Zazzaroni: "Lotito non faccia come Nerone, la Lazio non è un bilancio"
"Non un crollo improvviso, ma un progressivo svuotamento: dei migliori giocatori, delle ambizioni. Dei sogni. Una lenta erosione giustificata con termini quali sostenibilità, prudenza e equilibrio finanziario che smettono tuttavia di essere virtù quando diventano rinuncia sistematica". Inizia così il lungo editoriale del direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, all'indomani del pareggio della Lazio contro il Lecce, ma soprattutto in un periodo di profonde difficoltà legate al mercato biancoceleste e, in particolare, alla strategia portata avanti dalla società.
"Lotito non faccia Nerone", l'invito di Zazzaroni nei confronti del presidente biancoceleste. Poi prosegue: "La Lazio non è un bilancio da tenere in equilibrio diminuendone progressivamente le ambizioni. È una comunità sportiva e identitaria che vive di competitività, riconoscibilità, prestigio, slancio. Ridurla significa snaturarla, anche se i conti tornano".
Il nodo - si legge ancora nell'editoriale - non è la cessione di un singolo giocatore, per importante che sia, ma il messaggio trasmesso. E quello che manda la dirigenza della Lazio, secondo Zaccaroni, riguarda l'obiettivo: non crescere ma resistere, non costruire ma galleggiare, non valorizzare, ma mantenere il controllo.
"Un grande club non muore quando perde una partita o un campione. Muore quando chi lo guida preferisce restarne proprietario e non garante. Quando la permanenza al comando diventa più importante del valore di ciò che si comanda". Ed è qui che viene spiegato il paragone con Nerone: "Nel Nerone di Petrolini Roma bruciava mentre l’imperatore suonava la lira. Qui non ci sono fiamme, ma qualcosa di più grave: una grande storia che viene consapevolmente ridotta, stagione dopo stagione".
