Lazio, Cochi alza la voce: "Agonia lenta, ora serve una svolta"

15.07.2026 21:15 di  Christian Gugliotta   vedi letture
Fonte: Alessandro Zappulla - Lalaziosiamonoi.it
Lazio, Cochi alza la voce: "Agonia lenta, ora serve una svolta"

La Lazio è dentro uno dei momenti più complicati della sua storia recente. Trentamila persone in strada, gli Stati Generali della Lazialità, lo stadio svuotato per protesta, un mercato ingessato, una squadra tecnicamente impoverita e un rapporto tra Claudio Lotito e il popolo biancoceleste ormai ridotto in cenere. Gattuso si è messo l'elmetto, i laziali lo indossano da una vita e sono pronti a farlo ancora. Perché la sofferenza non ci ha mai spaventato. Abbiamo conosciuto la Serie B, le battaglie, le salite impossibili e persino il rischio di sparire. Ma oggi il sentimento è diverso. Non c'è paura, c'è esasperazione. Non si contesta più un acquisto mancato o una stagione storta: si chiede un'altra Lazio. Un'altra società. Un altro futuro. Ed è dentro questo clima che arriva la voce di Alessandro Cochi, presidente del CONI Lazio, che parla però esclusivamente a titolo personale, da laziale e non in rappresentanza dell'istituzione: «La situazione in casa Lazio ha assunto i contorni di una lenta e progressiva agonia. Dinanzi a un dissenso così diffuso e radicato, appare difficile comprendere le ragioni di una permanenza a oltranza, che sembra ormai sfidare ogni logica ed evidenza». Parole forti, impossibili da annacquare. E forse persino la fotografia più nitida di questo momento.

Cochi riconosce i meriti della presidenza Lotito, dai trofei all'estinzione ormai prossima dei debiti erariali. Perché raccontare la verità significa raccontarla tutta. Ma ventidue anni sono ventidue anni e oggi resta un vuoto che divora ogni cosa. «Se nel mio ambito professionale riscontrassi una simile e persistente sfiducia, non esiterei a prenderne atto», dice Cochi. E allora la domanda viene quasi da sola: quanto ancora si può resistere contro un intero popolo? Quanto può durare una convivenza quando è finita la fiducia, quando trentamila persone scendono in strada, quando uno stadio si svuota e persino il sogno del Flaminio rischia di diventare una gigantesca coperta stesa sopra i problemi del presente? La Lazio è una società privata, una Spa quotata in Borsa, certamente. Ma non è un magazzino, non è una fabbrica di bulloni e non può essere ridotta a un conto economico. È un patrimonio storico, sociale e sentimentale. È la sciarpa che un padre mette al collo di suo figlio. È appartenenza. È identità. E proprio sulla presunta valutazione di un miliardo attribuita al club, Cochi affonda: se confermata, sarebbe una cifra ampiamente sovrastimata, tale da alimentare il sospetto di una logorante «guerra di nervi».

E allora si torni alle trentamila anime in strada. Agli Stati Generali. Ai laziali che hanno tolto qualcosa persino a se stessi pur di gridare il proprio dissenso. Il popolo biancoceleste non chiede garanzie di vittoria, perché sa perfettamente che nel calcio nessuno può darle. Chiede aria. Chiede speranza. Chiede la possibilità di guardare avanti senza conoscere già il sapore del domani. Cochi non vende formule magiche e non indica una strada obbligata tra azionariato popolare, partner strategici, fondi o nuove proprietà. Dice qualcosa di molto più semplice: «È indispensabile imprimere una svolta reale e un radicale cambio di rotta, oggi non più procrastinabile». Ed è questo, ormai, il sentimento che attraversa quasi tutto il mondo laziale. Gattuso proverà a ricostruire la squadra e i laziali saranno pronti, ancora una volta, a indossare l'elmetto. Ma stavolta sperando che sia l'ultimo da portare sotto questa gestione. Perché nessuno combatte contro la Lazio. Si combatte per la Lazio. Per tornare a respirare, a sperare, magari persino a sbagliare sognando in grande anziché avere sempre ragione pensando in piccolo.
Ventidue anni dopo, il desiderio è uno solo: un'altra Lazio, un altro futuro, un altro destino.

Christian Gugliotta
autore
Roma, classe 2003. Laureato in Scienze della Comunicazione a Roma Tre e giornalista pubblicista da febbraio 2025. Redattore per Lalaziosiamonoi.it.