Il Milan la riprende, la Lazio si arrabbia: è questo il segnale più bello

Due punti persi o uno guadagnato? Dipende dai punti di vista, ma la rabbia dopo il pari è la cosa più bella da cui ripartire...
12.09.2026 22:00 di  Alessandro Zappulla   vedi letture
Il Milan la riprende, la Lazio si arrabbia: è questo il segnale più bello

La Lazio aveva quasi fatto fuori pure il Milan. Quarantacinque minuti praticamente perfetti, due gol segnati, pochissime sbavature e la sensazione, per un tempo intero, che anche il Diavolo potesse finire dentro la collezione di questo incredibile inizio di stagione. Poi la partita ha cambiato faccia. Il Milan ha pescato dalla panchina qualità, alternative, investimenti e ha rimesso in piedi una gara che sembrava scappata via: due gol e, nel finale, persino il rischio della beffa. Due squadre, due rose, due progetti quasi imparagonabili. Eppure al fischio finale quella che resta con l’amaro in bocca è la Lazio. Forse il successo più grande di questo avvio di stagione è nascosto proprio qui. Perché questa Lazio era partita con un macigno sulle spalle: la contestazione, il clima ambientale, le difficoltà economiche, la distanza sulla carta dalle squadre costruite per stare lassù. Una montagna talmente alta che ad agosto sembrava quasi inutile chiedersi come scalarla. Gattuso, il suo gruppo e la direzione sportiva non hanno abbassato la montagna. Hanno semplicemente cominciato a scalarla.

Tre vittorie nelle prime tre giornate hanno acceso la Lazio, sorpreso l’ambiente, spezzato i pronostici e restituito entusiasmo a una piazza che aveva iniziato la stagione aspettandosi tutt’altro. Forse persino troppo. Perché intorno alla Lazio continua a vivere uno strano clima di attesa: sotto la cenere della diffidenza c’è ancora chi aspetta il momento del crollo, il passo falso che rimetta ogni cosa al proprio posto e permetta di dire che, in fondo, era inevitabile. E allora meno male che il passo falso è arrivato così. Un pareggio contro il Milan. Fa male, fa rabbia, soprattutto per come è maturato, dopo essere stati avanti di due gol e aver accarezzato per quarantacinque minuti un’altra notte perfetta. Ma forse può persino fare bene. Perché Gattuso nel dopogara ha raccontato la cosa più importante della serata: «I ragazzi erano arrabbiati nello spogliatoio. Mi fa piacere». E io mi fermerei proprio qui. Dentro quella rabbia c’è molto più di un pareggio. C’è una squadra che non si è guardata allo specchio dicendosi che, tutto sommato, contro il Milan poteva andare bene così. Non si è rifugiata nella differenza degli investimenti, delle alternative, dei nomi o degli obiettivi iniziali.

Sentiva sua quella vittoria. Ed è questa la sfumatura che mi tengo più stretta. Quando una squadra partita con il peso di una stagione che sembrava già scritta arriva a essere arrabbiata perché non ha battuto il Milan dopo averne vinte tre di fila, significa che qualcosa, nella testa prima ancora che nella classifica, è cambiato. Mi tengo quella rabbia, quella di chi ha iniziato a credere davvero di poter stare lì, di chi non considera più certe partite un esame da superare dignitosamente ma una partita da vincere. Adesso piedi per terra. La montagna è ancora davanti, è alta, ripida e arriveranno giornate molto più complicate di questa. Ma quella che sembrava una missione impossibile oggi appare almeno affrontabile. Ripartiamo allora da quello spogliatoio arrabbiato, da questa Lazio, dal carattere e dalla fame di chi non sembra avere nessuna intenzione di accontentarsi. Nessuno molla. Nemmeno noi.

Alessandro Zappulla
autore
Notti insonni e fiumi di parole. Il giornalismo è un gene folle che ti tiene vivo. L'aquila sul petto, un battito mai domo. Insieme fanno: La Lazio Siamo Noi, dal 2008. Io invece cronista dal 2005, con il motore sempre acceso