Lotito, Senato e Reggina: gli indizi che nascondono il futuro della Lazio?

L'asse con gli Occhiuto, il peso della Calabria per Forza Italia e una Lazio sempre più ai margini: quali le priorità di Lotito?
18.06.2026 23:44 di  Alessandro Zappulla   vedi letture
Lotito, Senato e Reggina: gli indizi che nascondono il futuro della Lazio?
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Ci sono storie che non possono essere lette limitandosi al recinto del calcio. E poi ci sono storie che sembrano appartenere a una serie televisiva fatta di potere, territori, alleanze, rapporti personali e partite che si disputano lontano dai riflettori. La vicenda che in queste settimane sta portando Claudio Lotito verso Reggio Calabria appartiene probabilmente a questa seconda categoria.

Per comprenderla bisogna allontanarsi da Formello e guardare Roma, Palazzo Madama, Forza Italia e ciò che si muove attorno ad un partito che si prepara ad affrontare una fase decisiva. Nel 2027 l'Italia tornerà al voto e Lotito è un senatore eletto in Molise, in un collegio considerato storicamente favorevole al centrodestra. Nessuno può sapere oggi quali siano le sue reali ambizioni future, ma appare difficile immaginare che un uomo abituato a pesare ogni scelta non stia ragionando anche sul proprio posizionamento politico. Negli ultimi anni i rapporti con Antonio Tajani sembrano essersi raffreddati, mentre dentro Forza Italia si sono registrate tensioni, malumori e dinamiche interne che hanno riguardato anche la leadership parlamentare e la figura di Maurizio Gasparri. Parallelamente, Lotito ha consolidato un asse importante con Roberto Occhiuto e con il senatore Mario Occhiuto, esponenti di una delle famiglie politiche più influenti della Calabria.

Ed è qui che la vicenda assume contorni quasi romanzeschi. Perché la Calabria non è una regione qualsiasi per Forza Italia. È un serbatoio elettorale decisivo, uno scrigno che il centrodestra custodisce con attenzione da anni. E Reggio Calabria non è una città qualsiasi. La Reggina rappresenta un simbolo identitario, uno dei polmoni pulsanti della vita sociale di quel territorio. Da quelle parti il calcio si intreccia con il tessuto economico, culturale e persino sentimentale di un'intera comunità. Pensare che un ambiente così passionale possa essere utilizzato semplicemente come trampolino per raccogliere consenso e poi essere abbandonato dopo una eventuale promozione in Serie C appare una lettura troppo semplicistica. Forse persino superficiale. Nessuno, in un territorio tanto strategico per un'area politica precisa, permetterebbe di giocare con i sentimenti di una piazza del genere senza pretendere garanzie e impegni concreti.

Ed allora forse la domanda andrebbe posta in maniera differente. Non tanto perché Lotito abbia scelto la Reggina, ma perché abbia deciso di caricarsi sulle spalle un peso ulteriore proprio nel momento in cui attorno alla Lazio si percepisce una crescente sensazione di distacco. Il piano industriale 2032 annunciato e poi scomparso dai radar, un mercato nuovamente ingessato, i diciannove milioni necessari per sbloccare l'operatività che non sembrano destinati ad arrivare, calciatori che manifestano insofferenza, una contestazione permanente e un rapporto con il popolo laziale ormai deteriorato ai minimi storici. Messo tutto insieme, il mosaico restituisce un'immagine poco rassicurante.

Naturalmente nessuno può sostenere che Lotito abbia deciso di vendere la Lazio. Sarebbe un'affermazione arbitraria e priva di elementi concreti. Ma un politologo sa che spesso le scelte più importanti non vengono annunciate. Si preparano lentamente. Si manifestano attraverso investimenti, alleanze, nuove centralità, differenti priorità personali. E oggi la sensazione è che Claudio Lotito stia dedicando energie crescenti a quel mondo politico che negli ultimi anni lo ha assorbito sempre di più. Forse dentro di sé ha compreso che la battaglia quotidiana contro una tifoseria che gli ha dichiarato ostilità eterna può essere combattuta ancora per molto tempo, ma che la partita davvero decisiva, quella capace di consegnargli un ruolo istituzionale più rilevante nella prossima legislatura, si giochi altrove.

Lotito sta andando verso la cessione della Lazio? Oggi nessuno può affermarlo. Ma nessuno può nemmeno ignorare che il mosaico stia assumendo contorni sempre più nitidi. I tifosi biancocelesti, consumati da vent'anni di battaglie, hanno trasformato in slogan una convinzione profonda: «La politica ce lo ha messo e la politica ce lo deve togliere». È una frase pronunciata quasi con rassegnazione, ma anche con speranza. Forse siamo ancora lontani dal momento della scelta. Eppure, osservando il crescente peso della dimensione politica nella vita del presidente laziale, l'asse calabrese costruito con gli Occhiuto e un club che sembra aver perso centralità nelle sue priorità, viene spontaneo chiedersi se quella vecchia convinzione non possa un giorno trovare conferma. Sarebbe un paradosso tutto biancoceleste: vedere la politica, quella che lo spinse a Formello ventidue anni fa e che lo ha accompagnato fino al Senato della Repubblica, diventare poi il sentiero che condurrà Claudio Lotito lontano dalla stessa Lazio. Un film sperato, sognato e auspicato, che attende però ancora di andare in scena.

Alessandro Zappulla
autore
Notti insonni e fiumi di parole. Il giornalismo è un gene folle che ti tiene vivo. L'aquila sul petto, un battito mai domo. Insieme fanno: La Lazio Siamo Noi, dal 2008. Io invece cronista dal 2005, con il motore sempre acceso