionato e smisurato. Lo dimostrano figli di campioni come Gabriele Pulici, come James Wilson, e tanti altri: a distanza di cinquant'anni quella gente mostra ancora un amore intatto verso i propri eroi. Sarebbe bastato poco, un piccolo dialogo. L'anno scorso, ad esempio, è bastato Sarri per far ripartire la macchina: ci siamo presentati al via con trentamila abbonati nonostante un mercato vergognoso. Provate a chiederlo a qualunque altra tifoseria, di abbonarsi a quel modo. È una dimensione che racconta tutto. Ai tifosi della Lazio basta che gli si parli chiaro, che gli si dica come stanno le cose, e loro danno una mano. Però vogliono vedere una prospettiva, un futuro. Non si può chiedere ancora un sacrificio a scatola chiusa. Il tifoso, oggi, è stanco e vuole qualcosa di più.

La notizia che molti hanno scelto di non rinnovare l'abbonamento mi addolora profondamente. Io ho vissuto dodici anni a Roma e quando ero a Milano non vedevo l'ora di tornare a casa per abbonarmi. Per me era un cerchio che si chiudeva: vedere la Lazio nello stesso stadio dei grandi campioni del passato, dello stesso campo che mio padre aveva calpestato, sia pur in una versione diversa. Eppure credo che chi diserta abbia ragione. Sto pensando addirittura, a distanza, di disdire l'abbonamento a Sky e a DAZN. Non so se riuscirò davvero a farlo, sarebbe una scelta dolorosa, ma da qualche parte bisogna cominciare a muoversi. Bisogna far capire che chi guida questo treno deve rendere conto anche ai suoi. Una squadra di calcio senza i suoi tifosi non esiste. Punto. Certe frasi pronunciate negli ultimi tempi sono state bruttissime, segno di una mancanza di empatia totale. Un passo deve farlo il presidente, e deve farlo verso di noi. Ci sono stati momenti in cui Lotito ha fatto bene, è giusto riconoscerlo. Ma oggi il calcio è cambiato, e non si può più andare avanti così".

Christian Gugliotta
autore
Roma, classe 2003. Laureato in Scienze della Comunicazione a Roma Tre e giornalista pubblicista da febbraio 2025. Redattore per Lalaziosiamonoi.it.